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Buon compleanno Mina! I ricordi degli amici e colleghi

Tanti personaggi celebrano con noi un’artista unica, ricordando tanti momenti magici insieme

Foto: Mina con johnny Dorelli nel 1960

12 Marzo 2020 | 9:05 di Michele Bovi

e di Antonella Silvestri

• La sua straordinaria carriera
• Le canzoni che l’hanno resa una star
• I mille look (e lo stile unico) di una diva
• La sua vita è un romanzo appassionato
• 13 cose che non sa (quasi) nessuno

Nel mondo dello spettacolo in tanti hanno lavorato con Mina. E tutti ricordano la sua personalità forte, naturalmente seducente e giocherellona. Ecco alcune testimonianze.

JOHNNY DORELLI
L’attore ci regala un dolcissimo flashback: «La prima volta che Mina è arrivata a Roma, negli studi televisivi, in ascensore io le ho dato un bacio e lei mi ha morso il labbro!».

VITO MOLINARI
«Ricordo la sua partecipazione alla burrascosa edizione di “Canzonissima”, condotta nel 1962 da Dario Fo, avvelenata da polemiche e censure» racconta il regista Vito Molinari, pioniere delle trasmissioni televisive della Rai. «Mina interpretava la sigla finale intitolata “Stringimi forte i polsi”. La registrammo assieme: dopo aver ascoltato la base con l’auricolare la incise senza prove, buona la prima! Mai visto una cosa del genere. Dario Fo, autore del testo, rimase incantato da quell’esecuzione e considerò sempre “Stringimi forte i polsi” la sua canzone preferita, tanto da dare disposizioni affinché venisse eseguita al suo funerale, nel ricordo della moglie Franca Rame. Nel 1966 diressi il programma “Un’ora insieme” con Caterina Valente e Mina straordinaria ospite d’onore. Sia lei che Caterina hanno l’orecchio assoluto: il raro dono che consente di riconoscere le note al solo ascolto. Si esibirono in una sorta di sfida-confronto nella quale si alternavano a sostituire con la voce gli strumenti dell’orchestra. Uno dei momenti musicali più alti nella storia della tv. Curioso è che Mina e Caterina Valente abitino tuttora nello stesso quartiere di Lugano, a cento metri l’una dall’altra».

TONY RENIS
«Ho scritto il suo cavallo di battaglia “Grande, grande, grande”. Per me Mina è più di un’amica, è una sorella» dice il cantautore. «Lei, che è una maga degli anagrammi, mi chiamava e mi chiama sempre “Tronys”, giocando con le lettere del mio nome d’arte (il vero nome è Elio Cesari, ndr). Quando scrissi per lei “Tu non ci credi più”, prima di registrarla mi chiamò al telefono perché voleva che gliela cantassi io. Dovunque andasse, io la seguivo. Sapete che devo a lei il mio primo Sanremo? A Capodanno del 1960 lei cantava a Ostia e io mi precipitai nel locale per non perdermela. Alla fine dell’esibizione, intorno alle quattro del mattino, arrivò Ezio Radaelli che sarebbe stato il patron del Festival del 1961. Voleva che Mina partecipasse. Lei gli rispose che non aveva voglia ma Radaelli, un autentico mastino, insisteva. Alla fine Mina disse: “Verrò al Festival a una condizione, che porti il mio amico Tronys”. Così lei presentò a Sanremo “Le mille bolle blu”, io cantai “Pozzanghere”. Fui il primo a esibirmi e il primo a uscire. Comunque quel gesto di Mina fu indimenticabile, le sarò sempre riconoscente».

PIPPO FRANCO
«Con Mina siamo stati compagni di set del musicarello di Mario Mattoli “Appuntamento a Ischia”, che ha segnato il mio debutto cinematografico» ricorda il comico. «Passavamo piacevoli serate, tra grandi risate. Mi aveva dato il soprannome di “Compare Falchetto”, il personaggio di un cartone animato. Sempre delicata e rispettosa, Mina però era una battutista di prim’ordine che non lesinava espressioni colorite e ironiche. Ho avuto la fortuna di conoscerla quando era acqua e sapone. Quindi, prima della trasformazione con il grande trucco a cui ci ha poi abituati. Sul set e fuori, lei è sempre stata una di noi».

GIANNI DALL’AGLIO
«Un prodigio, non c’è altra definizione. Quell’incontro in diretta tv tra Mina e Lucio Battisti secondo noi musicisti poteva rivelarsi un disastro». Parola di Gianni Dall’Aglio, il percussionista più longevo della musica italiana: ancora oggi, dopo 61 anni di comune militanza, è lui a suonare la batteria negli spettacoli di Adriano Celentano. Ed erano i suoi tamburi a marcare il tempo nel più famoso dei duetti a “Teatro 10”, andato in onda il 23 aprile del 1972: nove ininterrotti minuti di musica affidati a due giganti dello spettacolo: Mina e Battisti. Con Dall’Aglio suonavano Massimo Luca e Enrico Guarraia (chitarre), Angel Salvador (basso), Gabriele Lorenzi (tastiera). «Temevamo la figuraccia perché non c’era stato tempo per provare» racconta Gianni. «Eravamo a Milano e Lucio ci disse: “Domattina andiamo a Roma, in televisione. Ci aspetta Mina, cantiamo assieme dal vivo una manciata di canzoni e torniamo a casa”. Accennammo il repertorio durante il viaggio in treno. Contavamo di provare negli studi della Rai, ma nel pomeriggio il Teatro delle Vittorie era spento, mancavano gli strumenti, non c’era l’organo Hammond per Gabriele e la batteria era scassata e con le pelli bucate. Mina arrivò tardi e in qualche modo gli attrezzisti riuscirono a rimediarci degli strumenti decorosi. Mezz’ora a disposizione per approntare lo spettacolo, ma i due protagonisti, che pure non si erano mai esibiti assieme, mostrarono in quel ridottissimo tempo di prova una coesione artistica miracolosa. Stop. Una cena a base di panini, poi al trucco e quindi sul palcoscenico. Lì fu pura magia. Lucio appariva a suo agio come mai in precedenza, Mina era impressionante: Battisti aveva stabilito i cambi di tempo e di velocità del medley, lei li faceva propri senza la minima incertezza. Un dettaglio buffo? Lucio si era raccomandato con noi del gruppo: “Indossate quello che volete, purché siano abiti colorati”. Peccato che la tivù fosse in bianco e nero».

WILMA DE ANGELIS
«Incontrai Mina durante la “Sei giorni della canzone” al Teatro Smeraldo di Milano di tanti, tantissimi anni fa» racconta Wilma De Angelis, una delle cantanti simbolo tra gli Anni 50 e 60, autrice di hit anche leggere come “Patatina”. «Rimasi colpita dal fatto che durante l’esibizione le si abbassavano le spalline e lei, invece di tirarsele su, le lasciava cadere. Alla fine del 1960 entrambe fummo scritturate per “Canzonissima” ed è lì che l’ho conosciuta bene. Avevo quasi dieci anni in più di lei. I suoi genitori che da Cremona la accompagnavano alla stazione di Milano me la affidavano ogni volta. La sua mamma mi diceva: “La tenga d’occhio, perché mia figlia è un po’ scapestrata…”. Il venerdì prendevamo il treno “Settebello”. Mina era vestita con una lunga calzamaglia nera e con una gonna scozzese chiusa da una spilla. A un certo punto, la birichina si toglieva la gonna e girava in calzamaglia su e giù per il corridoio del treno. Era uno schianto, gli uomini rimanevano senza fiato… Arrivate a Roma, ci infilavamo in taxi e lei diceva: “Dai, Wilma, cantiamo una canzone”. Intonavamo “Fra Martino campanaro” e il tassista di turno, divertito, faceva un giro più largo per stare ancora con noi». ¶

EDOARDO VIANELLO
«Una sera, a un suo concerto, Mina mi invitò a salire sul palco per cantare insieme e io presi una cotta all’istante» racconta il cantautore. «Mi chiamava Edino all’epoca, agli inizi del 1960. Dopo l’esibizione mi chiese di farle ascoltare le mie canzoni. E decise di inciderne una: “Che freddo”, quella che nel 1961 portai a Sanremo. Mina la mise nel “lato B” del 45 giri di “Le mille bolle blu”. Un’occasione che mi cambiò la vita».

SANDRA MILO
«Ho lavorato con Mina nel film “Per amore... per magia…” ma lei era una cantante non un’attrice» ricorda Sandra Milo. «C’è una cosa che non ho mai svelato e che voglio dire ora solo a “Sorrisi”: io e Mina abbiamo avuto un uomo in comune, Corrado Pani. Sono stata con Corrado prima che si fidanzasse con lei. Tra noi c’è stata una breve relazione, una cosiddetta “pausa di riflessione” che io avevo preso da Moris Ergas con cui poi sono tornata insieme. Mina l’avrà scoperto molto, molto dopo…».

TONY DALLARA
«L’ho vista la prima volta in uno degli eventi milanesi dove gli artisti potevano esibirsi all’aperto» dice il cantante, tra i più celebri “urlatori” degli Anni 60. «Mina era corteggiatissima anche perché di donne che cantavano all’epoca ce ne erano poche. Quando ci incrociavamo in sala d’incisione le portavo sempre dei mazzi di fiori. Un giorno, in Liguria, le chiesi se avrebbe avuto piacere a farsi un giro con me su uno zatterone. Lei accettò. Ero timidissimo. Remavo, remavo ma poi chiacchieravamo soltanto. Tra noi purtroppo non è mai nato nulla, nemmeno artisticamente».