Home MusicaCanzoniBuon compleanno «Space Oddity», capolavoro di David Bowie

Buon compleanno «Space Oddity», capolavoro di David Bowie

L'11 luglio 1969 usciva il singolo di David Bowie ispirato a «2001: Odissea nello spazio», tra il Major Tom e la missione Apollo 11

Foto: David Bowie nel 1970, ai Valentine Pop Awards  - Credit: © Corbis

11 Luglio 2018 | 14:00 di Francesco Taranto

Tra i tanti capolavori pubblicati da David Bowie, uno dei più noti è anche uno dei suoi primi singoli, «Space Oddity». Un brano sicuramente speciale per la sua carriera, arrivato ai primi posti in classifica due volte a distanza di anni e che detiene il record di suo singolo più venduto nel Regno Unito, più ancora dei grandi successi «Let’s Dance» e «Dancing In The Street».

La canzone descrive il lancio nello spazio di Major Tom, un astronauta inventato da Bowie, e viene pubblicata proprio in un periodo di grande interesse per i viaggi spaziali. La celebre missione Apollo 11 partirà il 16 luglio 1969, cinque giorni dopo l’uscita del singolo, e dopo altrettanti cinque giorni l’uomo metterà per la prima volta i piedi sulla Luna.

L'ispirazione, grazie a Stanley Kubrick

David Bowie ha raccontato che l’idea per la canzone è nata non osservando il clamore per le missioni spaziali di quegli anni, come molti pensarono, quanto dalla visione del film «2001: Odissea nello spazio» di Kubrick. Come tanti giovani dell’epoca, Bowie andò a vederlo al cinema nel 1968 e ne rimase colpito, complici anche alcune sostanze che assumeva. «Era il suo senso di isolamento ad attirarmi» ha spiegato. «Ero completamente stonato comunque quando andai a vederlo, diverse volte, e per me è stata un’autentica rivelazione. È come se la canzone fosse sgorgata da lì». Lo stesso titolo era un gioco di parole sul titolo originale del film «A Space Odyssey».

Bowie inserisce nel testo molte altre tematiche, a partire dalla fine della sua relazione con la ballerina Hermione Farthingale, la malinconia, l’ansia per la perdita di controllo e più in generale l’alienazione e la rassegnazione. Il personaggio di Major Tom, in cui Bowie si immedesimava, ritornerà infatti in altre canzoni come «Ashes To Ashes» e «Hallo Spaceboy».

L'inno dell'allunaggio

«Space Oddity» coglie in pieno l’attualità degli avvenimenti dell’Apollo 11 e tantissime radio la adottano come inno non ufficiale dei memorabili eventi del 20 luglio 1969. In Inghilterra la BBC userà la canzone durante i servizi dedicati all’allunaggio e da allora è riapparsa spesso nei documentari sulle esplorazioni spaziali.

Bowie ne fu contento ma anche un po’ sorpreso: «Sono sicuro che non avessero ascoltato bene il testo» ha detto ridendo nel 2003. «Naturalmente il fatto che la usassero mi faceva molto piacere. Evidentemente qualche pezzo grosso della BBC deve aver esclamato: "Oh bene, quella canzone sullo spazio, il Maggiore Tom, farà un effetto magnifico". "Ehm, ma l’astronauta si perde nello spazio, signore". Nessuno ha avuto il coraggio di dirlo al produttore!».

«Ragazzo solo, ragazza sola»: la versione italiana

Curiosamente, in linea con la moda dell’epoca, Bowie registrò una versione cantata in italiano con testo di Mogol. Con un occhio al mercato europeo, il testo era completamente diverso dall’originale e il titolo cambiato in «Ragazzo solo, ragazza sola». Inizialmente viene registrata dagli Equipe 84 e i The Computers, ma l’editore di Bowie vuole eclissare le pubblicazioni italiane e lo convince a registrare la sua versione. Così la canzone viene incisa ai Morgan Studios con Claudio Fabi come produttore e consulente per l’accento italiano di Bowie ed esce in Italia nel 1970.

Il primo video musicale dallo spazio

Nel 2013, 44 anni dopo la versione originale, la canzone è tornata nelle cronache grazie alla registrazione dell’astronauta canadese Chris Hadfield. Durante la sua permanenza nella Stazione Spaziale Internazionale ha realizzato infatti un videoclip cantando «Space Oddity» dallo spazio e raccogliendo milioni di visualizzazioni su YouTube. Ha attirato l’attenzione dello stesso Bowie che l’ha definita «la versione più toccante di sempre della canzone».