Fabio Rovazzi ed Eros Ramazzotti: «Siamo insieme per salvare il mondo (e Dru)»

Cantano la nuova hit dell’estate "La mia felicità" e noi di Sorrisi li abbiamo incontrati sul set del video. Hanno 30 anni di differenza, ma giocano come se niente fosse e ci raccontano: «Sogniamo un concerto insieme, anche se Fabio non ha mai suonato dal vivo!»

Fabio Rovazzi ed Eros Ramazzotti
8 Luglio 2021 alle 08:06

Si prendono in giro, ridono con quella confidenza che, forse, non ti aspetteresti da due che arrivano da generazioni così diverse. Eros viene dalla Roma degli Anni 60, quella dell’epoca d’oro di Cinecittà, e da lì, poi, ha finito per vendere oltre 60 milioni di dischi. Fabio invece è il perfetto figlio degli Anni 90: una mente veloce, velocissima, che lo rende molto più di un semplice artista “sforna hit” da classifica. Rovazzi e Ramazzotti.

Noi di Sorrisi li abbiamo incontrati in esclusiva sul set del video “La mia felicità”, la nuova canzone di Fabio pubblicata il 25 giugno (il video, invece, è uscito il 6 luglio). È un’afosa giornata di giugno, siamo in una villa bellissima a Polpenazze del Garda (BS), in collina, ma con vista lago. E nella pausa appena prima di pranzo, iniziamo la nostra chiacchierata.

Partiamo dal principio: quando vi siete incontrati la prima volta?
Eros: «Ci conosciamo da tanto tempo, lui non era ancora nato (ride)».
Fabio: «Ci eravamo visti a un suo concerto, anche se non c’era stata una presentazione vera e propria. Diciamo che il nostro primo incontro ufficiale risale a quando ho girato il video di “Faccio quello che voglio” in cui Eros aveva fatto un cameo in una scena molto divertente».

Ce la ricorda?
Fabio: «Nel video rubo le voci di alcuni personaggi famosi: scappando da un supermercato trovo Eros in macchina che mi chiede di restituirgli la voce e mi dà una molletta da bucato dicendo che basta quella per cantare come lui. I giornalisti mi hanno sempre chiesto come ho fatto a convincerlo a fare una cosa del genere…».
Eros: «Era stata una mia idea. Ci vuole un po’ di autoironia nella vita: sono convinto che non serva a niente essere troppo seriosi».

Comunque, insomma, tra voi sembra che ci sia un bel feeling.
Eros: «Vero, ma solo perché ci vediamo poco… (ride)».

Come è nata la collaborazione per “La mia felicità”?
Eros: «È un pezzo suo, mi ha chiesto di partecipare e ho accettato volentieri perché Fabio è un artista davvero speciale. Di solito sono io a ospitare gli altri cantanti italiani nei miei dischi. Ero andato in tour con Jovanotti e Pino Daniele, però quella è tutta un’altra storia».

Fabio, questa volta come ha convinto Eros?
Fabio: «Forse ha accettato perché i miei lavori non sono mai qualcosa di semplicemente musicale. Infatti gli aspetti legati alle immagini e alle storie raccontate nei video sono importanti tanto quanto la canzone stessa».

“La mia felicità” è un brano estivo, ma diverso dal solito...
Fabio: «Vero. L’ho scritto con Colapesce e Dimartino con l’obiettivo di staccarmi dalle atmosfere reggaeton dei classici tormentoni. “La mia felicità” è un pezzo funky, alla Calvin Harris».
Eros: «Le canzoni che vanno di moda oggi sono tutte molto omogenee. Fabio, che capisce molto di musica, si è reso conto che serviva staccarsi da quelle sonorità».

Parliamo del video.
Fabio: «Si ricollega alla fine del video di “Senza pensieri”, quando Terence Hill mi chiedeva di unirmi alla Ribellione. Nella storia sono sparito da due anni, ma ora ritorno per aiutare il mondo in crisi. Devo salvare una piccola creatura di nome Dru, disegnata in uno studio di Los Angeles da Christian Cordella (già collaboratore della Marvel), che regola le vibrazioni positive del Pianeta. È stata rapita ed ecco perché è successo quello che abbiamo vissuto nel 2020. È un modo un po’ matto per raccontare la pandemia, ma non in modo deprimente».

Ed Eros che ruolo ha?
Eros: «Sono il cattivo. Vengo chiamato per aiutare Fabio in questa missione, ma sono in vacanza e non ho assolutamente voglia di farlo!».

Tra i tanti cameo nel video, c’è anche quello ormai immancabile di Lillo.
Fabio: «Sì! Per me è sua la scena più bella, a parte ovviamente quella di Eros (ride). Lillo interpreta un cattivo mascherato che sta custodendo Dru e ci pestiamo per un po’. Mi piaceva l’idea per cui, dopo averci fatto ridere con “LOL”, adesso diventa lui quello che ha rubato la felicità!».

Qual è la vostra felicità?
Eros: «Adesso, è lo stare in mezzo alla gente. C’è bisogno di comunicare con gli occhi: tutto quello che è avvenuto ha ingigantito la cattiveria delle persone».
Fabio: «Non è facilissimo trovare un’immagine della felicità vera nella vita. Puoi fingere dicendo: “Mi piace la spiaggia, mi piace il mare”. Però ci sono anche momenti in cui non stai bene nemmeno lì. La felicità è, invece, nelle piccole cose, che nel video sono proprio rappresentate da Dru».

Tra le felicità possibili c’è il ritorno della musica dal vivo?
Eros: «Fabio mi ha appena chiesto di fare un tour insieme, anche se lui non ha mai fatto un concerto in vita sua… Forse mi stava prendendo in giro…».
Fabio: «In realtà odio cantare dal vivo».
Eros: «Hai paura della gente? Hai paura di stonare?».
Fabio: «No. Non ho bisogno di dimostrare di essere un grande cantante, perché non lo sono. Però per me un progetto discografico si avvicina di più a un qualcosa di cinematografico: la canzone è la colonna sonora di una storia. Dal vivo posso riproporre solo la parte musicale, ma il resto no. Per quello non faccio live».

Ma se Eros la invitasse a cantare a un suo concerto?
Fabio: «Dovrò esercitare il vibrato (ride)».
Eros: «Sicuramente verrebbe bene. Anche perché lavoro con dei musicisti straordinari. Il mio problema è che quando faccio un tour ho 150 pezzi tra cui scegliere la scaletta (ride)».

Eros, com’è per lei confrontarsi con una generazione molto diversa dalla sua?
Eros: «Sono aperto a tutto. Quello che mi sorprende di Fabio è la sua testa: a volte ho bisogno che mi ripeta le cose cinque volte per capirle. Ma non perché sia stupido io (ride). Lui è proprio oltre, ha una visione incredibile».

Viceversa, Fabio, cosa rappresenta per lei Eros nel suo immaginario musicale?
Fabio: «È un personaggio gigantesco. Tutti noi siamo nati e cresciuti con la sua musica. Da un lato è un onore, ma dall’altro mi fa paura. Perché comunque è Eros: mi sento perennemente in ansia quando sono con lui».
Eros: «Tu in ansia lo sei nella vita. In questo caso lo sei un filo di più (ride). Non ti metto a tuo agio?».
Fabio: «No (ride). Ho sempre nella mia testa il cruccio che chi collabora con me deve uscirne benissimo. Non voglio rischiare in un nessun modo di creare immagini sbagliate. Ma in questo caso credo sia tutto perfetto così».

Qual è la vostra forza come coppia?
Eros: «Lavoriamo entrambi con molta precisione. Ma io forse sono un po’ più caciarone di lui. Questa combinazione funziona benissimo».

Entrambi venite dalla periferia: Eros da quella di Cinecittà a Roma, Fabio da Lambrate (Milano).
Eros: «C’è da dire che le periferie degli Anni 60 erano molto diverse da quelle degli Anni 90. La generazione di Fabio ha avuto molte più opportunità di noi. Quando sono cresciuto io a Cinecittà ci rastrellavano dalle strade per andare a fare le comparse».

Leggenda vuole che lei abbia girato per Federico Fellini…
Eros: «In “Amarcord”, nella scena delle palle di neve. Mi ricordo Fellini mentre girava con il suo cappello e la sciarpa, anche se era agosto e c’erano 50 gradi. Poi puoi darsi che la scena che effettivamente ho girato io sia stata tagliata rispetto a quella finale. Chissà… Ma ne ho fatte tante altre. A volte entravamo dai buchi nei muri degli studi: bisognava stare attenti, perché poi gli uomini della sicurezza ci sparavano dietro. Era pericoloso».

Mentre com’era la Milano di Rovazzi?
Fabio: «Non ho aneddoti particolari, in realtà. Ho avuto un’infanzia tranquilla. C’erano i motorini truccati e tutto ruotava attorno al birrificio di zona».
Eros: «Se tu fossi stato lì, a Cinecittà, saresti impazzito: ne ho viste di tutti i colori…».

A proposito di cinema, Fabio, un lungometraggio in cui fa tutto, dalla sceneggiatura alla regia, lo farebbe?
Eros: «Senza dubbio ne è all’altezza. Magari ci mette sei anni a farlo (ride)».
Fabio: «È un approccio diverso rispetto a quello che ho fatto finora. Non mi dispiacerebbe fare un film semi-musicale, una sorta di musicarello: un percorso a step, con dentro più brani poi da mettere insieme».
Eros: «Per me tu sei da film».

La incita…
Fabio: «Ma è giusto».
Eros: «Fabio, in un periodo così, dove tutti fanno tutto, devi realizzare una cosa che lasci le persone a bocca aperta. È anche un modo per dirti di non cantare, che è meglio (ride)».
Fabio: «Grazie Eros!»

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