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I tormentoni estivi secondo Rudy Zerbi

Ex discografico, giudice di "Amici" e amico di cantanti: racconti e previsioni di uno che se ne intende

Foto: Rudy Zerbi

25 Giugno 2020 | 8:40 di Barbara Mosconi

Sulla musica Rudy Zerbi la sa lunga: ex discografico, speaker radiofonico, deejay, insegnante di canto nella trasmissione “Amici”, sodale di cantanti, cantautori, musicisti, papà di quattro figli (dai 5 ai 20 anni) che gli suggeriscono nuove tendenze. Sempre all’ascolto, sempre alla ricerca. Mentre continua ad andare in onda in tv nelle repliche, ora passate al martedì, di “Tú sí que vales” (edizione 2018), Zerbi ci parla di questa strana estate 2020.

Zerbi, che musica ci aspetta nei prossimi mesi?
«In generale, non sarà un’estate musicale tanto diversa dalle altre. Nel senso che quei brani, chiamati con un termine che ormai non sopporto più, “tormentoni”, ci saranno sempre».

Cosa sarà diverso?
«Sentiremo in alcuni testi la voglia di tornare alla vita che facevamo prima del lockdown. Basta ascoltare “Una voglia assurda” di J-Ax, che trionferà. Cambiano pure i videoclip: ora sono girati con le distanze e regole precise».

Un’estate a ritmo...
«Latino. Ormai è conclamato che anche un italiano può scrivere e cantare con un ritmo latino-americano. Tra i successi dell’estate ci saranno “Mediterranea” di Irama, “Guaranà” di Elodie, “Karaoke” di Alessandra Amoroso con i BoomDaBash e “Ciclone” di Takagi & Ketra con Elodie e i Gipsy Kings in stile flamenco-pop».

E oltre al genere “latino”?
«C’è una parte tipicamente pop. Come “Non è vero” dei The Kolors o il nuovo pezzo di Fedez “Bimbi per strada”, bellissima rivisitazione del classico Anni 90 di Robert Miles, che ci farà ballare in un modo diverso».

Fabio Rovazzi, a cui è mancato il nonno per il Covid, ha detto che questa estate non farà musica.
«Dimostra la sua intelligenza e sensibilità. La musica è una forma di espressione che segue lo stato d’animo. Ognuno di noi avrà un modo di affrontare i prossimi mesi: chi cercherà la normalità, chi sarà costretto a stare a casa, chi affronterà un momento difficile».

Una cosa è sicura: niente eventi in piazza, niente stadi, pochi concerti.
«Guardo con curiosità e ammirazione chi, nel rispetto delle regole, sta ripartendo con la musica dal vivo. Il primo è stato Gianni Morandi, a teatro. Poi ci sarà Max Gazzè all’Auditorium di Roma e altri artisti che sperimenteranno la nuova formula di concerti in spazi aperti, con meno di mille persone, mascherine e distanziamento. Sono molto toccato».

Da cosa?
«Dagli artisti che si mettono in gioco e non lo fanno per chissà quale guadagno visto che parliamo di spettacoli sotto le mille persone! C’è amore per il proprio lavoro, per la musica, voglia di stare fra la gente. Non dimentichiamo che si ridà lavoro a tanti addetti dietro le quinte penalizzati dal Covid. È un bel segnale».

Che ricordi ha delle sue estati in piazza?
«I ricordi più belli sono stati i “Summer Festival” condotti con Alessia Marcuzzi, una festa fra la gente, e le ultime estati a Riccione con Radio Deejay, ogni sera in piazza a giocare, divertirsi, ascoltare musica dal vivo. Spero che con l’estate 2021 si possa ricominciare tutti insieme».

Un evento estivo che le ha lasciato un segno?
«Quando ho messo piede nel 2013 all’Arena di Verona per il concerto di Paul McCartney. Un momento che non dimenticherò».

E da addetto ai lavori? Lei è stato un dirigente discografico.
«Nel 1998, a Riccione, ero lì come discografico. C’era “Un disco per l’estate” e Renato Zero partecipava con “Cercami”. Si era rotto una gamba cadendo dal palco. Cantò seduto su uno sgabello. Fu talmente straordinario che sembrava avesse cento gambe».

Da discografico quanti artisti ha accompagnato durante l’estate?
«Tantissimi. Nelle estati storiche del “Festivalbar” si passavano le giornate fra viaggi, prove, camerini, alberghi, esibizioni e altri alberghi. Non riuscivi a fermarti neanche a bere un bicchier d’acqua, cercando di risolvere mille problemi».

Un’immagine indelebile?
«Nel 1994 accompagnavo al “Festivalbar” Ivana Spagna, cantava “Lady Madonna”, un successo di quei mesi. Doveva indossare un gigantesco vestito rosso tipo ballerina di flamenco. Arrivammo così in ritardo che lei si cambiò sotto il palco dentro la mia macchina, una piccola Y10. Dovemmo tirare giù i sedili perché altrimenti non sarebbe riuscita a infilarsi l’enorme vestito».

Con chi si divertiva di più?
«Sembrerà assurdo, ma l’artista più divertente che ho accompato è Franco Battiato, uomo di un’ironia e di uno spirito straordinari. Se non avesse fatto il cantante avrebbe dovuto fare l’imitatore. Faceva un’imitazione di Patty Pravo eccezionale, migliore persino di quella di Virginia Raffaele».

Che consiglio dava agli artisti che volevano imbroccare il “tormentone” delle vacanze?
«Di non aver paura della semplicità, che a volte è considerata sinonimo di poca qualità. Mogol e Battisti insegnano che ci sono parole e concetti di uso comune che arrivano al cuore della gente. “Acqua azzurra/ acqua chiara/ con le mani posso finalmente bere”: è un’istantanea che resta nel cuore».

Chi è stato il cantante più abbonato ai “tormentoni” estivi?
«Paola & Chiara con “Vamos a Bailar” e con tutti i loro pezzi. Avevano proprio il marchio di fabbrica del “tormentone” estivo».

Perché non le piace la parola “tormentone”?
«Nell’accezione che do io alla parola è un “tormento” che alla fine non sopporto più. Invece il pezzo dell’estate ti accompagna, ti lega a ricordi, emozioni, sensazioni positive. Al piacere».

“Piacerone” è meglio?
«Non è bello, ma dà più il senso».

I suoi “piaceroni” estivi a che note si legano?
«A due pezzi: “Maracaibo” di Lu Colombo e “Tropicana” del Gruppo Italiano. Quando li sento è subito estate: il motorino, l’anguria, il cornetto Algida, il Covo di Nord-Est a Santa Margherita dove passavo le vacanze facendo il deejay, le fidanzatine...».

«Chi se ne frega dei tuoi “ma”, dei tuoi “se”, dei tuoi “bla-bla”» nel pezzo “Good times” di Ghali è la frase tormentone di questa estate?
«È un “piacerone”! Parla di “good times” in questi tempi grigi. Il pezzo è uscito da tanto, vedremo se arriverà a settembre. Ma è talmente forte che è il brano più usato nelle storie di Instagram».