Home MusicaCanzoniLaura Pausini presenta “Io sì (Seen)”: le dichiarazioni

Laura Pausini presenta “Io sì (Seen)”: le dichiarazioni

Dal 23 ottobre torna con una canzone inedita. Fa parte del film “La vita davanti a sé”, su Netflix dal 13 novembre

Foto: Laura Pausini

22 Ottobre 2020 | 20:01 di Alessandro Alicandri

"Io sì (Seen)” è il nuovo brano di Laura Pausini colonna sonora (anche se non è del tutto esatto definirla così, vi spiegheremo perché) del film "The life ahead - La vita davanti a sé”, in arrivo il 3, 4 e 5 novembre nei cinema e dal 13 in streaming su NetflixSophia Loren è la co-coprotagonista della pellicola diretta da Edoardo Ponti e dal 23 ottobre “Io si (Seen) [From The Life Ahead (La Vita Davanti A Sé)” è disponibile in un EP edito da Warner. All'interno c'è il brano tradotto in quattro lingue (oltre a italiano anche inglese, francese, portoghese e spagnolo) ma la versione che ascolterà il pubblico in tutto il mondo grazie a Netflix sarà solo quella italiana. Il brano nella nostra lingua è stato adattato da Laura Pausini e Niccolò Agliardi partendo dal brano originale inglese della compositrice Diane Warren, intitolato appunto "Seen". Nel videoclip ufficiale del brano "Io sì (Seen)” sarà presente Sophia Loren.

Le dichiarazioni

«La proposta mi è arrivata direttamente da Diane Warren che mi ha fatto sentire la versione in inglese. Prima di accettare ho chiesto a Edoardo Ponti di inviarmi il film. L'ho visto di notte, come faccio spesso perché ho un fuso orario tutto mio e ho subito mandato dei massaggi la notte stessa accettando l'invito. Sento il messaggio del film al 100% simile a me, ho solo fatto un po' più mio il pezzo adattandolo con Niccolò Agliardi”»

«Con Niccolò abbiamo lavorato per 25 giorni al brano. È stato un processo lungo ma volevo che tutto fosse perfetto. “Io sì” non è una colonna sonora in coda al film, ma un brano centrale, con un messaggio specifico che va compreso nel momento in cui si segue la storia. La canzone è una sorta di dialogo e se si ascolta bene la mia voce, in qualche modo, è un po' come se in quel momento parlasse il persoaggio interpretato da Sophia Loren».

«Ho detto tanti no a proposte simili in passato, anche se nel 1999 nel film "Message in a bottle" di Kevin Costner c'era un brano mio, "One more time”, ma qui è diverso. Sono stata partecipe dall'inizio alla fine del progetto e curato nei minimi dettagli. L'ho registrata a casa dei miei genitori in Italia e sono contenta di aver dato vita a qualcosa che dopo tanti anni di carriera, mi emoziona così tanto».

«Io e Sophia ci siamo incontrate per la prima volta nel 2003 a Beverly Hills per una festa di Armani e lì abbiamo chiacchierato tantissimo, ci siamo poi conosciute. Qualche anno dopo ci siamo riviste a Ginevra a un evento benefico di Phil Collins dove lei era tra il pubblico e io sul palco. Mi colpì perché volle partecipare anche alle prove. Ci siamo parlate, le ho raccontato delle mie difficoltà nel diventare mamma e ho scoperto una donna protettiva e materna. Poi ci siamo riviste in Messico per il suo compleanno e mi ha raccontato un sacco di cose sue, personali. Ha sentito il brano e le è piaciuto. Anche lei, come me, è una persona alla quale piace essere coinvolta del tutto nei progetti ai quali lavora».

«Il film mi piace molto perché parla alle persone nella totale assenza di pregiudizi e giudizi. I protagonisti della storia hanno passati complicati e molto difficili, anche se uno dei due è un bambino dodici anni. Nella vita bisognerebbe vivere con empatia e altruismo, ricordando sempre che siamo tutti simili anche se diversi nell'aspetto, nell'età e nei trascorsi di vita».

«So che il brano verrà proposto dai produttori del film per gli Oscar 2021. Non voglio crearmi troppe aspettative su questa possibilità, ma non nego di aver festeggiato, come faccio di solito in questi casi, mangiando un hamburger. È un mio rito scaramantico: se poi il brano viene nominato dovrò stare a dieta ferrea per un mese per il red carpet, quindi festeggio prima (ride)».

Le viene chiesto, anche il relazione alla storia del film, un'opinione sul trattamento dispari tra genere maschile e femminile nel mondo del lavoro. «Ci sono tanti episodi che mi hanno lasciato perplessa in passato come femmina. Da vincitrice di Sanremo ho firmato un contratto in cui prendevo come compenso una percentuale del 4% contro l'8 di un altro giovane maschio che aveva firmato in quello stesso periodo. Lui aveva garanzie da contratto per quattro dischi, mentre io solo con la vendita di 50 mila copie. La diversità c'è sempre stata, c'è ancora, ma voglio credere nel merito. Se una donna, ma anche se un uomo vale nel lavoro, dovrebbe guadagnare bene a prescindere se sia maschio o femmina».

Sull'ipotesi di un nuovo album - «Di solito quando realizzo un disco ascolto tutte le canzoni che mi arrivano mettendole su un Dropbox e facendomi togliere dal file il nome di chi l'ha scritta, per non farmi influenzare nella scelta. Siamo arrivati a 524 canzoni, ora in ordine alfabetico. A marzo volevo cominciare la ricerca ma è arrivato il Covid e devo ammettere che per la prima volta mi sono chiesta se a qualcuno interessasse che cantassi ancora, ho avuto una vera e propria crisi. Poi sono rimasta in estate tre mesi con i miei genitori in Romagna e poi mi son detta di iniziare a ascoltare da settembre dei brani. Per ora ho cominciato a ascoltare tutti i brani con la A e non mi piacciono. Spero di poter arrivare al massimo a Natale 2021 con un disco pronto. Nel frattempo ho deciso di registrare dei brani su basi di un genere diverso dal mio. Non che voglia cambiare genere, ma voglio vedere la mia voce cosa può fare adattandosi a diverse sonorità, è un aspetto di ricerca che riguarda le possibilità delle mie corde vocali».

«Perché ho voluto fare un EP in più lingue? Credo che il messaggio di questa canzone si applichi perfettamente al film ma anche alle storie diverse di tantissime persone. Volevo che quel messaggio, come spesso accade nelle mie canzoni, potesse diventare in qualche modo universale. Mi piace così tanto che sentivo la necessità di tradurlo e farlo conoscere con adattamenti diversi, anche se nel film si ascolterà solo la versione italiana».

«In questi tempi difficili l'arte è fondamentale e chi fa musica, cinema... deve farsi sentire. Perché l'arte in tutte le sue espressioni e evoluzioni ci emoziona e ci salva così come emoziona e salva me. È il luogo dove ci siamo rifugiati durante il primo lockdown e dove continueremo a andare in tutti i momenti belli e meno belli della nostra vita. L'arte è un patrimonio che qui affonda le sue radici nel nostro Paese, l'arte è da salvaguardare perché tiene in vita il benessere emozionale di ogni umano e con il suo linguaggio parla a tutto il mondo».

La trama del film

"La vita davanti a sé” è il remake italiano dell'omonimo film francese del 1977 diretto da Moshé Mizrahi e vincitore di un Premio Oscar come miglior film straniero. Narra la storia di Madame Rosa, donna scampata ai campi di concentramento che decide di allevare figli di donne prostitute. Le vicende si focalizzano sul suo rapporto con Momo, bambino di 12 anni avvezzo ai furti e con un passato difficile. Il soggetto del film originale è ispirato dal libro dello scrittore francese Romain Gary.