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“Luglio”, quanto bene che ti voglio!

Riccardo Del Turco racconta i segreti della sua celebre canzone. Che tutti continuiamo a cantare

26 Luglio 2019 | 12:34 di Paolo Fiorelli

Certe canzoni non passano mai di moda. E così “Luglio”, come ogni estate, torna a risuonare nelle radio e sulle spiagge di tutta Italia. Non solo: la canzone, che ha appena compiuto 51 anni, ha ispirato lo spot della nuova Fiat 500 “Dolcevita”. Tutto questo ci ha messo la curiosità di conoscere qualche retroscena in più su questo piccolo grande classico della musica italiana. E chi poteva raccontarcelo se non il suo compositore, Riccardo Del Turco?

IN UNA MANSARDA TOSCANA
«La canzone nacque in una mansarda di Fiesole (Firenze, ndr) nella primavera del 1968. Mio cugino insisteva perché incontrassi un certo Giancarlo Bigazzi, un ragazzo come me che voleva fare il paroliere. “Guarda che è bravo!” diceva. E io, non troppo convinto: “Vabbè, proviamo...”. Invece il testo mi conquistò subito, con la sua allegra orecchiabilità e quelle strane rime col “gl”: “Luglio... col bene che ti voglio... sarebbe un grosso sbaglio... non rivedersi più!”. E su una pianola un po’ scassata in poche ore nacque la musica».

UN PICCOLO FILM
«Mi hanno chiesto spesso se la donna protagonista del testo esiste veramente. La risposta è no. Si tratta di una situazione universale, raccontata come in un piccolo film: un ragazzo torna al mare sperando di rincontrare il suo amore estivo. All’inizio rimane deluso e pensa: “Ma perché in riva al mare / Non ci sei, amore, amore...”. Poi, quando non ci sperava quasi più, eccola arrivare e correre felice verso di lui».

PENSATA PER ORIETTA BERTI
«Mica pensavo di cantarla io! L’idea era di proporre la canzone a Orietta Berti. L’avevamo scritta proprio per il suo stile e la sua voce. Ma alla Sugar (la casa discografica, ndr) mi dissero: “Falla tu”. Però il mio primo successo “Figlio unico” era molto diverso e aveva un sapore sudamericano. Infatti l’avevo sentita per la prima volta in Brasile, da un bambino che vendeva pupazzetti ai turisti, e avevo deciso di farne una “cover”. Per cui ero molto perplesso all’idea di cantare “Luglio”. Per fortuna mi hanno convinto».

UN SUCCESSO PAZZESCO
«La canzone vinse l’edizione 1968 del “Disco per l’estate”, che allora era un grande evento, ma la cosa non mi sorprese più di tanto. A ogni puntata la davano per favorita. Quello che davvero mi stupì fu l’immediato successo internazionale. In Inghilterra uscirono due versioni, intitolate “July” e “Something is happening”, e in Francia Joe Dassin e il grande paroliere Pierre Delanoë la trasformarono in “Le petit pain au chocolat”, che è ancora considerata un classico».

INTERROTTO DALLA LUNA
«Una curiosità: ricordo che stavo cantando “Luglio” in diretta tv quando fui interrotto perché dovevano passare la linea a Tito Stagno. Era la sera dello sbarco sulla Luna».

OGGI MI CONCEDO SOLO A CONTI...
«Da allora mi hanno proposto di ricantarla un milione di volte e mi sono un po’ stufato. Per carità, amo la canzone, ma trovo un po’ tristi i colleghi che a 80 anni continuano a formare improbabili gruppi rock e a far concerti... Io mi sono ritirato in campagna, faccio olio e vino per gli amici, e sto benissimo. L’ultimo a cui ho detto di sì è stato Carlo Conti che mi voleva a “I migliori anni”. È così bravo, come fai a dirgli di no?».

...E AD ANDREA BOCELLI
«Comporre, invece, mi piace ancora. E quando Andrea Bocelli si è ricordato di “Vivo”, che gli avevo fatto ascoltare anni fa, e l’ha inserita nel suo nuovo album “Sì”, mi ha reso felice. Del resto siamo entrambi toscani, entrambi amiamo la campagna, abbiamo lavorato insieme ai tempi dei suoi esordi e siamo amici. Chi meglio di lui?».

LO SPOT IN STILE ANNI 60
«Certe canzoni hanno qualcosa di indefinibile che le rende “eterne”, non invecchiano mai. E ogni tanto tornano fuori in una nuova versione. Per “Luglio” è successo con lo spot della Fiat 500 “Dolcevita”. Mi piace molto come hanno usato la canzone: sono riusciti a concentrare in 30 secondi i passaggi essenziali, e l’ambientazione dello spot ricorda le estati spensierate degli Anni 60. L’arrangiamento è cambiato, ma va bene così. Non sono di quegli artisti così gelosi delle loro opere che non vogliono mai vederle cambiare. Anzi, mi piace quando mettono un vestito nuovo!».