Home MusicaCanzoniManeskin: «Con “Vent’anni” vogliamo incoraggiare i nostri coetanei»

Maneskin: «Con “Vent’anni” vogliamo incoraggiare i nostri coetanei»

La band presenta il nuovo singolo con una performance live tra i palazzi imperiali sul Palatino. Ecco cosa ci hanno raccontato

Foto: I Maneskin  - Credit: © Francis Delacroix

30 Ottobre 2020 | 10:09 di Giulia Ciavarelli

Prima una suggestiva esibizione ai Palazzi imperiali del Palatino, poi i colori di uno splendido tramonto che incorniciano il ritorno in grande stile dei Maneskin: Damiano, Victoria, Thomas e Ethan scelgono proprio la loro città per presentare alla stampa "Vent’anni", il nuovo singolo in radio da venerdì 30 ottobre. Sono sciolti, sorridenti e dimostrano di avere le idee ben chiare, come quando hanno conquistato il pubblico ad X Factor 2017: «Il talent serve per dare una più ampia risonanza a quello che si vuole dire, non è il fine ma il mezzo. Bisogna sfruttarlo come una vetrina ed essere sempre se stessi» ci dicono.

A due anni dal fortunato esordio con "Il ballo della vita" (doppio disco di platino), la band inaugura una nuova fase musicale proponendo una rock ballad che racconta e incoraggia i loro coetanei: «Ho scritto quello che io stesso avrei voluto sentirmi dire da qualcuno più adulto. Può sembrare un testo generazionale ma, in realtà, è una lettera aperta in cui c’è il mio pensiero e quello del mio alter ego più maturo» racconta Damiano sul nuovo brano nato durante il lockdown, quando «ognuno di noi si è creato un home studio per poterci allineare su idee e nuovi spunti».

In tema di novità, la band ancora non vuole svelarci se anticipa qualcosa di più corposo: «Siamo concentrati su questo per ora, ma ci saranno delle belle sorprese».

La collaborazione con Oliviero Toscani

Per dare una forma visiva a un progetto così carico di libertà, i Maneskin chiamano Oliviero Toscani, celebre fotografo di fama internazionale che li ritrae senza veli: «Intorno alle sue campagne si sono sempre scatenate grandi discussioni su temi che vogliamo trattare anche noi, per questo è stata una scelta molto naturale. Siamo riusciti a tirare fuori un manifesto che ci rappresenta davvero» spiega Damiano.

«Il messaggio è ben preciso: il nostro abbraccio è il simbolo di libertà sessuale e individuale, amare chi si vuole senza limiti e pregiudizi» aggiunge Victoria.

L'influenza del rock londinese

Sarà la gavetta per le vie di Roma o il successo delle primo tour da 67 date sold out tra Europa e Italia a far emergere nei ragazzi la voglia di riportare il suono dei concerti in sala di registrazione.

Citano spesso Londra come momento di svolta e di grande ispirazione: «Assistere a tre concerti al giorno e respirare la cultura della band rock è stato davvero bello. Oltre ad avere maggiori occasioni di confronto con altri musicisti, i mesi trascorsi a Londra ci hanno spinto a prendere più consapevolezza del nostro suono e degli strumenti. Abbiamo lavorato accuratamente sul nostro sound facendo uscire al meglio i tre strumenti senza sovrastrutture elettroniche» spiega Thomas.

«Siamo diversi da ciò che non ci rappresenta»

“Sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri” recita il finale del testo, che riprende a pieno il messaggio della band. «Avere questo sogno mi ha fatto sempre sentire diverso, dover spiegare e giustificare la tua aspirazione agli altri. Noi come band, invece, abbiamo sempre voluto distaccarci dalle convenzioni comuni distinguendoci dalla massa e dalle mode. Essere diversi da ciò che non ci piace e ci fa sentire sbagliati» spiega la voce dei Maneskin.

Un inno alla diversità che non si limita, però, a parlare solo ai loro coetanei: «Si può avere vent’anni anche a cinquant’anni. L’obiettivo di è quello di accorciare il gap generazionale e portare alla luce emozioni universali. Nella vostra vita c’è stato un momento in cui siete stati come noi, ricordatevelo e veniteci incontro, l’unione fa la forza».

Infine, i quattro ragazzi ci lasciano con una promessa: «Non nascondiamo ansie e paure, ma ad oggi siamo arrivati qui e siamo felici. I risultati ottenuti ci spingono soltanto a migliorarci, ed è solo l’inizio».