Home MusicaCanzoni“Rinascerò, rinascerai”, la canzone che fa del bene: Roby Facchinetti e Stefano D’Orazio a sostegno di Bergamo

“Rinascerò, rinascerai”, la canzone che fa del bene: Roby Facchinetti e Stefano D’Orazio a sostegno di Bergamo

È nato come uno sfogo in un momento di dolore. È diventato un progetto di beneficenza che sta facendo il giro del mondo

02 Aprile 2020 | 18:13 di Alessandro Alicandri

Era il 14 di marzo quando oltre settanta feretri contenuti in una decina di carri militari venivano trasportati dal cimitero di Bergamo ai forni crematori delle città più vicine. A 50 metri da quella terribile scena diventata poi simbolo dell'emergenza coronavirus, abita Roby Facchinetti. «Nelle ultime settimane cugini, parenti e amici concittadini mi hanno lasciato» racconta l'artista dei Pooh «perché questa città così colpita dall'epidemia è l'epicentro di un dramma sconvolgente». Per mitigare quel dolore si è messo al pianoforte e ha scritto la musica di "Rinascerò, rinascerai". «Quel giorno Roby mi ha chiamato in lacrime» racconta il compagno di musica di una vita che abita a Roma, Stefano D'Orazio «affranto per  la situazione mi ha chiesto di aiutarlo a scrivere le parole giuste per la sua melodia. In due ore, avevo il brano finito tra le mani». 

Intanto vi chiedo come state in questi giorni così complicati.
Roby
: «Attorno a me c'è un silenzio irreale, il silenzio tipico delle persone che vivono in una condizione di angoscia. Ogni volta che squilla il telefono ho paura di alzare la cornetta e chiedere chi è. Dall'inizio di questa epidemia sono morti tre parenti, diversi amici e un numero imprecisato di conoscenti, tutti concittadini. Qualche giorno fa aprendo il giornale mi sono ritrovato a sfogliare qualcosa come dieci, dodici pagine di necrologi. In guerra morivano i soldati e le persone che non erano riuscite dopo la sirena a cercare un riparo. Questo virus sta colpendo tutti, trasversalmente e non solo dal punto di vista della salute. Qui la situazione appare catastrofica: per quello che ne so io, un terzo dei medici che opera su Bergamo erano o sono infetti. È un momento davvero difficile».
Stefano: «Qui a Roma vivo agli arresti domiciliari con qualche agio in più, ligio al mio dovere di cittadino responsabile. Leggo parecchi classici della letteratura italiana che alle superiori odiavo, dai "Promessi Sposi" a "Il principe". È incredibile cosa può succedere nella tua vita quando il tempo dopo decenni si rallenta e fuori da casa c'è una cosa che sembra l'apocalisse. Dopo più di venti giorni finalmente i miei concittadini iniziano a capire l'importanza dello stare in casa senza uscire. Leggo Dante e penso a quanto visionaria è "La divina commedia" letta ancora oggi proprio di fronte al racconto di quel viaggio infernale. Aspetto da qui che l'incubo finisca».

Com'è nata l'idea del brano?
Roby: «Il giorno in cui ho sentito e intravisto quella sfilata di carri stavo malissimo. Non riuscivo a fare altro che piangere. Sono andato nel mio studio con la sola idea di alleggerire quel dolore, come ho fatto in tanti momenti della mia vita in cui ero giù di corda. Ho usato la musica per rifugiarmi, per ritrovare una dimensione di speranza e provare a dimenticare per un momento... tutto. Inconsciamente è nata questa melodia che mi ha fatto stare meglio. La musica di base è così: sono brani che scriviamo per aiutarci e aiutare gli altri. Ho chiamato Stefano in un momento successivo di crisi. Ero in lacrime ma consapevole del suo supporto. Volevo dare vita con lui a una bella canzone».
Stefano: «Mi ha semplicemente detto che questa melodia lo portava all'idea della rinascita. "Rinascerò, rinascerai" mi diceva canticchiando sul ritornello. In due ore ho scritto tutta la canzone e dopo pochissimi giorni il brano è diventato quello che potete ascoltare oggi, con il coinvolgimento di arrangiatore, musicisti e addirittura un coro... fatto tutto a distanza».

Il brano dice "impareremo un po' di più". Cosa impareremo secondo voi?
Stefano: «Impareremo a mettere al centro i sentimenti che da troppo tempo abbiamo accantonato per una voglia di profitto e di protagonismo. L'emergenza ci ha riportati all'essenza delle cose, all'importanza del collaborare al posto dello sgomitare. In un mondo il cui l'umore sembra governato dall'andamento della borsa affari, oggi ci si preoccupa della collettività, dello stare bene tutti per continuare a vivere».
Roby: «C'è una cosa che fino a poco tempo fa ci pareva una cosa smielata, il valore delle piccole cose. Viviamo in una situazione in cui non si possono salutare i propri cari prima di morire se non al telefono. Siamo in un mondo nel quale medici e infermieri rischiano la vita ogni giorno e non tornano a casa dormendo in ospedale per non contagiare i parenti, il tutto mentre molti di noi non possono rivedere i propri figli, abbracciare i nipoti. Mi auguro che dopo tutto questo, rinasceremo e rinasceremo migliori di ieri.

L'intero ricavato sull'acquisto e l'ascolto e l'uso di questi brani andrà all'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, giusto?
Roby: «È esatto. È nato negli ultimi anni ed è un'eccellenza a livello italiano e europeo ma rimane comunque l'ospedale di un piccolo centro che non poteva essere preparato a un'emergenza di tale dimensioni. Sappiamo che il brano non sarà l'unica fonte diretta di liquidità, ma speriamo che con il nostro progetto arrivino soldi anche da donazioni dirette e spontanee all'IBAN che stiamo facendo girare (lo trovate al fondo di questa intervista, nda). Mia moglie Giovanna è volontaria dell'ABIO, associazione che si occupa dei bambini ricoverati in ospedale e conosce molto bene quella realtà che va aiutata con ogni forza. Il mio plauso particolare va alle donne di quella struttura sanitaria, ce ne sono molte che nel videoclip del brano. Il loro risvolto umano oltre che quello professionale è impressionante. Sono capaci di una forza che è quella degli eroi».
Stefano: «Infermieri, dottori, operatori del pronto soccorso, chiunque stia  lavorando lì così come in tutta Italia sono dei guerrieri, dei guerrieri a mani nude che si stanno esponendo con una generosità commovente. Vedere tutti quei volti sorridenti tra gli operatori del Papa Giovanni mi ha fatto capire che in mezzo a tutto quel dolore, faranno di tutto per farci tornare a sorridere».

Il brano, su YouTube in particolare, sta facendo il giro del mondo.
Roby: «È un brano che nasce da un'urgenza sincera e per questo è molto pulito, è difficile che nella musica oggi si lavori così d'istinto. Mi ha scritto una persona sui social poco tempo fa, dicendo di ascoltare in lacrime questo brano da un letto di ospedale mentre combatte il virus: mi ha detto gli dà molta forza. La musica non guarisce di certo le persone ma ha da sempre il potere di farci sentire meno soli. Era nostra responsabilità quindi fare qualcosa che aiutasse la mia Bergamo e da qui, l'Italia intera».
Stefano: «La bellezza di questo brano sta nel suo essere senza ragionamenti, fatta solo di cuore e di pancia, mettendo avanti tutta la nostra esperienza per fare qualcosa subito e di grande impatto. Mi fa tanto piacere che questa poesia possa essere nel suo piccolo un inno. Sta portando anche noi che facciamo questo mestiere da una vita a sorprenderci ancora».

Per le vostre donazioni, ecco i riferimenti ufficiali.
Papa Giovanni XXIII di Bergamo
IBAN: IT75Z0569611100000008001X73
Causale: Progetto Rinascerò, rinascerai 
SEGUITO DA NOME, COGNOME E CODICE FISCALE