Home MusicaCHVRCHES: da Glasgow a Milano con il loro pop elettronico

CHVRCHES: da Glasgow a Milano con il loro pop elettronico

Arriva finalmente in Italia una delle band più innovative degli ultimi anni con un concerto in programma il 14 novembre al Fabrique. Abbiamo intervistato la cantante Lauren Mayberry per conoscerli meglio e sapere cosa aspettarci dallo show

Foto: I CHVRCHES sono formati da Lauren Mayberry (al centro), Iain Cook (a destra) e Martin Doherty (a sinistra)

07 Novembre 2018 | 17:04 di Stefano Gradi

Il 14 novembre, al Fabrique di Milano, arrivano finalmente i CHVRCHES, la band pop/elettronica originaria di Glasgow che ha al suo attivo 3 album. La cantante e leader della band è Lauren Mayberry ed è accompagnata da Iain Cook e Martin Doherty. Si sono fatti conoscere nel 2013 con il loro primo disco «The Bones of What You Believe» e subito si sono distinti per l'incredibile voce di Lauren e per i suoni all'avanguardia, in grado di portare una ventata di freschezza in un genere tipico del nord Europa.

Il loro secondo album, «Every Open Eye», li ha consacrati tra le migliori band britanniche e hanno iniziato a farsi conoscere in tutto il mondo anche grazie ad alcune loro canzoni scelte come colonne sonore di videogiochi del calibro di FIFA e Forza Horizon.

A maggio di quest'anno hanno pubblicato «Love Is Dead», un lavoro che dimostra la loro crescita nel corso degli anni e che li ha portati a un lungo tour europeo di successo. Qualche giorno prima del loro debutto italiano, abbiamo fatto una chiacchierata con Lauren per conoscerli meglio e capire cosa porteranno sul palco del Fabrique.

Se volete assistere al concerto dei CHVRCHES a Milano, qui trovate i biglietti: https://www.diyticket.it/events/Musica/1214/chvrches

Lauren Mayberry: «Un disco deve essere la fotografia di dove ci troviamo in quel momento»

Prima di farvi conoscere dal grande pubblico, vi siete fatti un nome anche grazie ai videogiochi. Le vostre canzoni in titoli come FIFA, Mirror Edge e soprattutto Forza Horizon hanno permesso a tantissime persone di apprezzare la vostra musica. Come vi sentite a essere un punto di riferimento per la comunità dei videogiocatori?
Iain e Martin sono dei grandi giocatori, quindi è stato davvero gratificante entrare in quel mondo. È sempre divertente essere collegati alla creatività di qualcuno e aiutarlo ad espandere il suo mondo con la musica.

Avete rilasciato tre album negli ultimi cinque anni e ognuno di essi è sembrato essere un nuovo passo verso la vostra crescita per diventare una delle band elettropop più innovative. Cosa potete dirci in proposito? State andando nella direzione che avete sempre sognato?
Ho sempre pensato che un disco debba essere la fotografia di dove ci troviamo in quel momento (sia come band che come individui) e credo che ogni nostro album lo riassuma bene. Non penso che si debba fare lo stesso tipo di album ogni volta, perché non si è mai le stesse persone che si era qualche anno prima. Tutto quello che vogliamo è fare musica che ci sembra adatta a noi, senza imporci ulteriori regole.

Secondo voi, qual è la “vostra” canzone, quella che definisce i CHVRCHES? Quella che le persone dovrebbero ascoltare per prima se vogliono iniziare a conoscervi?
Penso che «Leave A Trace» sia un perfetto esempio di quello che facciamo, sia per il suono, sia per le tematiche. Non mi rassegnerò mai all’idea che una canzone pop non possa avere sostanza. È importante per me, come autrice, essere in grado di scrivere quello che sento e di non doverlo nascondere soltanto per il genere di musica che produciamo e quindi per le idee stereotipate che le persone hanno della muscia pop.

È da molto tempo che vi aspettavamo in Italia, che tipo di show farete? Ci saranno canzoni di tutti e 3 gli album o vi focalizzerete di più su «Love Is Dead»?
Siamo davvero contenti di tornare a Milano! Abbiamo già suonato qui nel 2013 come supporter per i Depeche Mode, ma mai come headliner. Suoneremo pezzi di tutti e tre gli album.

Ci potete anticipare qualcosa del concerto? Sarà spettacolare con laser ed effetti speciali o sarà qualcosa di più intimo?
Ci siamo impegnati molto nel corso degli anni per realizzare i nostri spettacoli dal vivo, cercando sempre di trovare il giusto equilibrio tra emozioni e spettacolarità. Siamo in tour dallo scorso aprile e ci sentiamo molto preparati per suonare a Milano.

Quanto è difficile portare la vostra musica dal vivo piuttosto che realizzarla in studio? Quali sono le differenze più grandi?
Per questo album abbiamo inserito un batterista (Jonny Scott, ndr.) che precedentemente non avevamo e questo ha aggiunto un’altra dimensione al nostro sound. Questo significa che ora quasi tutti gli strumenti sono suonati dal vivo e non relegati a un computer. Iain e Martin usano diversi sintetizzatori, chitarre, bassi e campionatori, ma rigorosamente dal vivo.

Prima di salutarci, ci potete anticipare qualche nuovo progetto?
Abbiamo appena finito di registrare un EP con alcune canzoni di «Love Is Dead» in versione acustica e uscirà molto presto…