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Claudio Baglioni festeggia con Sorrisi i suoi primi 60 anni

A pochi giorni dal 16 maggio, data del suo sessantesimo compleanno, Claudio Baglioni è immerso nella preparazione di un nuovo album di inediti che vedrà la luce all’inizio del 2012...

Foto: foto pubblicata su Twitter da @claudiobaglioni

12 Maggio 2011 | 06:54 di Antonio Mustara

A pochi giorni dal 16 maggio, data del suo sessantesimo compleanno, Claudio Baglioni è immerso nella preparazione di un nuovo album di inediti che vedrà la luce all’inizio del 2012. Per questo si è imposto un silenzio stampa interrotto solo per Sorrisi, che dal 17 maggio porta in edicola tutti i suoi cd, esclusi i live. «Chissà come mai i compleanni con le decine diventano più simbolici di altri» dice. «Quando ho fatto i 50, nel 2001, ero in tour nei teatri e ogni giorno ricevevo auguri. È stato il mio anno santo. Per questa volta ho fatto in modo di essere lontano dai riflettori, così da non far coincidere i miei impegni pubblici con un evento così privato. Al massimo farò una piccola festa con 20-30 persone».

Baglioni, quanto pesano questi 60 anni?
«Sarà merito del mio lavoro, ma la verità è che non pesano molto. Chi fa questo mestiere invecchia portandosi dentro l’entusiasmo e l’energia di quando si è giovani. È un mestiere curioso, cialtrone, dinamico, che anche dopo i 70 anni ti permette di saltare su un palco senza il rischio di essere ridicolo. Insomma, arrivo a questo traguardo con leggerezza».

Lei ha curato personalmente la collezione che uscirà con Sorrisi. Quali emozioni ha provato nel ripercorrere tutta la sua carriera?
«È stato come raccogliere in poche settimane tutto quello che ho seminato in oltre 40 anni di musica. Questa collezione è il risultato di un emozionante esercizio della memoria che ha messo insieme tutti i passaggi della mia carriera. Ci vedo anche l’ideale incontro di tutti i musicisti che si sono avvicendati con me in studio, una specie di orchestra del tempo».

Che giudizio dà della sua opera?
«Guardo a questi album con un sentimento di orgoglio misto alla consapevolezza. Nel tempo sono diventati i testimoni dei miei trionfi e dei miei fallimenti. Rappresentano un’enorme tavolozza sentimentale davanti alla quale prevale la soddisfazione di poter dire “tutto questo è successo”».

Ha riscoperto qualche canzone dimenticata?
«Molte, compresa “Notte di Natale”, che non ho quasi mai proposto in concerto. Eppure è uno dei primi brani che ho portato ai Festival. La cantai alla “Gondola d’Argento” di Venezia e alla “Caravella dei successi” di Bari. In entrambe mi classificai ultimo».

L’album più trascurato?
Sicuramente “E tu come stai?”, un disco raffinato che ha avuto un impatto inferiore rispetto a quello di “Strada facendo” e “Questo piccolo grande amore”. Mi piace ricordare anche “Sono io, l’uomo della storia accanto”. Questa collezione li rimette tutti sullo stesso piano, e mi auguro che possano essere rivalutati».

Un piccolo test: il 45 giri di «Questo piccolo grande amore» andò al primo posto della Hit Parade alla fine del 1972. Ricorda quale canzone spodestò?
«Ricordo solo che era un brano strumentale…».

Il tema del film «Il Padrino» nella versione di Santo & Johnny…
«Beh, c’è voluto coraggio a mettersi contro il Padrino… si vede che già allora ero un artista antimafia».

Come ricorda quei giorni?
«Ero reduce da un viaggio promozionale in Polonia e in Cecoslovacchia, dove curiosamente ero già famoso, mentre in Italia i primi due album erano stati ignorati. Pensavo di mollare per tornare a studiare architettura. La notizia del primo posto ebbe in me l’effetto di una bomba di profondità. Tornando a casa in autobus, guardavo le finestre e pensavo: “Forse lì dentro c’è qualcuno che mi conosce, che ha comprato il mio disco e adesso lo sta ascoltando”».

Come procede la lavorazione del nuovo album?
«Sono avanti con due progetti, ma negli ultimi tempi ho dovuto rallentare per dedicarmi ai grandi problemi di Lampedusa, la mia seconda patria. Ogni progetto prevede un disco da affiancare a qualcos’altro, magari un libro. Nei prossimi giorni deciderò a quale dei due dare la priorità con l’obiettivo di finire entro la fine dell’anno, al massimo nei primi mesi del 2012. Uno dei progetti prevede molta elettronica, con uso di suoni sintetizzati. L’altro invece è prevalentemente acustico».

Ha mai pensato di fare un musical alla «Mamma Mia!» con tutte le sue canzoni più famose?
«Ci penso da una vita. I primi a propormelo furono Garinei e Giovannini dopo il successo di “Questo piccolo grande amore”. Quest’anno mi era stata proposta un’operetta musicale basata su “Gagarin”, un pezzo dell’album “Solo” dedicato al primo uomo nello spazio. Ma poi non se ne è fatto niente. Tra l’altro, “Gagarin” è un brano in cui oggi mi identifico molto. Si conclude con il verso “E ancora adesso io volo”».

Per finire, un altro test: oggi chi è primo in classifica?
«Questa proprio non la so. La classifica, che tanto mi ha fatto palpitare per tutta la prima metà della mia carriera, oggi non la seguo più. Forse perché se è vero che al successo si fa l’abitudine, l’insuccesso dà sempre molto dolore».