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Adele Live 2016: la recensione del concerto a Verona

28 e 29 maggio 2016, due date che entreranno nel cuore di migliaia di persone: ecco perché

29 Maggio 2016 | 11:35 di Alessandro Alicandri

«Scusate, nel mio repertorio non ci sono molte canzoni allegre». E tutti giù a ridere. Ci sto provando, credetemi, a raccontarvi la prima delle due date di Adele all'Arena di Verona (la prima del 28 maggio, la seconda è il 29) ma è già quattro volte che cancello tutto: spiegarvi cos'è stato, non è facile. Potrei limitarmi alla cronaca e raccontarvi del suo ingresso dalla platea in mezzo al pubblico sulle note di «Hello», oppure delle sole 19 canzoni in due ore perché ha alternato il suo repertorio a momenti di comicità esilarante in puro stile stand-up comedy, ma anche questo non basterebbe.

Il concerto in cui tutti avrebbero dovuto «piangere» tra una ballad e l'altra è diventato molto di più: un live dal sapore teatrale, dove Adele non occupa più di un metro quadro di palcoscenico ma appena pronuncia una sola parola nel suo inglese dell'estremo nord di Londra, il silenzio è totale, anche lei se n'è accorta: l'attenzione per le sue parole non solo ha «riempito gli spazi» ma ha dato spessore e unicità a un concerto già sulla carta eccezionale.

Non ci è ancora chiaro come facesse, ma aveva uno sguardo sul pubblico degno di un falco: notava cosa succedeva tra le persone, le raccontava dal palco ad alta voce. Ha creato un'atmosfera di coinvolgimento assoluto da chi stava sotto di lei fino all'ultimo dei gradoni dell'Arena di Verona. L'ha fatto senza fuochi d'artificio, senza effetti speciali. Il niente che diventa tutto, con il suo vestito nero di brillanti e una tazza dalla quale, dopo ogni brano, beveva qualcosa.

Nessuno si è presentato a Verona per capire se effettivamente la sua voce è come ce la si aspettava, perché su questo non c'erano dubbi. Il pubblico è andato lì per capire quanto grande sarebbe stata la sua grandiosità. Quando continuava a dire di aver 28 anni, le persone non erano disposte a crederci. Come fai a essere già così speciale, come?

È così giovane, professionale, «alta» e non affetta da alcuna forma di divismo. Il suo canto nel bel mezzo di un tour infinito (entro l'anno supererà le 100 date) conserva le emozioni di brani che non sono solo entrati nel nostro cuore per caso e fortuna, ma che lei continua a vivere e raccontare con il trasporto della prima volta.

Una sezione d'archi e una formazione di band acustica più tre coriste hanno offerto un senso intimo e avvolgente. Tutto quello che succede sul palco non nasce per lasciarci senza fiato, ma per coccolarci. Ci ha ricordato, perché alcuni artisti del pop internazionale a volte se lo dimenticano, che la musica non è speciale solo nei suoi numeri e nei suoi gradi di successo: la musica è potere curativo, è capacità di arrivare molto più lontano e in profondità di qualsiasi mezzo di trasporto, è sopratutto lo strumento primario per sentirci meno soli. Ci ha riportato all'essenza.

Quel suo alternarsi di eleganza e grezza ironia di chi viene dal basso e non fa finta di non esserlo (epico il suo racconto della cover per cellulare di Kim Kardashian che si illumina quando sorridi per migliorare i selfie, ma potremmo farvi mille esempi), quei suoi sguardi emozionati verso il pubblico, quella sua continua voglia di raccontarsi e divertire, quel suo desiderio inesauribile di comunicare: che spettacolo!

Chiunque abbia preso parte a questo concerto non vi dirà di aver ascoltato solo della buona musica, non vi dirà solo di aver vissuto una delle esperienze musicali più belle della propria vita. Vi dirà di aver preso finalmente contatto con una persona stupenda, che porta nelle nostre vite ispirazione, serenità e desiderio di vivere con amore e leggerezza. Questa non è una cantante, è Adele.