Home MusicaConcertiAlanis Morissette in concerto a Milano: gli Anni 90 non finiscono mai

Alanis Morissette in concerto a Milano: gli Anni 90 non finiscono mai

Dopo una pausa di sei anni la cantautrice canadese è tornata in tour, il 25 luglio all'Ippodromo di San Siro per il Milano Summer Festival

Foto: Alanis Morissette all'Ippodromo di Milano  - Credit: © Splashnews

26 Luglio 2018 | 12:24 di Manuela Puglisi

Dopo Roma e Pistoia è toccato a Milano, per la precisione al Milano Summer Festival, ospitare Alanis Morissette. Dopo una pausa di sei anni è tornata sui palchi di tutto il mondo nel 2017, partendo dagli Stati Uniti, ed è approdata in Europa qualche giorno fa, passando per l'Ippodromo di San Siro la sera del 25 luglio.

Il concerto si apre con l'energia volitiva di «All I Really Want» e mette subito in chiaro che chi sa a memoria «Jagged Little Pill» - il disco che ha segnato l'esplosione internazionale della cantautrice canadese e ha vinto nel 1995 il Grammy come miglior album - non rimarrà deluso. Seguono «21 Things I Want in a Lover» (dal più recente «Under Rug Swept», del 2002) e «Forgiven», al terzo brano la sua voce e la sua Fender Stratocaster tempestata di cristalli neri sbarluccicanti si sono ormai scaldate, pronte per la prima grande esplosione di sing along della serata. Su «You Learn» il pubblico inizia a sfogarsi, ma è solo un assaggio del segmento finale. Prima c'è spazio per «Guardian» (tratta dal suo ultimo album «Havoc and Bright Lights» del 2012) che ha scritto per il suo primo figlio e per «Everything» («So-Called Chaos» del 2004) nel cui video, ricordiamo, assistevamo al taglio della sua chioma leggendaria.

Arriva il momento che tutti aspettavano, il momento di perdere la voce su «Head over Feet» e «Hands Clean». Il momento di cantare all'uninsono «An old man turn ninenty-eight» e «It's like rain on your wedding day» con «Ironic», di ripensare a tutti gli amori finiti male che hanno lasciato un gran “casino” nelle nostre vite con «You Oughta Know» e sentire la voce arrochirsi urlando con Alanis (perché lei canta e noi possiamo solo urlare). A chiudere ci pensano «Uninvited» - dalla colonna sonora di «City Of Angels», remake del 1988 di «Il cielo sopra Berlino» di Wim Wenders - e «Thank U» che, in caso quell'anno aveste avuto altro da fare, è quella del video in cui lei si mette letteralmente a nudo, passeggiando per la città (e i suoi supermercati) coperta solo dai suoi lunghissimi capelli.


E se il pubblico la mattina dopo il concerto si sarà ritrovato con l'ugola un po' affaticata, è difficile che sia successo lo stesso alla cantautrice canadese. Lei non ha perso un decilitro di voce, non ha perso nemmeno mezzo tono, non una goccia della sua grinta. Corre da un lato all'altro del palco nei suoi pantaloni di pelle nera (a luglio, a Milano, in un Ippodromo prevedibilmente infestato dalle zanzare) e riempie l'aria con la sua voce di sempre, delicata ed energica, graffiata e angelica al tempo stesso. E potente, tanto che per gran parte del tempo deve allontanare il microfono di svariate manciate di centimetri.

Non avrà più i capelli lunghi fino alla vita, ma si vede che è in fondo sempre la stessa. Anche se ha superato i quaranta è la stessa Alanis Morissette che da metà degli Anni 90 in poi ha detto a molte donne (e a molti uomini) che anche loro possono essere arrabbiate, possono urlare quello che vogliono e quello che non vogliono dalla vita. Anche loro possono essere tormentate e irrequiete, coi pensieri e la vita sottosopra, sbagliare e far soffrire, sprofondare nella solitudine e rialzarsi.