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Alessandra Amoroso: Vivere a Colori Tour. La recensione

30 maggio 2016, le emozioni del nuovo concerto, sul palco del Mediolanum di Milano

Foto: Alessandra Amoroso

31 Maggio 2016 | 01:06 di Alessandro Alicandri

Quando si entra a un concerto di Alessandra Amoroso, questo succede più o meno dal suo primo tour, si respira sempre l'aria di un Paese a statuto speciale, un luogo dove le regole scritte e non scritte più comuni diventano, varcata la soglia del luogo prefisso, altre. Nella data di Milano del 30 maggio 2016, quel piccolo miracolo al Mediolanum Forum si rinnova: una forma di serenità che si trova solo sotto e sopra il suo palco si percepisce nell'aria. Questa volta cercheremo di capire perché.

Era un live importante perché espressione di un album speciale. Alessandra oggi con "Vivere a colori" ha trovato una strada del tutto personale, dove la sua identità privata diventa espressione musicale pubblica e i sentimenti struggenti che l'hanno resa celebre in Italia e di recente anche all'estero , abbracciano una rinnovata freschezza. Una freschezza che non insegue solo le mode musicali da classifica, ma racconta chi è lei in modo evidentemente congeniale.

Il vero tratto distintivo della scenografia del concerto sono le circa 200 lampade sferiche che sovrastano il palazzetto e accompagnano con i loro movimenti computerizzati 23 canzoni della scaletta per due ore piene di concerto. Dietro di lei, una decina di schermi raccontano i brani tra grafiche, video e animazioni. Per la prima volta nella sua carriera, il palco appare come un'estensione di Alessandra. Sembra un abito fatto su misura per lei, che però si è cucita da sola non per essere perfetto, ma per essere comodo.

Non ci sono eccessi, non ci sono effetti speciali, non ci sono trovate sceniche che puntano tutto sulla spettacolarità. Il "Vivere a Colori Tour" pone il fuoco sulla musica, su Alessandra ma soprattutto sulla connessione tra lei e il suo pubblico, spesso illuminato, per gran parte del concerto protagonista (come nel momento del flash-mob sulle note di "Amore Puro", uno dei momenti più emozionanti del concerto) Come spesso è capitato, Alessandra fa concerti "senza transenne" tra lei e la sua gente.

Questa "semplicità" è una giostra che ti incanta, con i brani di repertorio più famosi e una carrellata piuttosto completa sul suo ultimo lavoro discografico. Le canzoni più datate acquisiscono una veste nuova, spesso "rinfrescata" senza alcuno stravolgimento. Qualche volta c'è qualche percussione in più (in "Stupida", ad esempio), qualche volta c'è un'atmosfera più estiva e reggae (in "Non devi perdermi").

Al centro della scaletta si concede una sequenza di brani lenti, dove porta quell'anima di repertorio elegante e romantico che è un po' alla base del suo ricettario. Ecco, forse qui avrei fatto un lavoro di ricerca sui brani del suo passato, anche meno noti, votati a quella leggerezza che ha cercato e poi trovato.

Il risultato complessivo di questo concerto si misura però nella capacità di mostrare il suo "stato di felicità": un mix di gratitudine, fiducia e una forma di abbandono verso il pubblico che ricorda quando fai lo stage diving. Avete presente? Ti butti tra la gente perché aspetti che ti prendano senza correre alcun pericolo. È come se per due ore lei avesse fatto uno stage diving andato benissimo.

Il "Vivere a colori tour" è un concerto divertente, colorato, che racconta l'Alessandra di ieri e di oggi in una luce nuova che la rende bellissima. Il pubblico in questo luogo "a statuto indipendente" è scomposto e senza freni. Non si è lì per essere alla moda, si è lì per essere felici.

Alessandra, più passa il tempo più ce ne rendiamo conto, ha una dote rara: non ha mai paura del pubblico. Con loro gioca a carte scoperte, senza posta in gioco, senza ansia, senza trucchetti, in trasparenza. È così che si entra nel cuore del pubblico? Forse. È così che ci si rimane stabili e forti nel cuore della gente per tutti questi anni? Sicuramente.