Home MusicaConcertiBeyoncé e Jay-Z portano il loro vero amore a San Siro

Beyoncé e Jay-Z portano il loro vero amore a San Siro

L'OTRII tour è passato il 6 luglio per Milano e i Carter hanno spiegato a tutti come si mette in piedi un indimenticabile spettacolo pop che è quasi un'esperienza religiosa

Foto: Beyoncé e Jay-Z a Milano  - Credit: © beyonce.com

07 Luglio 2018 | 17:00 di Manuela Puglisi

Non sono state certo la grandine o la pioggia che si sono abbattute su Milano a poco meno di un’ora dall’inizio del concerto a fermare i fan di Beyoncé e Jay-Z. "The Carters" sono tornati a girare il mondo insieme con l’OTR II tour e venerdì 6 luglio, dopo essersi materializzati a cena in un’osteria milanese, calcano il palco di San Siro lasciando a bocca aperta e con la pelle d’oca i 50.000 presenti.

Mettono fin da subito in chiaro le cose e sull’enorme schermo che sovrasta le due passerelle con tanto di tapis roulant campeggia un avvertimento: «This is real life». Questa è vita vera, ci avvisano, immagini del “gangster e della regina” scorrono a documentare la loro storia d’amore. Si inseguono, si amano, litigano, mettono su famiglia, si avvicinano e si allontanano, si sposano, si tradiscono (chi più chi meno). Come ogni vero amore il loro è complicato, ricco di sfumature, è dolore e felicità, ma non cambia mai. «Love never changes», «Love is universal» sono le due frasi che precedono il loro ingresso. Mano nella mano e completamente vestiti di bianco, vengono accolti dal boato del pubblico che ammutolisce di colpo quando Queen B avvicina il microfono e intona le prime note della serata, facendo rabbrividire tutti. Poi è Jay-Z a far saltare e ballare, il concerto inizia con le sue «Holy Grail», «Part II (On the run)» e «03 Bonnie & Clyde». Ma è su «Drunk in love» che lo spettacolo decolla e si leva dallo stadio un coro di voci incitato dalla stessa Beyoncé che agitandosi come solo lei sa fare urla «Più forte!».

I coniugi si alternano, cantano insieme, mescolano il soul col pop e l’hip hop. In questo imponente spettacolo - che non si può certo definire sobrio, ma che allo stesso tempo ha tutto quel che serve e niente di più - non mancano coreografie, esplosioni, colonne di fuoco il cui calore arriva fino alla tribuna stampa e nemmeno i musicisti, posizionati su una griglia a quattro piani (che ricorda il video di «Jailhouse Rock» come nella migliore tradizione americana) che si svela quando il maxi schermo si divide sul palco.

Se la regina è inequivocabilmente lei e lui non fa altro che ricordarlo ogni volta che la invita a tornare sul palco, come c’era da aspettarsi anche Jay-Z non scherza. Porta a San Siro quella che ormai è la storia del rap, il suo flow è instancabile e suona quasi meglio nei due rari momenti in cui la musica tace e rimane solo la sua voce. «On to the next one», «Niggas in Paris» e «The Story of O.J.» fanno esplodere lo stadio: un fiume di mani si muove a tempo, un mare di teste salta su e giù. Con la sua «99 problems» ci porta nel vivo del secondo filone dell’opera dei Carter, dopo il loro intramontabile amore. È quello dell’impegno politico a della difesa dei diritti degli afroamericani, ma non solo. Il rapper indossa un giubbotto antiproiettile, mentre sullo schermo vengono proiettate le foto segnaletiche di personaggi famosi: dal reverendo Jesse Jackson a Mick Jagger, da David Bowie a Nicki Minaji, da Snoop Dog a Jane Fonda e Frank Sinatra. Proprio la situazione (che definire critica sarebbe davvero poco) del sistema delle carceri americane è molto cara al signor Carter che produrrà una docuserie al riguardo per Amazon.

Il terzo argomento? Il femminismo moderno, ovviamente. Con «Flawless» e «Formation» Beyoncé ci ricorda perché tante, più o meno giovani, guardano a lei come modello di donna forte e indipendente, madre a capo di un vero e proprio impero economico. E umana. Con «Don’t Hurt Yourself» tira fuori tutto il dolore che anche una regina della musica come lei può provare. A farle da controcanto le scuse, commoventi, di Jay-Z che con «I Care/ 4:44» e «Song Cry» si aggiudica il momento accentino (o meglio, luci dei telefoni) della serata.

I Carter, insomma, sanno benissimo come mettere in piedi un grande spettacolo, mescolando abilmente gli ingredienti. Un momento sono potenti e grintosi, quello dopo soavi e delicati, come la vita. Perché come ci dicono loro stessi «Questa è la vita vera», «Questo è vero amore».