Cesare Cremonini riparte da San Siro: «Credo ancora nella magia della musica»

Da San Siro inizia il viaggio musicale del cantautore bolognese: le dichiarazioni e il racconto del concerto

14 Giugno 2022 alle 10:23

Un tour dall’anima teatrale, in equilibrio tra arte e intrattenimento «Vedremo se sarà una scommessa vincente, ma io credo fortemente nella magia della musica». Al suo secondo tour negli stadi, con oltre vent’anni di carriera sulle spalle, il performer Cesare Cremonini torna a San Siro con gli occhi che brillano, quelli delle prime volte, e una voglia indomabile di raccontare, cantare ed esibirsi dopo quasi quattro anni di stop.

Uno show che raccoglie «tutte le ultime esperienze musicali, ma anche di vita, di creatività e desiderio che si è espanso all’infinito cambiando tutto» ci racconta poche ore prima del concerto «Sono cresciuto insieme a questo progetto, mi ha portato in territori dove non sono mai stato e penso possa portare un valore aggiunto al pubblico».

Più di un karaoke a cielo aperto «qui c’è una sfida in più: rendere lo stadio un luogo artistico e musicale» sostiene Cesare, dopo aver fatto un lavoro puntiglioso e di grande intensità negli ultimi anni per costruire uno spettacolo in grado di riflettere i suoi molteplici cambiamenti come artista e portare sempre con sé tre generazioni di pubblico, «non credo sia un'ambizione facile» ammette.

«Riapriamo le danze» e così sia: più di 55mila persone, grintose ed emozionate, tornano a guardarsi negli occhi respirando la bellezza e la libertà della musica dal vivo, che tanto ci è mancata in questi anni di non ripartenza. Un lungo periodo che Cesare ha riempito con la scrittura e la composizione de “La ragazza del futuro”, il (corposo) settimo album che trova il suo spazio anche dal vivo: «In questi brani avevo una visione offuscata del futuro, mi ha messo in crisi come artista ma ha creato tante nuove suggestioni confluite in questo tour. Dubito che il pubblico che mi segue si aspetti quello che vedrà».

Proprio dall’ultimo lavoro discografico si inaugura una scaletta di 28 brani, divisa in set tra intermezzi strumentali e singoli di successo: «Ho bisogno di qualcuno che mi indichi la strada…» canta mentre le porte del grande led iniziano ad aprirsi. Davanti a noi il “The Gate” («L’ho ribattezzato così!» ci dice l’artista), un portale tridimensionale di 22 metri di altezza in grado di dare profondità e incorniciare lo spettacolo con effetti scenici, laser e pirotecnici. Un grande lavoro scenografico perfettamente allineato all’andamento sonoro dello show: a volte leggero e raffinato, altre rock, elettronico o super pop, nulla fuori posto nell’uso dei visual o delle numerosi luci sul palco.

«È sfidante portare un progetto artistico così: tutto questo è entusiasmante, mi permette di rischiare anche se la paura di fallire…quella c’è sempre. Questo è il mio modo di stare nel mondo della musica» continua a raccontarci poco prima di dedicarsi alle prove della serata.

Look scintillanti, giacche glitterate e una presenza scenica invidiabile: «Voglio ricostruire in voi ricordi bellissimi, vorrei che fossero immagini da non dimenticare mai» dice Cesare in una delle poche chiacchierate con il pubblico. Avanti tutta con inni sensuali e ritmati, da cantare tutti d’un fiato o da rimanerne ipnotizzati al primo ascolto: arrangiamenti ripensati per “Chimica” o “MoonWalk” insieme al violinista Davide Rossi, spunta (virtualmente) Jovanotti per una versione elettrizzante di “Mondo” e non si può fare a meno della bellezza sonora de “Il comico”.

Tra l’esecuzione di “Colibrì” e “Buon viaggio” c’è la canzone che non ti aspetti: prima volta in scaletta per “Qualcosa di grande”, grande hit dei Lunapop che viene eseguita interamente in acustico al centro palco. Una liberazione di ricordi, aneddoti e fantasie che trovano la massima esplosione in “50 special”, immancabile pilastro nostalgico che condensa l’adolescenza spensierata tra i colli bolognesi, ma anche l’amicizia con Nicola Balestri, per tutti Ballo. Tra i momenti più profondi della serata, il duetto virtuale con Lucio Dalla: «Non è un omaggio, ma volevo stare lì con lui scegliendo una canzone come “Stella di mare”, perfetta per quest’avventura».

Dopo aver abbracciato gli amici in prima fila, compreso Valentino Rossi, il cantautore bolognese si concede l’ultimo saluto con il pubblico milanese: partono “Nessuno vuole essere Robin”, “Al telefono” e “Un giorno migliore”.

«Sono immagini che non dimenticherò mai» dice emozionato guardando, ma soprattutto ascoltando, gli applausi dagli spalti: ora, si va verso Torino, Padova, Firenze, Bari, Roma e il gran finale a Imola per il primo raduno della sua carriera​​. E infine promette: «Quando l’arte si fonde all’intrattenimento, si assicura una vita più lunga ai grandi progetti. Tradurremo questo concept per i palazzetti, stiamo definendo in questi giorni una nuova tournée indoor».

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