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Ecco come nasce un concerto di Elisa

La cantante ci ha invitati nel suo camerino per svelarci i segreti di un tour che sta incantando migliaia di fan

Foto: Elisa durante il concerto. Il suo tour il 6 dicembre a Catania, il 9 a Bologna, il 12 a Firenze e il 17 a Roma  - Credit: © Pigi Cipelli

05 Dicembre 2019 | 15:42 di Francesco Chignola

Fuori dal Forum di Assago, alle porte di Milano, centinaia di persone si mettono in coda sotto la pioggia battente. Dentro, regna un silenzio irreale, si avverte solo il brusio dell’aria condizionata. Almeno fino a quando Elisa sale sul palco.

A quel punto, quando senti la sua voce, capisci perché questa serata sia speciale per così tanta gente.

Ma non tutti i fan che stanno per entrare sanno quanto lavoro ci sia dietro a questi concerti. «Si comincia alle 7 del mattino, per le 15 dobbiamo aver montato tutto» ci racconta intanto Giulio Koelliker, fedele direttore di produzione di Elisa da 19 anni. Che ci svela un segreto: il palco è su ruote. «Viene montato dal lato opposto del Palasport e poi spostato sotto le luci, per ottimizzare i tempi. La nostra squadra è composta da una quarantina di persone, più un centinaio che cambia ad ogni tappa». Koelliker ha iniziato come fonico di Elisa e ora dirige i lavori dei suoi tour. «Siamo gli stessi da anni, ormai è come una seconda famiglia».

Alle 19, quando tutti vanno a cena, Elisa si rilassa in camerino con il marito, il chitarrista Andrea Rigonat. La raggiunge Caterina Caselli, prima produttrice a scommettere su di lei. Nonostante Elisa abbia cambiato casa discografica, tra le due c’è ancora una profonda amicizia.

Il camerino è blindatissimo per tutti gli altri: prima di un concerto ci vuole la giusta tranquillità. Per noi di Sorrisi Elisa fa un’eccezione. E quando ti avvicini vedi l’emozione nei suoi occhi: «I palasport mi permettono di lasciarmi andare» ci racconta. «Nei teatri sei vicina al pubblico ma hai anche più paure, ti senti sotto esame, qui puoi permetterti di “picchiare” di più. E da quei boati ti arriva un’energia incredibile».

Ogni decisione, qui, passa da lei: «Mi piace mettere le mani dappertutto» dice, ridendo. «Ma in realtà è un lavoro di squadra. In campo ci sono tre mondi che si devono parlare: la musica, i video e le luci. Tutto va preparato con largo anticipo, invidio le band che scelgono la scaletta 15 minuti prima».

Raccolte le energie e la concentrazione, Elisa sale sul palco per un concerto di più di due ore che incanta oltre diecimila fan, mescolando pezzi vecchi e nuovi in un flusso naturale. «Mi riconosco ancora nelle canzoni di 20 anni fa, vedo un Dna comune nelle mie melodie» ci ha spiegato poco prima. Durante lo show c’è spazio per messaggi in difesa delle donne e del pianeta: Elisa vuole che la gente non riporti a casa soltanto il brivido delle sue note.

Finito lo show, indossa un accappatoio nero e torna dietro le quinte circondata dai membri più stretti della sua squadra e da pochi amici. Elisa è stanca ma sorride a tutti: «Che botta pazzesca» dice. Sono le 11 e mezza, lentamente il Forum si svuota, le macchine piene di persone sorridenti si mettono in coda per entrare in tangenziale. Intanto, i tecnici stanno già lavorando per smontare la grande macchina del tour e ripartire. Perché domani si ricomincia da capo.