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17 Maggio 2018 | 09:04

Emma, Essere Qui Tour: il racconto del concerto

Il 16 maggio l'artista dona tutta se stessa, senza cinture di sicurezza

 di Alessandro Alicandri

Emma, Essere Qui Tour: il racconto del concerto

Il 16 maggio l'artista dona tutta se stessa, senza cinture di sicurezza

17 Maggio 2018 | 09:04 di Alessandro Alicandri

Emma prende i riflettori puntati sul suo personaggio, li sposta e li mette addosso alla sua musica. La prima data del 16 maggio che inaugura l'«Essere qui Tour» rappresenta uno spartiacque tra il passato e il presente dell'artista. Lei stessa ci tiene a definirlo "concerto" e non uno "show", proprio perché gli strumenti e la sua voce sono l'unico rilievo in un quadro fatto di canzoni... e basta.

Lo fa in linea di coerenza con quell'atto di libertà che è «Essere qui», un album dove ogni scelta è pesata per rappresentare i desideri di chi quei brani li canta. Un fatto per nulla scontato. Dopo otto anni di carriera, Emma sa molto bene cosa vuole e come ottenerlo. Magari ha scontentato qualcuno, ma per fare felici tutti si rende spesso infelici se stessi. Un fatto fin troppo comune.

La scaletta dell'«Essere qui Tour» si muove bene tra il nuovo repertorio e i classici del passato, riarrangiati in una chiave spiazzante. C'è una band di pregio, tanto funk, sonorità acustiche, un po' di soul e nessuna etichetta. È bello notare come i pezzi più recenti siano già entrati nelle ossa del suo pubblico dopo così poco tempo. Molti brani, anche se non sono diventati singoli, hanno già preso posto tra i brani più cantati dalla sua gente.

È questo il segnale più chiaro dello stato di salute dell'artista.

Emma in due ore di concerto si spoglia. Lo fa cambiandosi direttamente sul palco, nascondendosi dietro un gioco di luci e ombre. Lo fa anche con gli abiti usati: da neri, diventano poi colorati e infine trasparenti. Si denuda nella struttura del palco, senza geometrie particolari e molto vicina ai suoi fan. Li abbraccia a inizio concerto, entrando "dal basso". In molte fasi del live, si fa toccare dalle transenne senza filtri di sicurezza.

A parte sugli occhi, il suo volto non ha trucco.

Sul palco ha parlato onesta di questa sua fase di carriera, di quello che un po' la ferisce, anche se magari orgogliosa ammette che no, è più forte di tutto. Ha affrontato temi delicati come l'aborto, il bullismo, l'omofobia. Parla alla sua gente come parlerebbe ai suoi amici più cari. Abbandonarsi al pubblico non è facile. Non mettere muri ha il suo prezzo. Trasformare un concerto in un atto di fiducia, è un fatto così raro.

La scenografia ricorda quello di un piccolo club. Dietro di lei campeggia la scritta "Exit". Dopo aver affrontato in questi anni montagne russe fatte di insicurezze e ferite, difesa dal suo talento e da un repertorio vibrante, questo è il tour di cui Emma aveva bisogno. Per ricordare a se stessa da dove è arrivata e per mostrare a tutti dove vuole andare. Dietro di lei ci sono le maniglie anti panico, ma lei non scappa: corre addosso al suo pubblico e salta su di esso a occhi chiusi, con il sorriso stampato in volto, senza avere più paura di cadere. 

L'articolo verrà a breve aggiornato con le foto ufficiali del concerto.

Le dichiarazioni a fine concerto

«Credo di aver dato tutto sul palco. È lo show più sincero che abbia mai prodotto, il più attaccato a quello che sono umanamente. Ho cominciato a costruirlo quando ancora il disco non era chiuso»

«Oggi si fanno i dischi per fare i concerti. Se potessi fare solo i live senza per forza fare i dischi, per me non sarebbe un problema».

«Il palco che ho costruito mi ha dato la possibilità di vedere il pubblico e sentire quello che prova. Avevo bisogno di percepire le loro emozioni. È molto diverso da leggere i feedback su Internet. È solo qui che provi con mano i risultati del tuo lavoro, durato due anni e per il quale mi sono posta tante domande».

«Oggi mi sento bene, mi sento me stessa. Sento di aver dato tutto quello che potevo dare nel limite delle mie capacità».

«Mi sono spogliata sul palco con un gioco di ombre perché non ho niente da nascondere, perché il cambio d'abito è parte dello show. Volevo che tutti vedessero tutto.  Non ho mai abbandonato il palco per tutto il concerto».

«In ogni parte del live ho interpretato un "personaggio". Nella prima parte ero simile a me stessa, la Emma di tutti i giorni, nel secondo ho mostrato eleganza e parlato di temi delicati, sono stata più cantautrice. Alla fine mi sono trasformata in regina della notte, dando la scarica di adrenalina finale sentendomi bella, giocando con la mia femminilità».

«A volte dico di essere goffa perché quando parlo mi viene spesso da piangere. Non so dire le cose nel modo giusto a volte, volevo ringraziare per bene, ma non so ancora di preciso come si fa».

«Il palco è la riproduzione di un piccolo locale, ho disegnato il palco ed è stato riprodotto esattamente come l'avevo pensato»

«In questi anni di carriera ho imparato a mettere da parte le mie insicurezze. Sul palco oggi mi sento una persona migliore, non mi sento insicura, mi sento amata, forte. Volevo ricordarmi chi ero quando ancora nessuno ascoltava la mia voce e disperatamente volevo suonare».

«Tratto chi mi ascolta convinta che siano persone intelligenti. Nella vita basta buttare un semino per far crescere una pianta di curiosità, per far crescere domande. Credo di non avere un pubblico ottuso e pecora, mi rispetta e li rispetto. Per quello ho il coraggio di dire a loro quello che penso».

«Quando parlo di me sul palco è perché voglio mettere i puntini sulle i. L'ho fatto in televisione e lo devo fare anche davanti alla mia gente. Oggi più che mai mi rendo conto che i numeri e la qualità non vanno sempre di pari passo. Io ad un certo punto decido che dei numeri non me ne frega niente: metto il fuoco su chi lavora e la fa bene. Il resto è un dato, ha molta importanza per gli addetti ai lavori, meno per me».

«Oggi i cantanti hanno delle pressioni che una volta non avevano. Noi accumuliamo ansie continue, rischiando di rimanere incastrati in una situazione che non ci rende felici. Io mi sono liberata da ogni incastro, agendo liberamente in ogni fase del processo. L'ho fatto in questo album e anche nel tour».

«Quando vivi di musica più lavori e più cresci. Se ti focalizzi sulla musica, con il tempo diventi un fiume in piena. Non sono mai stata così energica e con così tanta voglia di fare. So già cosa fare nel prossimo disco e a dirla tutta, non è detto che questo lavoro su nuove canzoni, lo abbia già fatto».

Riferendosi a Giuliano Sangiorgi, presente al concerto: «Amo gli artisti come lui, che non ragionano con la legge del supermercato».

«Questa volta ho suonato perché era giusto che alzassi l'asticella. Non potevo farlo prima: avrei fatto bruttissime figure. Sto studiando e studierò per migliorarmi come musicista in senso stretto».

Una giornalista le chiede se durante lo spettacolo fosse arrabbiata: «Se voi vedeste le mie foto da piccola, notereste subito un mio broncio naturale. Sono sempre stata una bambina molto pensante. Mia madre sperava che fossi un po' più stupida. Ho un problema di forte attenzione per quello che mi circonda, quindi tutto mi coinvolge e tutto mi colpisce. È un po' un pregio e un po' un difetto, ma è quella che sono».

Le esibizioni più belle

Vi segnaliamo con * le esibizioni più belle. Con ** quelle fondamentali 

L'isola *
L'amore non mi basta
Portami via da te **
Le ragazze come me
Trattengo il fiato
Facciamola più semplice **
Occhi profondi *
Schiena

Nel posto più lontano
Sorrido lo stesso
Amami
Mi parli piano *
Calore **
Luna e l'altra
Quando le canzoni finiranno *
Le cose che penso *

Effetto Domino
Cercavo amore **
Sottovoce
La mia città * 
Malelingue **
Il paradiso non esiste
Coraggio **