Home MusicaConcertiErmal Meta, «Vietato Morire Tour»: il segreto della sua forza

Ermal Meta, «Vietato Morire Tour»: il segreto della sua forza

La recensione del concerto del 7 maggio 2017 all'Alcatraz di Milano

Foto: Ermal Meta  - Credit: © Pigi Cipelli

08 Maggio 2017 | 01:44 di Alessandro Alicandri

Qual è la vera forza di Ermal Meta? Molti indizi li avevo già per le mani, ma era questa la domanda alla quale cercavo risposta vedendolo per la prima volta dal vivo in un suo concerto, il 7 maggio 2017 all'Alcatraz di Milano.

Lì ho avuto le risposte a tutte le mie domande.

Ermal è essenzialmente un performer straordinario e su questo non si possono fare molti giri di parole. In due ore di concerto e 23 canzoni, ha dimostrato di essere tante cose perché il suo repertorio lo aiuta a portare in scena tutto se stesso.

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Il racconto intimo del cantautorato acustico, i suoni scatenati del moderno pop, l'atteggiamento rock con un perfetto feeling con la band. Tutte caratteristiche che appartengono a chi è completo nel modo di intendere la musica e di chi vive il concerto non come un fatto personale, ma come un fatto che riguarda tutti. Lui, la band e la sua gente.

Sua, esatto. Perché la forza di Ermal è tanto nel pubblico. Certo, è la benzina di tutti gli artisti, ma non sempre è sempre anche motore, finitura cromata e cerchi in lega. Ermal è molto fortunato: il suo pubblico non è quello di Sanremo e non è quello di Amici... è l'estensione omogenea di chi lo segue da sempre. Per quello "la sua gente" appare così compatta. In tutto questo l'artista, nell'era in cui il cantautorato sta rinvigorendo il suo fuoco, ha buttato nel cestino ogni pregiudizio concettuale, vero o simulato, spalancando le sue braccia al pubblico in modo così ampio da abbracciare tutti allo stesso modo.

C'è qualcosa che avete visto al Festival, c'è qualcosa che avete visto ad Amici, ma c'è qualcosa che potete vedere solo sul palco di un suo live. La potenza di brani come «Lettera a mio padre», «Piccola anima» si triplica in brani ormai di suo repertorio come «Amara terra mia», dove non replica l'eccellente performance televisiva, ma riesce a renderla ancora più potente, più "estrema". Indimenticabile.

Nella scaletta, come aveva già dichiarato prima dell'inizio di questo ciclo di date, c'è tutto. Le canzoni de «La fame di Camilla», le canzoni scritte per altri (bellissima la versione di «Straordinario» cantata originariamente da Chiara) e il suo repertorio che in soli due album è fatto quasi solo di brani entrati nel cuore del pubblico, anche se non sono singoli. Da «Vietato morire» alla meno nota «Voce del verbo», i suoi pezzi sono quasi tutti certificati disco di platino nel cuore della gente.

Se mi fosse chiesto di usare meno parole per raccontare questo concerto, con una sola parola direi "solido". Ermal è ancora un po' pensato come un esordiente, eppure la sua storia, personale e di carriera, ha già tanto alle spalle: è fatta di costruzioni e demolizioni, ricostruzioni e ripartenze. Se la analizzi bene puoi vedere ogni singolo mattone e ogni singolo mattone dell'edificio del suo successo è oggi lì davanti a te, quando suona, quando gli "scappa" la chitarra, quando una ragazza non si sente bene, quando il pubblico è già caldissimo dalla prima nota del primo brano, in ognuno dei brividi e delle emozioni di questo bel concerto, quando dice che la normalità è il vero incantesimo.

Per questo è così forte.