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Expo 2015, il backstage di «Allavita!» del Cirque du Soleil

Abbiamo fotografato il davanti, ma soprattutto il dietro le quinte, dello show che la compagnia canadese proporrà a Rho sino al 30 agosto

Foto: «ALLAVITA!», lo spettacolo del Cirque du Soleil all'Expo di Milano  - Credit: © Stefano G. Pavesi / Contrasto

26 Agosto 2015 | 16:54 di Franco Bagnasco

Un vortice di virtuosismi e clownerie che incolla alla sedia, proiettando lo spettatore in un mondo totalmente irreale (all’apparenza a volte persino contrario alle comuni leggi della fisica), che per un’ora cattura e conquista. L’unico rammarico è vederli passare troppo in fretta, quei 60 minuti.

Lo spettacolo che il Cirque du Soleil, la mitica compagnia canadese di mimo, acrobazie e giocoleria, ha realizzato in esclusiva per Expo 2015 si intitola «Allavita!» e va in scena ogni sera alle 20.55, dal mercoledì alla domenica, sino al 30 agosto (quindi attenzione: mancano pochi giorni), all’Open Air Theater. Un enorme spazio all’aperto ricavato tra i padiglioni dell’Esposizione Universale di Milano. Il costo dei biglietti (da comprare a parte rispetto a quello d’ingresso alla fiera) è di 25, 30 e 35 euro, a seconda dei posti occupati.

Lo spettacolo vero e proprio in realtà inizia alle 21.15 ma è preceduto da un’anteprima di 20 minuti che serve a scaldare la platea, con la calata fra le gradinate di un manipolo di finti chef italo-francesi pronti a scherzare con il pubblico e a farsi fotografare. L’antipasto buffo prepara alla grande pietanza. Ovvero una fiaba, suddivisa in 14 micro-atti, che vede in scena un ragazzo, Leonardo (lo interpreta Giacomo Marchesi), che riceve in dono dalla nonna un magico seme di margherita, simbolo della vita. Da quel seme, tra acrobazie, danze e mille colori, nasce Farro, un amico immaginario che guida Leonardo in un ideale viaggio onirico in Italia.

La cosa paradossale è che lo spettacolo, ideato da Krista Monson, non è mai stato visto dall’autrice direttamente in scena a Milano. Si tratta di una regola classica della compagnia: i coreografi e i creativi che realizzano gli eventi, una volta finito il loro lavoro, abbandonano la loro creatura e tornano immediatamente alla base tuffandosi su un altro show, fra i tanti in giro per il mondo.

I performer del Cirque du Soleil impegnati in «Allavita!» sono 48, 23 dei quali italiani. E si riuniscono implacabilmente, sotto un tendone retrostante il palco, ogni mercoledì alle 19, dopo un’ora circa di ginnastica di riscaldamento, per la riunione settimanale con il direttore artistico Tom Otjes. Un momento cruciale, che serve a mettere a fuoco gli errori da non ripetere, a valorizzare chi la settimana precedente ha lavorato bene, e a dispensare consigli di ogni tipo (per esempio quello, assai pratico, di «non mangiare il ghiaccio utilizzato in scena, perché realizzato con acqua molto cattiva»). I ragazzi siedono e guardano estasiati Tom, che li indottrina da par suo. Dando gli ultimi aggiornamenti anche sulla temperatura, che può condizionare molto le prestazioni degli atleti. In età compresa fra i 21 anni del giapponese Kaye e i 50 della cantante Julie.

Nelle maestranze ci sono 20-22 tecnici, compresi quelli di palco e gli addetti alle torri delle luci, sei costumisti, una direttrice di palco, due addette alla comunicazione e una commercialista. Infine, un corpo security italiano dove ruotano 50 persone.

Ogni giorno di spettacolo, alle 19.30, in due camerini separati, ragazzi e ragazze iniziano a truccarsi prima di andare in scena. Non ricevono nessun supporto: tutti gli artisti del Cirque du Soleil hanno tempo due mesi prima del debutto per imparare a truccarsi autonomamente. Ricevono dalla produzione un kit con trucchi, pennelli, e una foto con il risultato finale (a volte molto complicato) da raggiungere. E si procede a tentativi finché non si è prossimi alla perfezione. La più veloce impiega 35 minuti, ma la media è di un’ora e un quarto circa.

Sul palco (che è il vero segreto dei «cuochi» del Cirque, fra misteriose buche e pedane girevoli che non vengono mai mostrate a occhi indiscreti) si muovono un enorme spaventapasseri meccanico, azionato da cinque ballerini, e trovano posto anche una violoncellista e un batterista che suonano dal vivo. Il resto della musica viaggia su basi preregistrate.

Tra i numeri indimenticabili, un frenetico via vai di acrobati vestiti da insetti che si lanciano a getto continuo da una sorta di alta torre ai lati della quale sono posizionati due reti elastiche. I perforformer si tuffano sulle reti, spesso in sincrono, e in due secondi, con precisione millimetrica, ritornano esattamente nella posizione occupata prima. Qualcosa di impressionante. E quanta classe si ritrova nel movimento di quattro pertiche elastiche alte cinque metri e realizzate da un’azienda di Melbourne con una lega leggera indistruttibile, che si piega quasi fino a terra senza mai spezzarsi. Sulla sommità di queste pertiche si piazzano altrettanti artisti ben imbragati, che ondeggiano ruotando e raggiungendo quasi il suolo. L’effetto è quello di un campo scosso dal vento.