I Duran Duran in Italia suonano a due passi dal mare

Al nuovo festival “La prima estate” di Lido di Camaiore festeggiano il mito di “Rio” e ritrovano i Bluvertigo. E poi via verso Los Angeles

14 Giugno 2022 alle 08:04

Vita da Duran Duran. Il 4 giugno erano on stage a Londra, di fronte a Buckingham Palace, per festeggiare il giubileo di platino della regina Elisabetta. Il 5 novembre saranno a Los Angeles a festeggiare loro stessi, perché entrano nella Rock'n'Roll Hall of Fame con una motivazione che costruisce il periplo perfetto intorno a 44 anni di carriera: «I Duran sono una band di squisite contraddizioni: melodie pop facili e accattivanti, che nascondono arrangiamenti complessi; uso pionieristico dei sintetizzatori e chitarre distorte da glam rock. Sono stati gli outsider della New Wave che hanno saputo diventare stelle della video music, gli idoli da giornaletti per teenager che hanno travolto stadi e arene con il loro rock… E con più di cento milioni di dischi venduti, non smettono di rinnovare il loro suono».

In mezzo a queste due serate di gala, perché non manchi nulla, vivranno un nuovo tour tra Europa e America, per fortificare il successo dell'ultimo album “Future Past” e, soprattutto, celebrare a stragrandissima richiesta i quarant'anni di “Rio”, il disco che ha dato vera vita al mito della band. E naturalmente nel tour non può mancare l'Italia: i Duran Duran suoneranno giovedì 23 giugno a Lido di Camaiore, stelle del nuovo festival “La prima estate” (dal 21 al 26 giugno, al parco BussolaDomani; in cartellone, tra gli altri, anche The National, La Rappresentante di lista, Bonobo, Anderson.Paak, Jamie XX, Cosmo…).

Vita da Duran Duran… Mentre Simon Le Bon e Roger Taylor erano impegnati a prepararsi per l'invito “a corte”, noi abbiamo approfittato di Nick Rhodes e John Taylor per parlarne: del resto, chi meglio di loro che la band l'hanno fondata, nella turbolenta Birmingham del 1978? «E io penso che le cose non siano poi cambiate molto da allora», spiega Nick. «Certo, abbiamo scritto molte ottime canzoni, abbiamo suonato ovunque, abbiamo conosciuto persone eccezionali, ma quando si tratta di lavorare tutto è come sempre: ci chiudiamo in una stanza e cerchiamo di dare il meglio sulla canzone che nasce, oppure andiamo sul palcoscenico e sappiamo che ciascuno di noi deve andare al massimo, perché basta che uno, per qualche motivo, suoni male e tutto lo show ne risentirà. Ma è questo lavoro duro che ci fa essere ancora qui: è il buttare via più canzoni di quante ne incidiamo, è la voglia di dare sempre il meglio al pubblico, qualunque sia la situazione e il luogo in cui lo incontriamo».

Sappiamo che l'Italia adora la musica dei Duran Duran. Voi, invece, che cosa amate della musica italiana?
John: «Ultimamente ho sentito i Maneskin e li trovo eccezionali: mi piace il “viaggio” che hanno fatto per andare da un repertorio a misura d'Italia al pop globale che fanno oggi».
Nick: «Molto bravi i Maneskin, certo, ma della musica italiana io adoro soprattutto l'opera: Verdi, Puccini… La bellezza di suono della lingua italiana esplode negli spazi dilatati dell'opera: le vostre parole hanno tante sillabe e finiscono quasi sempre con una vocale, quindi è molto più difficile tirar fuori un ritornello facile, che ti cattura; nell'opera, invece, puoi ampliare la melodia all'infinito e allora non c'è lingua migliore dell'italiano».

A Lido di Camaiore dividerete la serata con i Bluvertigo, band che non ha mai nascosto di avervi tra le sue fonti d'ispirazione…
Nick: «Certo che li conosciamo: ottimi! Sono curioso di risentirli, perché penso sia da un po' che non fanno album e questa sarà una sorta di reunion. Temo, però, che ci siano molti artisti italiani che dovremmo conoscere, ma purtroppo la vostra musica ancora non è molto diffusa in Gran Bretagna».

Oggi tutti celebrano i Duran. Ma c'è qualcosa di tremendo di cui vi vergognate?
John: «La cosa peggiore sono i piccoli intoppi tecnici on stage, quando non riesci a passare subito al pezzo successivo, perché a Simon potrebbe venir voglia di iniziare a raccontare barzellette».
Nick: «Puoi suonare quanto vuoi in sala prove, ma dal vivo è sempre tutta un'altra cosa: è per questo che facciamo sempre dei concerti “di riscaldamento”, e lì, ma non solo lì, ti capita di fare cose orrende anche su pezzi suonati mille volte… Ma il pubblico lo sa e lo accetta: siamo noi che siamo dei gran precisini e prendiamo come un'offesa personale ogni cosa che non funziona».

Quest'anno “Rio” compie quarant'anni: quale posto gli riserverete nella scaletta dei concerti?
John: «“Rio” rappresenta perfettamente la “chimica” della band: lo ascolti e capisci qual è la forza dei Duran Duran. Naturalmente ci saranno diverse canzoni di “Rio” nella musica che porteremo in Italia, ma anche i pezzi di “Future Past” avranno un bel peso, perché crediamo che il nostro pubblico non voglia sentire solo canzoni vecchie: ascoltare i pezzi nuovi è “rinfrescante”, e anche noi preferiamo ascoltare artisti ancora creativi e non solo “da retrospettiva”».
Nick: «Per noi costruire uno spettacolo è come portare il pubblico a fare un viaggio: è fondamentale bilanciare pezzi vecchi e nuovi, riflettere sul passato ma saper sorprendere ancora. È naturale che molta gente ci abbia già visto dal vivo e quindi dobbiamo reinventarci, fare qualcosa di speciale. E speciale, nel concerto che faremo a Lido di Camaiore saranno anche la location e il fatto che non saremo soli in cartellone (nella serata con i Duran Duran, oltre ai Bluvertigo ci saranno anche gli Easy Life e Corasan con Niccolò Cesanelli, ndr)».

C'è mai stato un momento in cui avete pensato di sciogliere la band?
Nick: «È una questione che in fondo si è posta, ma non in questi termini. Come sapete ci sono stati momenti in cui la composizione della band è cambiata. Ta il 1997 e il 2001, per esempio, John aveva lasciato e Simon e io sentivamo che le cose non erano iù come prima. Ci chiamavamo ancora Duran Duran, suonavamo alcuni vecchi pezzi, ma sentivamo di aver perso la nostra strada e per questo poco dopo abbiamo riunito la band originale. Abbiamo dovuto scalare molte montagne e attraversare immense vallate, ma alla fine abbiamo capito che insieme siamo più forti. Potremo anche fare degli album da soli o con altri, ma quando ci mettiamo al lavoro su un album dei Duran sappiamo che quello è il momento in cui stiamo al centro di un universo tutto nostro che vive da più di quarant'anni».

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