Home MusicaConcertiJames Bay: «Electric Light» e il concerto a «Unaltrofestival 2018»

James Bay: «Electric Light» e il concerto a «Unaltrofestival 2018»

L'artista, appartenente alla nuova generazione di cantautori inglesi, sarà protagonista del festival milanese l'8 luglio

Foto: James Bay live all'Isle of Wight Festival 2018

05 Luglio 2018 | 11:31 di Giulia Ciavarelli

«Sono stato definito un “ragazzo con la chitarra acustica che fa musica intima”»: James Bay parte da questa convinzione per ricostruire un’immagine che lo aiuti musicalmente ad essere completamente se stesso. Pubblicato lo scorso maggio, «Electric Light» è un lavoro vario ed eclettico che si discosta dai successi planetari di «Let It Go» e «Hold Back The River» e prende una nuova direzione anche estetica. Fisico esile, capelli corti e look da vera rockstar moderna: la metamorfosi non è passata inosservata, nemmeno a chi lo ha iniziato ad apprezzare in questa rinnovata veste.

Per il cantante britannico è iniziata una nuova era sonora in netto contrasto con gli esordi e inaugurata dal primo singolo «Wild love»: moderno, strutturato e dominato da synth e chitarre elettroniche. Questo rappresenta la sua prima (nuova) canzone dopo il fortunato debutto del 2015 con «Chaos and the Calm», che gli è valso tre nomination ai Grammy, un Brit Awards e l’apertura dei concerti di Taylor Swift.

«Sono in Svezia, ma precisamente non so dove» scherza il cantautore inglese appena lo raggiungiamo al telefono, l’unica data italiana è quella di «Unaltrofestival» l’8 luglio al Circolo Magnolia di Milano. Il suo tour europeo proseguirà in Europa per poi terminare in Canada e negli Stati Uniti.

James, quando nasce la passione per la musica?
«Ho iniziato a suonare a undici anni e mi ricordo bene la mia prima canzone. Mi piaceva suonare la chitarra nella mia stanza ma non potevo farlo dopo le sei di sera perché il bambino dei miei vicini di casa dormiva. Così, scrissi una “blues song” su quanto fosse triste non poter suonare la mia chitarra (sorride)».

La storia di come sei stato scoperto dalla tua etichetta discografica è troppo bella per essere vera.
«Era il periodo in cui migliaia di persone inserivano i propri video su YouTube, avevano successo e ottenevano grandi numeri. All’epoca ero completamente sconosciuto, e una persona mi riprese durante una serata in un pub londinese. Il video è rimasto sei settimane online, ottenendo solo 25 visualizzazioni. Tra queste, però, c’era un’etichetta di New York: mi hanno chiamato e ci siamo incontrati poco dopo».

Ti abbiamo conosciuto con il successo internazionale «Hold back the river», quanto sei legato a questa canzone?
«Ci sono molto affezionato, mi sono divertito a suonarla negli ultimi mesi del tour. È incredibile sentire le persone che cantano insieme la tua canzone, è la sensazione più bella del mondo».

Parliamo del titolo del nuovo album «Electric light»: è stata la tua prima scelta?
«Si, non mi piace utilizzare uno dei nomi delle canzoni. Cerco di essere creativo e provo sempre ad inventare un titolo diverso per l’intero lavoro discografico. Questo nuovo album assomigliava ad una grande esplosione di energia, e ho deciso di descriverlo come “Electric Light”».

Alla fine del 2016 sei tornato da un tour mondiale, e hai iniziato a scrivere subito il nuovo disco. Come è andata?
«Mi sono sentito più sicuro e maturo grazie alle esperienze vissute. Il mio approccio alla scrittura dei brani è qualcosa che esiste al di fuori di qualsiasi successo commerciale, e non c’è una particolare equazione per scrivere una buona canzone. C'è voluto molto lavoro per arrivare a questo livello, non è sempre stato così. Ora mi sento più sicuro e devo lavorare duro per mantenere questo standard».

L’album vanta un suono completamente nuovo, è questo che lo distingue dal precedente «Chaos and the Calm»?
«Molte cose lo rendono diverso, e il modo migliore per scoprirlo è ascoltarlo! Con il primo album ho lavorato insieme al produttore di grande talento Jacquire King, che ha levigato i suoni di Of Monsters and Men e Kings of Leon. “Chaos and the calm” è stato un album dal suono scarso, non c’erano tanti strumenti. Quindi, la differenza principale sta proprio nelle sonorità».

E a chi ti sei ispirato?
«David Bowie, The Strokes, Lorde, LCD Soundsystem e la lista potrebbe continuare all’infinito. Sono artisti ai quali non mi sono mai ispirato prima, ed è la musica che amo».

Ora cosa ascolti?
«Aspetta che prendo il mio telefono (sorride). Nella mia playlist c’è Stevie Wonder, Foo Fighters, Aretha Franklin e Leon Bridges».

C’è un filo conduttore che lega le quattordici tracce?
«Tra i temi del disco, quello più importante è l'unità, qualcosa che è attualmente nella mente di tante persone. C'è molta divisione e ci sono opinioni divergenti, quindi so che molti di noi vorrebbero che ci fosse più unità e cooperazione».

La metamorfosi sonora si è accompagnata a quella estetica: hai sentito che era il momento giusto per abbandonare cappello e capelli lunghi?
«Non ho idea di quando sia il momento giusto, ho fatto quello che volevo fare. Mi sono esibito in molti posti diversi e ho avuto sempre lo stesso look per dieci anni, mi ero semplicemente annoiato. Ho deciso di fare qualcosa per me stesso e cambiare il mio aspetto, anche se il viso rimane lo stesso! Tutto quello che ho fatto è stato tagliarmi i capelli».

«Wild Love» è moderno e guidato da synth futuristici: di cosa parla?
«È stato meno ispirato dai miei viaggi in giro per il mondo, ci sono molte canzoni che sono più influenzate da questo tema. Si parla di amore a prima vista, di quell'attrazione esplosiva uando sei attratto da qualcuno, di quella sensazione esplosiva di amore e di come ci si sente ad esprimerlo a qualcuno».

Nel video c’è anche Natalia Dyer, per tutti Nancy Wheeler di Stranger Things.
«Sono un fan della serie! Mi piaceva l’idea che la persona di fronte a me fosse un personaggio famoso. Mi sono messo in contatto con lei, le ho chiesto del video e ho sperato in una sua risposta affermativa. La canzone le è piaciuta, e ha accettato subito».

Se fossi un personaggio della serie tv, quale sceglieresti?
«Jim Hopper, probabilmente».

C’è anche una versione speciale di «Us» con Alicia Keys, come vi siete conosciuti?
«Questa è una delle canzoni ispirate alle cose ho vissuto viaggiando per il mondo per così tanto tempo. Sono un grande fan di Alicia: nel 2015 avevo introdotto alcune cover dei suoi brani nei miei concerti, lei le ha ascoltate e ha apprezzato molto. L’ho incontrata poi quando sono andato a Los Angeles per esibirmi a "The Voice", dove Alicia è una dei giudici dello show. È in questa occasione che abbiamo fatto il duetto».

Il tour che ha accompagnato il primo album è stato davvero lungo. Hai intenzione di replicare?
«Spero che duri quanto il primo, o anche più lungo, perché amo essere in tour! Con me ci sarà la band, che in parte si è rinnovata con l’aggiunta di alcune coriste sul palco».

A proposito di tour: sei stato supporter dei Rolling Stones nel loro concerto ad Hyde Park nel 2013, e recentemente sei stato chiamato sul palco per un duetto proprio con loro.
«È stato divertente e davvero emozionante. La prima volta è stato bellissimo vedere il mio nome, insieme a quello di altri artisti, sui manifesti in giro per tutta Londra. E tornare sul palco insieme a loro è stato un grande onore: la loro energia è davvero stimolante, non posso credere sia stato reale!».

L’8 luglio, invece, torni a suonare a Milano.
«I fan italiani sono fantastici e così appassionati, non vedo l'ora di vederli di nuovo».

La tracklist di «Electric Light»

1. Intro
2. Wasted On Each Other
3. Pink Lemonade
4. Wild Love
5. Us
6. In My Head
7. Interlude
8. Just For Tonight
9. Wanderlust
10. I Found You
11. Sugar Drunk High
12. Stand Up
13. Fade Out
14. Slide

«Beast of Burden»: il duetto di James Bay con i Rolling Stones