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Levante torna in concerto a Milano, l’intervista

"Il mio rito scaramantico? Prima di salire sul palco mi guardo i piedi." Ecco cosa ci ha raccontato la cantautrice siciliana

 - Credit: © Corbis

14 Settembre 2015 | 12:00 di Giulia Ciavarelli

Vittima di quel ritornello contagioso in ?Alfonso?, il pubblico di Levante si è dovuto abituare al cambiamento. La sua partenza musicale stupisce e Manuale Distruzione, oltre ad essere un gioco di parole, ci fa scoprire un universo carico di rabbia e solitudine. Ora ritroviamo la cantautrice siciliana alle prese con il raggiungimento della felicità, un viaggio fatto di suoni e creatività dal titolo Abbi cura di Te.
Il grande cappello nero non nasconde il sorriso con il quale Levante mi accoglie nei camerini del Carroponte, luogo del concerto milanese che fa parte di un tour estivo giunto quasi al termine.

Partiamo dall'inizio: come nasce il nome d'arte Levante?
«Levante nasce come un soprannome. Avevo 13 anni e vivevo ancora in Sicilia: durante una serata calda e noiosa di agosto, una mia amica mi chiamò così. Le venne in mente questo nome perché proprio in quel periodo uscì ?Il Ciclone? di Pieraccioni e da lì, lo scelsi anche nella musica. Se ci pensi, ha il significato opposto al mio vero nome, Claudia».

In tre parole, come descriveresti la tua lunga gavetta?
«È difficile, non ci avevo mai pensato. Direi: tortuosa, discontinua e formativa».

"Abbi cura di Te" è la fotografia di un grande cambiamento. A distanza di tempo, quanto sei soddisfatta del tuo lavoro?
«Sono molto contenta di "Abbi cura di te" per diversi motivi. Il primo perché è un disco con un percorso logico poiché tutti i brani sono legati da un fil rouge, quello dell'amore verso se stessi. Un brano chiama l'altro, come se fosse una storia che si snoda attraverso dodici musiche diverse. Poi, c'è stata un attenzione alle tecniche e ai suoni diversa da Manuale Distruzione. Non ultima, una rivoluzione interiore che mi ha portata a scegliere la felicità. Ho avuto il coraggio di modificare quello che non andava e mi sono presa cura di me stessa».

E poi l'hai tatuato..
«No, in realtà il tatuaggio l'ho fatto molto prima dell'uscita dell'album. Sapevo che il secondo disco si sarebbe chiamato così prima di registrare Manuale distruzione. È nato come una sorta di premonizione della mia insegnante di canto. Ora che mi ci fai pensare, manca giusto il settimo tatuaggio!».

Sei reduce da un'estate di concerti in giro per l'Italia e hai suonato anche nel paese dove hai vissuto 14 anni. Come è andata?
«?Nessuno è profeta nella propria patria? e invece si. Il 5 luglio sono tornata a Palagonia, in provincia di Catania, ed ammetto che è stato strano poichè ad accogliermi c'erano tantissime persone. Alla fine di ogni concerto, mi fermo fino all'ultimo a salutare i miei fan mentre questa volta sono dovuta scappare perché era impossibile. Sono tornata a casa con un bagaglio di emozioni incredibile».

Ogni cantante ne ha uno. Prima di salire sul palco, qual è il tuo rito scaramantico?
«Lo so, è strano ma mi guardo i piedi. Anche quando la gente applaude, il mio sguardo è rivolto in basso per ricordarmi da dove arrivo, sempre».

?Super carina e digitalmente socievole? è un tweet che ho trovato sul tuo profilo. Segui e rispondi ai tuoi fan, sei la Gianni Morandi al femminile?
«È Gianni che mi ha copiato, io lo faccio dal 2009! Però mi piace molto rispondere e interagire con il mio pubblico. Inoltre, ogni social mi compensa: Twitter lo uso per i messaggi ?telegrafici? e Facebook è il mio diario personale».

Rimane Instagram. Nelle tue foto spicca un gusto estetico originale e studiato nei minimi dettagli...
«Nel mio profilo non ci sono mai foto casuali ma tutte hanno qualcosa che le collega, come lo sfondo. Il segreto è avere una casa bianchissima! Ho solo una parete a righe perché il bianco è un colore che illumina e mi rilassa molto. Poi, la moda è una passione che ho da sempre ma la seguo a modo mio: il vestito che indosserò tra poco l'ho cucito io».

Quando scendi dal palco, che succede nelle tue giornate?
«Suono, compongo, bevo tantissimi caffè e incontro gli amici di sempre. Trovo anche il tempo di disegnare, dipingere e scrivere un libro».

Pensi ad una futura pubblicazione?
«Magari tra qualche anno. Ho iniziato a scriverlo nel 2008 ma ora l'ho lasciato lì. Parla di me ma dovrò rivedere tante cose perché il tempo passa e, in alcuni momenti, non mi ci ritrovo».

Ultima tappa del tour, Napoli. Poi che succederà?
«Un breve pausa ma da ottobre riprenderò a girare un po' e forse, di nuovo in Europa».