Home MusicaConcertiLigabue, cosa aspettarsi dallo “Start Tour 2019”

Ligabue, cosa aspettarsi dallo “Start Tour 2019”

Luci psichedeliche, un palco grandioso e una scaletta dove non mancano i pezzi storici: abbiamo assistito alla prova generale del tour negli stadi, vi raccontiamo com'è andata

Foto: Ligabue a Reggio Emilia  - Credit: © Jarno Iotti

10 Giugno 2019 | 11:07 di Giulia Ciavarelli

L’ultima volta che abbiamo visto Luciano Ligabue eravamo a Reggio Emilia, all’Itaglhisa, luogo caro al cantante perché è lì che custodiva i ricordi del suo primo raduno con i fan. L’8 giugno, in un grande spazio fieristico allestito per l'occasione, abbiamo assistito alle prove generali dello Start tour 2019, il nuovo giro di concerti negli stadi.

Una sorta di live a porte chiuse per gli amici di sempre e pochi addetti ai lavori, in cui il Liga ha messo a punto gli ultimi dettagli prima di partire per la prima delle nove date del tour. A Bari l’inaugurazione, e poi via a Messina, Pescara, Firenze, Milano, Torino, Bologna, Padova e infine Roma.

Se il suo Start lo aveva definito come un album senza fronzoli, per il suo ritorno dal vivo a più di un'anno di distanza il cantautore di Correggio sceglie di creare uno show mastodontico «perché, come dice Maioli, il mio manager, le dimensioni contano (sorride)».

Quella serata al Festival di Sanremo fu profetica: il Liga, seduto su un trono e avvolto da un mantello rosso, entrava trionfante sul palco dell’Ariston prima di esibirsi in una carrellata di hit. Il 2019 è proprio il suo anno, quello di imperatore del rock: è tornato con un disco compatto e conciso, come lui stesso ce lo ha descritto, e trascorrerà nove serate insieme ai fan che accorreranno negli stadi italiani scelti per questa nuova avventura, da non perdere.

Anche perché Luciano è tornato nel pieno delle sue forze: «La voce è molto ferma ora. Avevo bisogno di scaldarmi, ma poi è diventato uno strumento molto solido» confessa quando si parla dell’operazione alle corde vocali. È tornata in grande forma: nelle due ore abbondanti di live, la voce di Luciano, calda e accogliente, riempie idealmente l’immensa struttura alle sue spalle senza intoppi o sbavature vocali.

IL TOUR PIÙ LUMINOSO DI SEMPRE

A vederlo da vicino, il palco di Ligabue è gigantesco: 58 metri di lunghezza e alto ventidue con un impianto audio di ultima generazione che garantisce un emozionante impatto sonoro anche alle ultime file degli spalti. Formato da due passerelle, una che dovrebbe arrivare addirittura al centro del prato, la struttura ultratecnologica messa in piedi per questo tour è la più luminosa di sempre. Il gioco di luci durante l’intero spettacolo, infatti, è accecante quanto sorprendente.

Si vede e si ascolta bene, dunque, ma quello che ci attrae fin da subito è il grande impianto di schermi neri che, solo quando si accendono, danno una forte sensazione di tridimensionalità. Sette led, tutti di dimensioni diverse, che alternano sin dall’inizio immagini dello stesso Luciano: «Non credo ci sia questa forte necessità di rimanere al centro. Mi sono sempre raccontato, più di quanto si pensi. Ho detto anche le cose più intime, e in Start questo è più diretto. Magari nei primi album mi nascondevo un po’ e raccontavo degli altri personaggi».

E poi la situazione cambia, lo show si accende e vengono proiettate storie personali e racconti tratti dall'attualità arricchiti da immagini psichedeliche e illustrazioni che rievocano la street art. I colori si riflettono anche sulle due grandi L, le iniziali del suo nome ma anche due sette rovesciati («È un numero su cui cado sempre» ci dice), che campeggiano al centro palco.

«Avete assistito ad una delle prove generali più avanzate che abbiamo mai fatto, ed è stata anche la più divertente» confessa al termine del live.

LA COSTRUZIONE DELLA SCALETTA

Il Liga è il Liga, e alle prove si presenta con la classica divisa total black con il gubbino di pelle, che si toglie dopo poche canzoni.

«La scaletta è sempre il problema più grande da affrontare: negli stadi vengono i fan, ma anche gente occasionale, che è lì per la prima volta o magari non verrà più. Ritengo importante far sentire la parte del materiale nuovo, e poi con il resto cerco di fare una sfilata tra le canzoni più famose» e Luciano ci è riuscito, anche grazie allo zampino del nuovo produttore Federico Nardelli. Lui è stato il curatore del suono di "Start" e in questo spettacolo è coinvolto nella gestione degli arrangiamenti, anche dei pezzi più storici.

Uno dopo l'altro, sfilano i successi del Liga: si inizia con Polvere di stelle, Ancora noi, si toccano le corde dell'emozione con A modo tuo e poi rock puro fino a Balliamo sul mondo. Lo show è visibilmente pensato, ragionato e organizzato a settori in modo che si alternino momenti di energia ad attimi più intimi. Come quello del primo medley, che mette in fila una serie di hit che non potevano mancare. Il palco si tinge di bianco, rosso e blu per le Luci D'America, si fa portatore di un messaggio per il cambiamento climatico in Non è tempo per noi e poi la canzone che racconta la meraviglia, i miracoli che hanno a che fare con la vita ("Vita, morte e miracoli"). Poi l'inaugurazione del Rock club con un medley carico di successi come "Eri Bellissima", "Il giorno dei giorni" e "Il meglio deve ancora venire".

Tra le migliori, c'è la performance de La cattiva compagnia: «Sono i fantasmi, i pensieri e le paure, le cose che ci bloccano e non ci permettono di essere quello che vorremmo essere. In questo pezzo credo di parlare per molti: che si sentono popolati dalla cattiva compagnia, che altri la chiamano incapacità di essere felici».

Ma questa potrebbe non essere la scaletta ufficiale di tutti gli stadi: «La parte chitarra-voce cambierà ogni sera, con cinque canzoni diverse. Dopo ci sono un po’ di cambiamenti previsti ma abbastanza visibili, vorrei fare più pezzi di "Start"».

«È BELLO POTER CONTARE SU UN GRUPPO»

«Volevo essere un cantautore con il suono di una band» ci dice Ligabue, prima di parlare della squadra di musicisti che lo accompagneranno per tutta l’estate. Cinque in tutto, alcuni sono storici mentre altri hanno imparato le canzoni in corsa.

Come trent’anni fa c'è Max Cottafavi alle chitarre, l’artefice dei suoni della tastiera è Luciano Luisi, poi Davide Pezzin al basso e Federico Poggipollini, «il capitano con cui festeggio le nozze d’argento». Il nuovo arrivato è Ivano Zanotti alla batteria.

«Mi piace cantare e sapere di poter contare su un gruppo, che nel tempo è però cambiato. È bello avere una squadra di persone complici con cui trascorrere volentieri il tempo. In questi giorni di prove, loro rimanevano sul palco anche dieci ore al giorno».

Lo show è pronto, si parte il 14 giugno dallo stadio San Nicola di Bari. «Ho bisogno di una spalla durante il concerto»: Ligabue è pronto, aspetta solo voi.

LE CANZONI IN SCALETTA

Polvere di stelle
Ancora noi
A modo tuo
Si viene e si va
Quella che non sei
Balliamo sul mondo
Medley: L’amore conta / Sogni di rock’n’roll / Il giorno di dolore che uno ha / Tu sei lei / Un colpo all’anima
Bambolina barracuda
La cattiva compagnia
Non è tempo per noi
Marlon Brando è sempre lui
Luci d’America
Mai dire mai
Medley: Vivo morto x / Eri bellissima / Il giorno dei giorni / L’odore del sesso / I ragazzi sono in giro / Libera nos a malo / Il meglio deve ancora venire
Vita morte e miracoli
Niente paura
Certe notti
A che ora è la fine del mondo
Tra palco e realtà

bis
Certe donne brillano
Piccola stella senza cielo
Urlando contro il cielo