Home MusicaConcertiLitfiba in concerto a Milano: vivi e rock

Litfiba in concerto a Milano: vivi e rock

La band fiorentina - tra proclami sociali, Ringo e grunge - si confida a Sorrisi. Pelù: «Uno magnetico come me? Luciano Pavarotti»

Foto: I Litfiba in concerto

01 Aprile 2017 | 14:30 di Simone Sacco

A muso duro. Va così ultimamente per i Litfiba e il concerto milanese del 31 marzo, in un Forum di Assago saturo di sudore ed entusiasmo, ne è stata l’evidente conferma. A muso duro perché Eutòpia (l’undicesimo album della band fiorentina uscito lo scorso 11 novembre) sembra ogni giorno di più un "Terremoto" aggiornato al terzo millennio: suoni roboanti di chitarra, la voce di Pelù che non perdona e solenni prese di posizione contro inquinamento ambientale (Intossicato), estremismi religiosi (In nome di Dio, dedicata alle vittime del Bataclan parigino), delitti di 'ndrangheta (la toccante Maria coraggio, e qui la dedica è per Lea Garofalo) e l'immancabile, recidiva politica di casa nostra.

A muso duro perché, senza nulla togliere all’enfasi delle precedenti tournée più imbastite sull’effetto-nostalgia, quello messo in scena da questi Litfiba targati 2017 è un concerto spudoratamente rock e onesto fino al midollo. Sorretto, come è logico che sia, dall’eterno duo Pelù-Renzulli e nobilitato da un batterista - l’instancabile Luca Martelli - che nulla ha da invidiare a certi suoi blasonati colleghi del punk californiano. Sublimato, a sua volta, da una scaletta di ventidue brani che indugia pochissimo sugli evergreen (non pervenute Proibito, Maudit, Ritmo 2# e Cangaceiro) per puntare con decisione sulla stretta attualità.

Da questo punto di vista Lo spettacolo, scanzonata miccia datata 1994 che apre le danze (con tanto di tributo a Kurt Cobain sul maxischermo), è solo un abbaglio per chi, stanotte, è in cerca di facili revival. Niente da fare. Al tirar delle somme saranno ben sei gli estratti dallo stesso Eutòpia mentre, quando si indugia sul ritornello conosciuto, ecco entrare in scena il pop schietto (Spirito, Regina di cuori più una travolgente Fata Morgana), ma anche il culto recente (Sole nero, primo inedito post-reunion) e la sorpresa easy che proprio non ti aspetti (Vivere il mio tempo). Canzone leggera, quest’ultima, che i nostri non suonavano dal 1999, ovvero dall'epoca in cui scoppiò la velenosa crisi tra Piero e Ghigo, quella che li avrebbe tenuti separati per una decade. Altri tempi davvero. Così come dal passato remoto provengono la sempre contagiosa Tex (in medley con Intossicato), Resta e addirittura Lulù e Marlene a ricordarci che i Litfiba furono un patrimonio della musica indipendente anni ’80. E prima che la festa del Forum possa dirsi completa ecco che la band “gira nel suo cerchio”, passa alle cover (Break on through dei Doors, una pirotecnica Tequila) e si congeda con tre bombe del calibro di Gioconda, Lacio Drom e El Diablo talmente esaurienti che il bis sarà unico e scarno. Quella Eutòpia che, oltre a dare il titolo all’album in questione, ne è anche la melodia più preziosa.

La domanda ora sarebbe una sola: come mettere in scena un concerto del genere dopo trentasette anni di onorata carriera partita da un’umida cantina domiciliata in via De’ Bardi a Firenze? Ci risponde un rilassato Piero Pelù - bisognoso sì di una doccia, ma ancor più di confidarsi coi media – raggiunto una manciata di minuti dopo la fine dello show. «Come ci si riesce? Beh, per voi sono state due ore e venti di performance, ma per noi hanno significato cinque mesi di dure prove. Nel frattempo abbiamo cambiato il tastierista (alias il neo-entrato Fabrizio Simoncioni, Ndr) e, in casi del genere, bisogna sempre ripartire da zero per quel che riguarda la scelta dei suoni complessivi».

«E poi – prosegue il frontman - c’è stato il problema della scaletta: siamo partiti da una lista di sessanta pezzi per scendere agli attuali ventidue. Ok, abbiamo tenuto fuori dei singoli pazzeschi, ma ci interessava eseguire più brani possibili da Eutòpia perché quello resta un signor disco. E comunque, da Desaparecido in avanti, siamo riusciti a inserire almeno un brano rappresentativo per ciascun album.». Interviene Renzulli, presente anche lui all’incontro-stampa: «Il fatto è che Eutòpia è stato davvero suonato in studio con la carica di un concerto. E se l'esibizione di stasera è stata così energica, per me dipende proprio da questo. Dal fatto che stavamo presentando un disco nato esattamente per tale scopo». Non fa una grinza.

Il clima ora è tranquillo, ma a sentire il tono di certe canzoni (tra cui la sempiterna Dimmi il nome) c’è poco da stare allegri. «Il problema – spiega Pelù – è che Stati Uniti e Russia stanno facendo il possibile per creare dei guai alla nostra cara, vecchia Europa. In pratica siamo schiacciati tra Trump e Putin e, in definitiva, è questo su cui si fonda Eutòpia. Dovremmo tutti quanti ritrovarci come persone reali. Non serve a niente mettere un like su Facebook quando si parla di guerre, razzismo o situazioni che travalicano il disagio.». E per far questo i Litfiba macinano rock pesante come ai bei tempi di Terremoto (1993) anche se, ascoltando i colpi di batteria del già citato Luca Martelli, il pensiero andrebbe ancora più lontano. Ad un amico che non c’è più. «Non è un segreto – confida Piero - che la prima volta che ho sentito suonare 'Mitraglia' (il soprannome di Martelli, Ndr) ho avuto un flash e mi è tornato in mente Ringo (De Palma, storico batterista del gruppo scomparso nel giugno del 1990, Ndr). Come spirito, Luca, si avvicina molto a lui.». Bello questo pensiero su Ringo. Ci starebbe anche un piccolo applauso (che non si leva), ma è sempre utile ricordare il drummer della "Trilogia del Potere".

E, sempre a proposito di musicisti che non ci sono più, perché Kurt Cobain dei Nirvana omaggiato durante Lo spettacolo? «Perché quel pezzo lo scrivemmo nel '94 e lui è stata l’ultima vera rockstar del ‘900. Gli diremo grazie anche a Roma, il prossimo 5 aprile, nell'anniversario della sua tragica morte. Dico e sottolineo 'rockstar' perché Kurt ha creato un linguaggio nuovo a livello di intensità. Il grunge ci ha dato tanto per quel che riguarda la creatività. E tolto tanto a livello di vittime. Noi, come Litfiba, siamo stati molto orgogliosi di collaborare con Rick Parashar (il produttore di Pearl Jam e Temple Of The Dog, Ndr) ai tempi di Spirito. Rick è mancato un paio di anni fa e si è aggiunto a quella macabra lista composta da CobainLayne Staley degli Alice In Chains e Andy Wood dei Mother Love Bone. Personalità artistiche che, a me, mancano terribilmente.». Sospira, Piero, e ne ha più di un motivo. Sospiro anch'io dentro questo camerino.

Anche perché, limitandoci all'Italia, non è che di queste famose rockstar se ne vedano ormai così tante in giro. Sì, nomi validi se ne sentono sul web, ma se paragonati alla carica sul palco di un certo Pelù... «Alt! Io mi sento un rocker e non una rockstar. Non mi va di tirarmela e di fare l'inavvicinabile: in mezzo alla gente, a parlare di problemi seri, ci sono sempre stato bene.». Fatto sta che di frontman carismatici non sono piene le piazze. Anzi. «Pavarotti, però, era magnetico come me! (ride) Ed io, poco alla volta, mi sto avvicinando alla sua grandezza: non hai sentito che razza di 'Do' ho preso stasera?». E giù un bel sorriso malizioso da El Diablo. Pelù si congeda e va a farsi la doccia. Ghigo Renzulli resta tra noi a parlare di chitarre. I Litfiba sono vivi e vegeti. 'Still alive', riassumerebbero i Pearl Jam. La pensione, ora come ora, resta un concetto "pro-pro-proibito".

I Litfiba suoneranno il 5 aprile al Palalottomatica di Roma, il 7 al Mandela Forum di Firenze, l’11 al Palaflorio di Bari e il 13 al Pal’Art Hotel di Acireale. Quest’estate - al momento - sono previsti i seguenti show: 8 luglio (Legnano); 14 luglio (Brescia); 22 luglio (Majano) e 23 luglio (Villafranca).