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Manchester, un pensiero per i genitori e i ragazzi

«La musica non ci salverà. Allevierà come sempre i nostri dolori, ci farà convivere con essi. Ai concerti ci dobbiamo tornare lo stesso e ci torneremo»

Foto: Ariana Grande in concerto  - Credit: © Getty Images

23 Maggio 2017 | 14:49 di Alessandro Alicandri

Attentato al concerto di Ariana Grande a Manchester

Mi capita spesso di andare ai concerti pieni di teenager. Solo raramente i genitori entrano: gli altri aspettano fuori, perché costa troppo o perché tra cellulari e gruppi di amici, è facile perdersi ma non è difficile ritrovarsi. Spesso sono proprio queste ragazze e ragazzi a voler andare da soli, è forse una delle loro prime manifestazioni di autonomia dal papà e dalla mamma, il sogno di vedere la propria star del poster in cameretta dal vivo.

Un sogno per chiunque, figurarsi per chi ha 14/15 anni.

I genitori aspettano fuori e sono tanto felici quanto terrorizzati, perché è come se si tagliasse per la seconda volta il cordone ombelicale. Questi genitori non sanno chi è l'artista, non ci capiscono niente, ma amano così tanto i loro figli da aspettarli 10/12 ore davanti al palazzetto perché sì, i genitori fanno anche questo e molto di più per i propri figli.

Gli artisti cantano l'amore, Ariana Grande è un concentrato di vero talento e bellezza. Ha uno spirito di totale identificazione con il pubblico di riferimento. Gioca a Pokemon Go, ama gli animali più della sua stessa vita, usa il cellulare come se fosse il prolungamento della sua mano. Le ragazze la vedono come se fosse la supereroina di un cartone animato. Vorrebbero essere un po' frivole ma non del tutto sceme, come lei.

Non c'è un momento peggiore per presentarsi all'uscita di un live e farsi esplodere. Quella separazione, il sogno dietro quei gate di accesso, l'ansia di chi vuole rivedere i propri figli con il sorrisone sulle labbra e pieni di eccitazione per aver visto la cosa più bella e desiderata della loro giovane vita. Non so quanto sia raffinata la mente di queste persone, ma entrare così a gamba tesa è di una crudeltà immane.

Penso non solo alle vittime, ma a quei genitori che, consapevoli di cosa stava accadendo, hanno aspettato con il cuore strappato un miracolo: rivedere la propria figlia o figlio integro fuori dal palazzetto. Chi non ha figli come me, credo non possa capire fino in fondo cosa si può provare.

La musica non ci salverà, signori. Allevierà come sempre i nostri dolori, ci farà convivere con essi. Ai concerti ci dobbiamo tornare lo stesso e ci torneremo, così come dobbiamo entrare nei supermercati, stare nelle strade frequentate e entrare nei posti a rischio. Non dobbiamo metterci questa cosa alle spalle, dobbiamo trovare subito il coraggio per reagire, uscire di casa e non avere paura.