Home MusicaConcertiMengoni Live 2019: il racconto della prima data a Torino

Mengoni Live 2019: il racconto della prima data a Torino

Inoltre, la scaletta, un commento al concerto di Marco e tutte le dichiarazioni nell'incontro con la stampa

28 Aprile 2019 | 10:05 di Alessandro Alicandri

Non è detto che sia semplice seguire Marco Mengoni. Non si schiaccia solo un tasto su Instagram, non si scarica solo una canzone, ma si segue un artista che fa tantissime cose diverse, tutte tranne una: inseguire il suo pubblico. Avevamo già indizi molto chiari su questo, ma la prova schiacciante è “Atlantico”, il suo album più svincolato e ricco finora mai realizzato. Da qui, nasce il Mengoni Live 2019.

Marco ci tiene molto al senso del racconto e non è da meno in questo palco inaugurato il 27 aprile al Pala Alpitour di Torino, uno spazio scenico destrutturato che si costruisce canzone dopo canzone, arrivando alla sua forma finale quando il concerto è ormai finito. Marco si dev'essere chiesto come si potesse mostrare la sostanza delle cose in un live e così ha dato vita a una scenografia che non punta sull'estetica delle strutture, ma sulla ricchezza funzionale delle atmosfere, quelle che un po' connotano le varie fasi del live.

La scaletta si snoda tra un inizio molto romantico, un cuore giramondo e una coda quasi tutta da ballare. Non si sentiva da tanto tempo un Marco così libero vocalmente, sicuramente incentivato dai cantanti coristi e una band eccezionale che ha aiutato a dare una forma così soul allo spettacolo. “Proteggiti da me”, brano che porta per la prima volta al live (e al quale tiene tantissimo, fatto curioso) è la dimostrazione più chiara di questo ragionamento. Se ne sono accorti tutti: non è il repertorio di successi in faretra a essere abbastanza, ma è la tua voce e quello che hai da dire a fare la differenza.

Come ci si deve sentire a fare esattamente la musica che si vuole suonare? Come ci si deve sentire di fronte a un pubblico gigante che non vede l'ora di scoprire qual è la destinazione del loro nuovo viaggio? Molto, molto bene.

Tanto lo sapete: Mengoni gioca con la modernità ma è un uomo d'altri tempi. C'è stato un momento in cui, dopo aver spento tutte le luci, ha chiesto di mettere via i cellulari e i suoi fan hanno accettato l'invito, ascoltando tre suoi brani quasi tutti cantati al buio. Una cinquantina di accendini si sono sollevati al cielo, ricordandoci quanto è bello avere il coraggio di raccogliere le emozioni senza schermi.

Senza tenerci al corrimano. 

Non è detto che sia semplice seguire Marco Mengoni, è proprio questa la sfida che ci ha lanciato un po' di anni fa ed è qui che trova la sua espressione più importante, quella senza barriere, quella di quei ponti volanti che abbiamo visto e collegano, incerti, le persone in carne e ossa. Non dobbiamo per forza trovare dei simbolismi, ma in questo spettacolo c'è la buona musica, c'è il buon divertimento, ma c'è soprattutto il desiderio di raccontare che tutto, da un campo di macerie al nostro cuore, si può ricostruire. 

Le esibizioni migliori

Ecco segnalate con * le esibibizioni più belle e con ** quelle indimenticabili

Muhammad Ali *
Voglio
Ti ho voluto bene veramente *
In un giorno qualunque
Dove si vola **
Sai che *
Atlantico
Pronto a correre

La ragione del mondo
Buona vita *
Parole in circolo
Proteggiti da me **
Dialogo tra due pazzi
La casa Azul
Onde *
Amalia **

Guerriero **
Mille lire

20 sigarette *
Le cose che non ho
Non passerai

Esseri umani
Credimi ancora **
Io ti aspetto *
L'essenziale
Hola **

Le dichiarazioni

«Ho chiesto ai backliner e allo staff di camminare a testa alta, cercando di farsi vedere sempre, come si vedono all'inizio del concerto dietro di me».

«Il tentativo è stato di rimanere un po' più freddo all'emozione per portarla nel messaggio del canto, a tal punto che in alcuni brani ho perso il controllo e ancora in questo momento, non mi è chiaro cosa stessi facendo».

«Nel concerto ci sono vari spunti di riflessione che sono un po' il risultato del viaggio fatto in questi anni. È stato un viaggio guidato dai ritmi sudamericani, che hanno un richiamo fortissimo per me e penso per tutti».

«L'idea del palco nasce tre anni fa ed è diventata negli anni qualcosa di estremamente differente. Avevamo una chat su Whatsapp che definirei.. rovente. Ill palco che ho disegnato ha subito modifiche radicali».

«La parte europea del live ha permesso di scaldarci tutti, visto che ho una band parzialmente nuova. Le date sono state molto belle ma soprattutto utili per arrivare qui coesi e forti».

«Vedo che molti artisti coltivano e mostrano il loro senso di disinteresse verso il mondo che li circonda. Io cerco, nel mio piccolo e con i miei limiti, di sconfiggere quel male dell'indifferenza che ci allontana da tutto e da tutti».