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Mengoni Live 2016 autunno: le differenze e la recensione

Ecco un confronto tra i suoi ultimi tour alla luce della data del 16 novembre a Milano

17 Novembre 2016 | 01:55 di Alessandro Alicandri

Chi ha seguito tutti i live di Marco Mengoni in questo lungo lungo periodo di tempo, ha avuto la possibilità di vederlo tantissime volte in meno di due anni. Prima il Mengoni Live 2015, poi il Mengoni Live 2016 (con nuovi brani e un rinnovato impianto scenico), le date estive e infine «Mengoni Live 2016 - Tour Autunno», quello che abbiamo visto per voi il 16 novembre a Milano.

Sulla carta doveva essere una ripresa delle date cominciate lo scorso aprile, in verità si è trattato di un concerto dal sapore piuttosto nuovo. La scenografia rimane quella vista pochi mesi fa, ma ci sono molte differenze che non riguardano solo la scaletta. Mengoni propone più o meno lo stesso numero di canzoni, togliendo alcuni brani come «Dove si vola», «Solo», «Mai e per sempre» e «La nostra estate», introducendo al loro posto un sacco di novità.

Nonostante i tagli, infatti, la durata dello spettacolo è pressoché identica: le scelte di valorizzazione estendono il suo desiderio personalizzazione del concerto in chiave «show», dove le hit non sono l'unico fuoco, ma si ragiona per atmosfere, ambientazioni e emozioni da trasferire al pubblico. Si capisce dal momento in cui canta «One dance» di Drake avvicinandola alla nuova «Onde».

Un altro esempio chiaro è quando ha accorpato la sezione finale della scaletta trasformandola in un medley disco dove ha messo dentro un po' di tutto, con quel senso di compilation di cui tanto ci ha parlato in questi mesi. Ai suoi brani «Una parola» e «Io ti aspetto», ha aggiunto «I feel love» di Donna Summer e la cover «End of time» di Beyoncé (tra l'altro, clamorosa). Dopo la sezione conclusiva con «Guerriero» ha chiuso il live con un medley reggae (che se non sbaglio dovrebbe il trasferimento autunnale del medley portato sul palco in estate).

Il «Mengoni Live 2016 - Tour Autunno» è ricco, diverso e il più completo rispetto rispetto ai precedenti. Poi, come sempre, ci sono le cose che non si sentono solo con l'uso delle orecchie e sono le mie preferite.

Se nel live 2015 Marco si era quasi imposto (ce lo aveva anche dichiarato apertamente) di voler parlare poco e di lasciar parlare le registrazioni che lo facevano sentire più sicuro, qui Marco ieri ci ha davvero aperto il cuore. I ringraziamenti già piuttosto frequenti nel precedente ciclo di date si sono estesi e le sue dediche al pubblico sono diventate più complesse e dirette, come quella fatta alle donne parlando diffusamente del concetto di libertà: «Le donne sono state le ultime a ricevere le libertà naturali e umane».

Tra le tante cose che detto vi cito la più bella (cito su appunti, non sarò precisissimo): «La libertà è una parola che se riusciamo a capirla, riusciamo a prenderla. In questo periodo mi sono reso conto che che non avevo tempo di pensare alle emozioni che vivo. Se ogni tanto mi vedete con la testa tra le nuvole è perché in questo momento mi sto godendo quello che ho davanti, mettendomi per un attimo da parte».

Durante il concerto, questa è forse la cosa più evidente, si anche è speso tanto vocalmente, più di quanto non abbia già fatto nelle precedenti occasioni live. Ha mollato gli ormeggi e tolto tutti i freni, cantando di più e in modo ancora più potente, giocando a far «suonare» la sua voce in modo ancora più libero.

I fan di Marco Mengoni che hanno avuto la possibilità di assistere a tutti i concerti sono stati molto fortunati: hanno visto un processo di cambiamento, repentino e velocissimo, un'evoluzione artistica e personale gigantesca in un arco di tempo relativamente breve. Solo questo cambiamento (reale) ha permesso di raccontare qualcosa di nuovo al pubblico, raccogliendo il suo Esercito così tante volte senza mai deluderlo. 

È un rischio che si è preso dosando, studiando e guardandosi intorno per dare 100 dopo aver dato 50 e 150 dopo aver dato 100. Con la pubblicazione di «Marco Mengoni Live» il 25 novembre, Marco Mengoni si avvia verso la conclusione di un ciclo di carriera incredibile e questo tour «di chiusura», sembrava dover essere residuale e invece è il contrario dell'affanno che ci si poteva aspettare. È stato espressione completa e per questo vibrante della sua conquistata serenità.