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Mengoni Live 2016: il concerto della libertà

Abbiamo visto la prima data del nuovo tour, nella data del 28 aprile a Torino

29 Aprile 2016 | 13:00 di Alessandro Alicandri

La ripresa di un concerto è un momento strano per chi scrive di musica, perché di solito è in coda a qualcosa di già visto e che non apporta novità. Di solito manca quel filo di emozione che si scorge in un ritorno atteso. Eppure la carriera di Marco Mengoni in questo periodo sembra correre due volte più veloce di qualsiasi altro artista italiano.

Noi da tempo ci siamo messi le scarpe da ginnastica e ci teniamo svegli e tonici per stargli dietro. Lui vola, noi ci stiamo attrezzando. Abbiamo partecipato il 28 aprile alla prima data del nuovo tour di Marco Mengoni (il Mengoni Live 2016) e sono tornato a casa con delle impressioni inaspettate.

Il concerto prende tutto il buono del Mengoni Live 2015 e lo rielabora in una chiave nuova, più esplosiva. Sembra quasi vada a completare quello che abbiamo visto lo scorso anno. Un po' come quando fai la maratona filmica della tua saga preferita per vedere poi il gran finale.

È il tour giusto da vedere per comprendere appieno il progetto dei suoi ultimi due album "Parole in circolo" e "Le cose che non ho", aggiungendo elementi spiazzanti e inattesi. Il primo è la presenza del doppio palco, un modo per raggiungere il pubblico al centro e al fondo del palazzetto e trovare un contatto ancora più diretto con la gente evitando la ormai consueta passerella.

Marco Mengoni lo deve fare strano, sempre.

L'altro elemento è nella scaletta. In più momenti, soprattutto nel cuore centrale del concerto, si lascia andare a una serie di suoi brani in inglese che chiusi con un omaggio a Pharrell Williams con "Freedom". Se prima di questo concerto aveva raccontato a Sorrisi di avere delle serie difficoltà a mettere in piedi una scaletta avendo oggi un repertorio importante, in più momenti del concerto mette da parte il brano più atteso o l'arrangiamento da sala d'incisione e porta sul palco altro. È come se volesse ricordarci che le nuove canzoni di Marco non sono la ragione unica per cui siamo lì, ma il pretesto per qualcosa di più grande.


In particolare con la cover "Freedom" ho colto una volontà (un po' teatrale) di raccontare qualcosa di complesso. "Freedom" è un brano di colori, di luci, un brano programmato per scalare le classifiche mondiali a colpi di positività. Lui è riuscito a dare un significato più profondo alla canzone, un bel po' più dark, con quelle luci che illuminano le parte destra e poi quella sinistra del suo volto, rendendo la festa uno spunto di riflessione.

Guardando il concerto mi sono reso conto che Marco Mengoni celebrava su quel palco al 100% il valore della libertà collettiva e personale, non solo in quella canzone. Ha raccontato la libertà che pensiamo di avere anche quando invece siamo in catene, quella dell'essere vincenti anche dalla parte dei buoni ("Esseri umani"), quella della propria affermazione ("Parole in circolo").

Quella libertà celebrata è il premio vinto dopo anni in cui in molti pensavano fosse solo un tipo strano che miagola invece di cantare. Oggi è il suo momento e per questo si butta tra la folla (non solo metaforicamente) con sempre meno timidezza e con delle sicurezze che fino a oggi non ha mai avuto così chiare di fronte a sé.

Per questo ha lasciato al pubblico tanto spazio per cantare e partecipare usando l'app, per questo in più occasioni ha voluto dare alla band (e alle due coriste) la possibilità di essere protagonisti dello show. Non è più il momento di seminare, non è il più momento di annaffiare: è il momento di raccogliere i frutti abbracciando il suo pubblico in uno modo meno concentrato sul "da farsi", ma più empatico e diretto, più regista che protagonista del film. Non cercando l'esecuzione perfetta, ma il "grazie" perfetto.

Tra i momenti più belli del concerto, l'accoglienza perfetta di "Ti ho voluto bene veramente", l'intensità interpretativa di "Nemmeno un grammo" e "Ricorderai l'amore", la profondità con cui ha proposto il nuovo singolo "Solo due satelliti", e la chiusura che parte come una festa con "Io ti aspetto" che diventa epica con "Guerriero", proposta in un modo davvero spettacolare. Sembrava abbastanza, quando poi a fine concerto si è ripresentato sul palco portando a luci accese con il suo omaggio a Prince con "Kiss". Non c'è persona che non si sia alzata in piedi e non abbia ballato coinvolta: la struttura del palazzetto tremava.

Ha fatto una gara di triathlon (Oltre due ore di spettacolo e 25 canzoni) e una volta arrivato al traguardo, ha fatto pure il salto in alto. Niente da fare, è stato un grande spettacolo. Anzi, è stato un grande spettacolo "collettivo", forte come mai prima d'ora.