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19 Luglio 2016 | 12:20

Neil Young, il racconto del concerto a Milano

Lunedì 18 luglio Neil Young si è esibito al Market Sound insieme ai Promise of the Real (e Willie Nelson), con l'energia di un trentenne e una scaletta impeccabile

 di Manuela Puglisi

Neil Young, il racconto del concerto a Milano

Lunedì 18 luglio Neil Young si è esibito al Market Sound insieme ai Promise of the Real (e Willie Nelson), con l'energia di un trentenne e una scaletta impeccabile

Foto: Neil Young live sul palco a Milano al Market Sound  - Credit: © Splashnews

19 Luglio 2016 | 12:20 di Manuela Puglisi

Lunedì 18 luglio è salito sul palco del Market Sound di Milano Neil Young, insieme ai Promise of The Real che vedono in formazione Lukas e Micah Nelson, figli del leggendario Willie Nelson che non mancherà di fare una comparsata. Il concerto parte piano, con la voce del rocker canadese che intona, da solo sul palco, una dietro l’altra, After the Gold Rush, Heart of Gold e The Needle and the Damage Done. Voce, piano, chitarra acustica e armonica, si apre col Neil Young solitario che si “leva di torno” alcuni dei suoi brani più incisivi. La “divisa” è quella che gli abbiamo visto indossare negli ultimi anni: cappello nero, magliettona nera con la scritta Earth, jeans neri ed espressione corrucciata.

La seconda parte del live, però, porterà il viso di quest’uragano di settant’anni a distendersi, con il suo repertorio più country, che culmina con Out on the Weekned, Comes a Time e Old Man, dopo la cover di Nel blu dipinto di blu eseguita al piano da Lukas Nelson “È ora di chiamare il padre” annuncia Young. Come alle Terme di Caracalla a Roma sale sul palco infatti Willie Nelson - 83 anni, una vera leggenda della musica americana - e insieme suonano Are There Any More Real Cowboys? e On the Road Again.

Quando le trecce di Willie Nelson si sono ormai ritirate nel backstage inizia la parte più potente del concerto, Neil Young si lancia al galoppo con il sostegno dei Promise of the Real che nonostante la giovane età non fanno certo rimpiangere i Crazy Horse. È il momento di un fiume in piena come Cowgirl in the Sand, di Mansion on the Hill, Vampire Blues e Revolution Blues, urlate con una voce e un’energia che molti trentenni gli invidierebbero. Tra una canzone e l’altra Neil Young finalmente sorride, soddisfatto, lancia ciliegie tra il pubblico, dedica una canzone alla nostra “Splendida campagna” poi, l’atto finale. A chiudere il crescendo è Rockin’ in a Free World, infinita, che rallenta e riparte, si ferma e riparte ancora, cantata a squarciagola dal pubblico, fino all’uscita prima del bis. Quando Neil Young e i Promise of the Real tornano sul palco c’è anche Willie Nelson e con Home Grown salutano, si inchinano, saltellano tutti in cerchio intorno a Nelson sorridendo.

La scaletta

After the Gold Rush
Heart of Gold
The Needle and the Damage Done
Mother Earth
From Hank to Hendrix
Out on the Weekend
Comes a Time
Old Man
Nel blu dipinto di blu
Are There Any More Real Cowboys? Con Willie Nelson
On the Road Again con Willie Nelson
Winterlong
Alabama
Words (Between the Lines of Age)
Powderfinger
Cowgirl in the Sand
Mansion on the Hill
Love to Burn
Western Hero
Vampire Blues
After the Garden
Revolution Blues
Seed Justice
Rockin’ in the Free World

Bis: Homegrown