Home MusicaConcertiNiccolò Fabi a Milano: il concerto per i vent’anni di carriera

Niccolò Fabi a Milano: il concerto per i vent’anni di carriera

Abbiamo rivissuto le tappe più importanti del suo percorso musicale con un live intenso al Carroponte di Milano. Ecco tutte le emozioni di una serata in compagnia del cantautore romano

Foto: Niccolo Fabi  - Credit: © Splashnews

07 Luglio 2017 | 14:42 di Giulia Ciavarelli

Quando ci prepariamo per l'esibizione dal vivo di un artista, siamo carichi di aspettative per quello che potrebbe accadere sul palco. Quali canzoni eseguirà, quale scenografia vedremo, come si comporterà con il pubblico? Quello di Niccolò Fabi è un concerto più limpido, ideale per il periodo musicale che sta vivendo, raggiunta una maturità anagrafica e artistica.

Al Carroponte di Milano ci conduce per mano in un viaggio lungo vent'anni: un percorso che lo ha visto ondeggiare tra le fasi di dolore e malinconia vissute negli ultimi anni, sempre con semplicità. Dalla gavetta nei locali romani all'esordio discografico, il palco di Sanremo, l'impegno sociale, i sentimenti e le vicende dolorose della vita reale. Ottanta canzoni e otto dischi di inediti che si completano con la sorprendente (e riuscita) avventura con i colleghi Gazzè e Silvestri e il recente progetto discografico che si è aggiudicato la prestigiosa targa Tenco. «Una somma di piccole cose», l'album uscito intorno alla metà del 2016, è una bella soddisfazione artistica ma anche numerica (entrato in Superclassifica tra gli album più venduti): un disco ?artigianale? ricco di spunti, parole e musica nel quale si fondono l'essenzialità dei sentimenti espressi con un'evidente solitudine. È un riassunto coerente e di una densità musicale rara, nella piena libertà espressiva. Ed è questo che si è visto e percepito durante l'intero concerto milanese: la potenza interpretativa di chi le parole che canta le ha vissute sulla propria pelle, di chi quei sentimenti li ha provati davvero. Il suo cantare è rispettoso, poco invadente, e si interrompe solo per ringraziare e raccontarsi, quasi sottovoce.

«Sono trascorsi vent'anni, ma questo non vuol essere un concerto celebrativo. Ho fatto una scelta di brani che mi andava di suonare, al di là della completezza cronologica» esordisce timidamente all'inizio dello show. Lo guardiamo negli occhi senza filtri tecnologici tra noi e il palco, che spesso ai concerti ci impediscono di vedere ma ci consentono solamente di ascoltare. Il pubblico è numeroso, dai fan più fedeli che sussurrano le parole abbracciandosi ai bambini sorridenti e gli amici che si guardano complici, una folla estremamente composta e spontanea. In un momento storico in cui ci sentiamo molto ?controllati?, Fabi mette in piedi una festa intima che ci fa amare la bellezza e la potenza della musica.

«Questo brano incredibilmente usciva nel 1997, è naturale ricominciare da questo momento». Il concerto è inaugurato da questa prima volta, dagli inizi de «Il Giardiniere», perfetto anello di congiunzione tra passato e presente. È stato infatti riadattato nel 2017 e inserito nella raccolta «Diventi Inventi 1997-2017», che uscirà a ottobre. Torniamo subito ai giorni nostri con la canzone «Ha perso la città», ci sorprende la vibrazione incantevole di «Solo un uomo» e quella «Filosofia agricola» che è diventato uno dei testi più significativi della sua carriera. Coerente alla sua idea musicale, il palco non è attrezzato per stupirci, ma è dotato solamente di uno sfondo luminoso. I quattro musicisti che lo accompagnano sono validi partner di un gioco sonoro gestito senza sbavature.

«La mia carriera è una sinusoide di alti e bassi, non sono sfuggito a tutto ciò. Vorrei suonarvi una canzone che fa parte di un album difficile, perché dopo due lavori di estremo clamore sono entrato in conflitto con me stesso. Come un grande freno a mano, ?Sereno ad ovest? è stato un disco dagli esiti sfortunati» dice Niccolò introducendo «Dieci centimetri», uno dei momenti più toccanti e avvolgenti del live. È un'alternanza di ritmo senza confusione, la sua musica sa cavalcare i sentimenti e i sorrisi di tutti gli spettatori. Ogni canzone ha una coda strumentale ed è compito delle note terminare la poesia musicale.

«Il mio è un percorso interessante e simbolico, le cose sono migliorate con il tempo e chi mi ha seguito negli anni lo sa. Sono emozionato stasera perché quello che vedo non accadeva prima, abbiamo passato momenti più intimi. Arrivare dopo tanti anni qui è ancora più potente». È percepibile un sincero scambio di gratitudine, è lui a ringraziare chi oggi ha creduto nel suo percorso artistico. È una serata di riflessione, di scambio emotivo che ha dato una nuova vitalità a una carriera che ora è forse più libera. Non è tempo di seguire i consigli sulle mosse discografiche più convenienti, per Niccolò è importante seguire le cose che semplicemente sono allineate al suo modo d'essere e suggerirle ai suoi interlocutori, con la consueta raffinatezza. Il cantautore romano si è costruito una vita musicale essenziale fatta di scelte e di ripartenze, spesso in sintonia con quello che le persone hanno desiderio di ascoltare.

La scaletta

Il giardiniere / Una somma di piccole cose / Ha perso la città / Solo un uomo/ Filosofia agricola/ Non vale più/ La promessa / Dieci centimetri / Rosso / È non è / Ecco / Le chiavi di casa / Una mano sugli occhi / Il negozio di antiquariato / Una buona idea / Costruire / Vento d'estate / Offeso / Lasciarsi un giorno a Roma

Bis: Facciamo finta / Mela eseguita da Bianco / Capelli / Lontano da me