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Pentatonix in concerto a Milano, l’intervista

Abbiamo conosciuto il gruppo vocale texano prima dello show italiano: dal successo su YouTube alla vittoria di due Grammy fino al primo album di inediti

Foto: I Pentatonix  - Credit: © Ufficio stampa

21 Giugno 2016 | 12:11 di Giulia Ciavarelli

Nello scenario della musica internazionale, a volte ingabbiato in una dimensione troppo commerciale, il mondo dei Pentatonix ci sorprende perché il loro universo è assolutamente non tradizionale, una splendida eccezione. Cantare a cappella è una strada atipica per chi vuole arrivare al successo: il gruppo texano formato da Avi Kaplan, Scott Hoying, Kirstin Maldonado, Kevin Olusola e Mitch Grassi è un caso raro e uno dei più sorprendenti nella storia recente della musica pop. Se da una parte utilizzano le piattaforme musicali della modernità, dall’altra la loro caratteristica è quella di riportare il canto alla sua essenza, con la sola forza della voce e creando melodie senza nessun strumento. Si costruiscono una loro identità con il primo album di inediti, guadagnano elogi da superstar come Beyoncé e vincono due Grammy con una serie di successi virali su YouTube.

Non è la prima volta che si trovano nel nostro Paese, noi li incontriamo in occasione della seconda data italiana a Milano. «Piacere di conoscerti, come stai?» mi dice sorridendo Kevin, e continua a rispolverare il suo italiano durante tutta l’intervista. Nel divano del camerino, accanto a lui c’è anche Avi Kaplan. Sono composti negli atteggiamenti, coordinati e rigorosi nelle affermazioni; insieme a loro ripercorriamo le tappe più importanti della carriera del gruppo.

LA STORIA DEL GRUPPO

I Pentatonix prendono il nome da una scala musicale e il loro primo incontro avviene tra i banchi di scuola: «Scott, Mitch e Kirstin erano compagni di liceo, io li ho conosciuti tramite amici in comune e invece Kevin lo abbiamo scoperto su YouTube. Ci siamo uniti il giorno prima del provino per “The Sing-Off”, e lo abbiamo vinto!» spiega Avi. Ed è proprio sul talent che Kevin si sofferma: «È stata un’avventura memorabile perché abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci e modellare la nostra musica; è stato interessante vedere il nostro sound all’interno di uno show televisivo. Lì è proprio come un campo musicale: abbiamo conosciuto tanti amici e siamo grati per questa preziosa esperienza».

Dopo una battuta di arresto, i Pentatonix si trasferiscono virtualmente sulla piattaforma YouTube: accumulano oltre un miliardo di visualizzazioni con oltre 10 milioni di iscritti, raggiungono le vette delle classifiche Billboard e vendono più di 2,8 milioni di album nei soli USA. Conoscono la popolarità anche con le colonne sonore di Pitch Perfect e Glee, ma la consacrazione arriva con la vittoria di due Grammy Awards (2015-16): «Quando abbiamo iniziato, non ci aspettavamo di vincere premi così importanti o di girare il mondo con la musica. Siamo molto orgogliosi, abbiamo lavorato duro per arrivare fino a qui» racconta Avi.

E non sembrano temere la competizione con le altre star del panorama musicale: «Non abbiamo effetti, strumenti o ampi spettri di suoni come le altre band, ma questo rende la nostra sfida ancora più interessante: siamo in grado di soddisfare una nicchia musicale specifica come nessun altro ha fatto in passato. È cresciuta a tal punto che negli Stati Uniti e in Europa stiamo vendendo biglietti nelle più grandi arene».

LA CREAZIONE DELLE COVER E LE INFLUENZE

I Pentatonix ci fanno respirare l’aria di una rinnovata freschezza, un atto di originalità che comprende cinque distinte personalità e cinque modi diversi di approccio alla musica. Non è trascurabile il filo che li unisce: un grande e diversificato talento. «Di solito, cominciamo noi due: metto giù la linea di base, annotiamo i beats e capiamo la chiave giusta per il solista. Otteniamo così lo scheletro degli arrangiamenti, che in realtà ci serve per assegnare le note da cantare. E poi arriva il momento di rendere speciale la canzone» racconta Avi riguardo la composizione delle cover.

Si cimentano in una pluralità di generi («anche se l’hard rock e l’elettronica sono quelli più difficili») e creano uno spettacolo vocale d’impatto: «È difficile parlare di influenze della band, perché ascoltiamo tutti generi diversi tra loro: io amo la musica classica, Avi il folk, Scott adora l’R&B, a Mitchell piace l’elettronica e Kirstin ascolta soprattutto musica cantautoriale. La cosa più bella è che ognuna di questi elementi ci aiutano a capire cosa ci rende distintamente i Pentatonix» termina Kevin.

IL PRIMO ALBUM DI INEDITI, «PENTATONIX»

Prima di arrivare alla composizione di tracce originali, il gruppo texano ha raggiunto il grande pubblico attraverso le cover: da Ariana Grande a Justin Bieber, Daft Punk, OMI, Meghan Trainor, Sam Smith, Beyoncé o Maroon 5. Ad ognuna, ha cucito un vestito musicale che spesso è stato apprezzato dagli stessi artisti: «Sono stati tutti entusiasti, i Daft Punk hanno sentito tutti i nostri brani, ma anche Kelly Clarkson, con la quale abbiamo fatto un tour, Adam Levine e Pharrel Williams».

«All'inizio del 2015 era giunto il momento di iniziare a produrre musica originale, soprattutto dopo il grande successo dell'album di Natale. Dopo tre anni di cover, abbiamo imparato molto su noi stessi, sul perché amiamo la musica e sul modo in cui vogliamo farla. Siamo andati dall'etichetta dicendo ?Vogliamo fare un album pop?: è stato un processo faticoso e creativo poiché in un mese e mezzo abbiamo incontrato tanti autori ed ogni giorno si creavano canzoni nuove. Siamo molto orgogliosi del risultato» commenta Kevin riguardo l'omonimo disco, uscito ad ottobre 2015. 

IL CONCERTO

«Il World Tour 2016 sta andando molto bene, e i fan sono incredibili. Ieri siamo stati a Roma, ed è stato uno degli spettacoli più folli che abbiamo mai fatto: gli italiani sono calorosi e divertenti!» commenta Kevin prima della data milanese. Il pubblico multigenerazionale è carico di aspettative: c'è la solida comunità italiana dei Pentatonix nelle prime file (due di loro verranno invitati sul palco durante lo show) ma c'è anche un nutrito gruppo di giovani che si disperde all'interno dell'Alcatraz.

I cinque ragazzi texani confezionano un live abbondante, composto da una ventina di brani: dal materiale inedito al repertorio di cover fino ai mashup di livello. In una confluenza di stili e generi, sanno ricreare una magica unità percepibile in ogni singola nota. Un palco scenograficamente povero, e tante luci che accompagnano ogni canzone: nulla è più espressivo della voce umana, e loro sono affascinanti e pieni di talento vocale. Dai selfie a snapchat, spaziano dai momenti di felicità pop all'energia di «Can't Sleep Love», il suono doo-wop di «Misbehavin» e l'emozionante repertorio dei brani di Michael Jackson. Il livello dello show sale con l'assolo di Kevin, solo violoncello e beatbox, e con la canzone «Light In The Hallway», dove si esibiscono al buio senza microfono. Ascoltarli e rimanere subito ipnotizzati dal loro talento, questo è l'effetto Pentatonix.