Home MusicaConcertiRihanna stravolge le regole: la recensione dell’Anti World Tour

Rihanna stravolge le regole: la recensione dell’Anti World Tour

Il 13 luglio lo Stadio San Siro ha visto un concerto senza eguali. Nel bene e nel male

14 Luglio 2016 | 01:36 di Alessandro Alicandri

È stato un concerto di sintesi quello di Rihanna a Milano il 13 luglio. La proposta della più affascinante e sensuale diva del pop (davvero, bella da non credere) è un palco destrutturato, con una scenografia più ispirata all'arte contemporanea che agli standard da palco al quale siamo abituati.

Un altissimo palco centrale, una passerella trasparente e volante usata solo all'inizio e un lunghissimo palco principale dove gli elementi scenici, pochissimi, fanno la loro apparizione durante le varie fasi del concerto (prima una struttura simile a un iglù gonfiabile, poi una parete di schiuma che scende dal tetto del palco).

Di fronte a queste scelte apparentemente povere e di concetto, Rihanna rimarca la scelta di essenzialità puntando sul bianco, sulle tonalità del marrone al massimo nei vestiti. Saranno le luci a dare colore alla struttura ma quasi solo nella sezione "dance" della scaletta.

In poco più di un'ora e venti di concerto (forse è stato uno dei live più brevi in uno stadio che abbia mai visto) ha portato 22 brani con dei tagli importanti, non andando mai oltre due minuti per canzone. Solo pochissimi pezzi sono stati cantati integralmente estrapolando moltissimo da Anti e via via proponendo sempre di meno tornando indietro con gli album e nel suo repertorio.

Rihanna, il più grande generatore di hit internazionali degli ultimi 10 anni, è tornata in Italia con un live dai sapori poco pop (anche se lei è pop sempre suo malgrado, ce l'ha nel DNA), facendo forza sull'estetica rock contemporanea. Eppure aveva un sorriso sulle labbra e un'empatia verso il pubblico che non avevamo mai visto in lei prima d'ora. C'è un gioco di antitesi, in parte voluto in parte inconsapevole, che ha connotato tutto il concerto, passando da una cover di Tame Impala alla più ignorante (e amatissima) "Where have you been".

È stato un concerto con forti sintesi e contrasti, dicevamo, un concerto coinvolgente che si ergeva di certo non sulla forza di scenografia e band, ma su un repertorio clamorosamente ricco proposto come in una velocissima playlist. Di contro abbiamo sentito Rihanna cantare bene le sue canzoni, con una capacità di gestire il palco e catalizzare l'attenzione del pubblico unica nel suo genere. 

Qualcuno potrebbe dire poco ma buono. Oppure buono, ma poco. 

Rihanna, dopo una lunga fase di carriera dove per lei il troppo non stroppiava mai, oggi dosa tutto, fa l'amore con il pubblico ma non arriva fino alla fine. Ti lascia sospeso, ti vuole sorprendere scegliendo consapevolmente di essere un po' sottotono. Stravolgendo le aspettative e andando a sinistra quando tutti vanno a destra. 

Qualcuno sarà forse rimasto un po' deluso (per qualche assenza in scaletta clamorosa come "FourFiveSeconds" e "Kiss it better", ad esempio, o per qualche brevità di troppo, per l'eccessivo senso riassuntivo che emanava il concerto) ma si è fatta perdonare lasciando un segno di forte gratitudine verso il pubblico italiano. Guardando i volti delle persone, migliaia di fan così trasversali, belli, appassionati di musica e di tutto ciò che nell'arte e nella vita lascia a bocca aperta, Rihanna deve essersi sentita molto fortunata.

Quando tornerà in Italia, se tornerà, da Rihanna pretenderemo un concerto esteso, completo, più ricco di idee e con una scaletta ancora più adatta agli stadi. Rihanna ha così tante canzoni di successo che non può davvero arrivare nel più grande contesto della musica live e centellinare. Sarebbe bastato davvero poco per fare la differenza e non lasciarci così, felici ma anche un po' perplessi.