Home MusicaConcertiThe Struts a Milano, uno show sulla scia dei Queen

The Struts a Milano, uno show sulla scia dei Queen

Pluripremiati agli Oscar, l'influenza della band di Mercury rivive nel grande carisma dei The Struts, glam rock nei suoni e nell'aspetto visivo

Foto: Luke Spiller dei The Struts, in concerto a Milano  - Credit: © Getty Images

05 Marzo 2019 | 12:00 di Francesco Taranto

«Ho la sensazione che sarete il miglior pubblico che abbiamo avuto!» dice il cantante Luke Spiller dopo poche canzoni. E infatti i Magazzini Generali di Milano sono pienissimi, tutto sold out, con i fan della band inglese che a fatica prendono posto nel lungo parterre che forma il locale.

Partono le prime note di Primadonna Like Me e il pubblico mostra tutto il suo calore, cantando in coro le parole del singolo, uno degli estratti dall’ultimo album Young & Dangerous. I The Struts si sono formati dieci anni fa, quando il carismatico Spiller decide di lasciare Bristol per Derby, iniziando a suonare con il chitarrista Adam Slack. Ma il gruppo è esploso più recentemente, con il primo album Everybody Wants del 2014 che li ha portati ad aprire diversi concerti dei Rolling Stones, compreso quello di Lucca. Il pubblico italiano li ha conosciuti in quella occasione e lo stesso Spiller ricorda che quello di Milano è invece il «primo concerto da headliner che facciamo in Italia!».

«Body Talks», glam rock versione 2019

Anche il recente singolo Body Talks, protagonista di una campagna di Victoria’s Secret, viene accolto benissimo dai fan. La band mette bene in chiaro le proprie influenze glam rock fin da subito, non soltanto nei suoni ma soprattutto nella figura di grande carisma di Spiller, frontman scatenato e con abiti luccicanti. D’altronde il nome del gruppo si riferisce proprio al verbo “to strut”, pavoneggiarsi. A prima vista, anche per le notevoli somiglianze fisiche, sembra di rivedere sul palco un giovanissimo Freddie Mercury. Contribuisce il fatto che gli abiti di Spiller siano della stilista Zandra Rhodes che vestiva il cantante dei Queen agli esordi.

Il concerto prosegue e Kiss This ci porta verso il rock anni ’80 di gruppi come i Def Leppard, Dirty Sexy Money ritorna all’hard rock, In Love With A Camera è puro glam con un ritornello in falsetto, mentre Fire (Part 1) si rifà a gruppi più recenti come i Fun di Nate Ruess. Il mix di influenze è veramente variegato e dà vita a uno stile originale, anche se con riferimenti molto precisi. La grande risposta del pubblico dimostra che, evidentemente, non si tratta di stili passati di moda.

«Don't Stop Me Now» e lo spirito dei Queen

Lo show si fa sempre più intimo, con una splendida Mary Go Round in versione acustica che regala emozioni “alla Aerosmith”. Ma ancora di più con una energica cover di Dancing In The Dark di Springsteen, in cui Spiller fa salire sul palco una fan per ballare e duettare con lei. Il gruppo si diverte a coinvolgere direttamente il pubblico e in diversi momenti il cantante lancia dei botta e risposta canori, sempre in pieno stile Mercury. Inutile dire che i fan rispondono sempre con entusiasmo.

Lo spirito dei Queen, dicevamo, aleggia su tutta la serata ma la magia arriva al momento dei bis. Spiller al pianoforte accenna le primissime note di Don’t Stop Me Now e il pubblico inizia a cantare. A quel punto gli Struts si lanciano in una splendida versione del brano, suonata per la prima volta in assoluto durante il tour. «Questo era uno speciale per voi!», dice il cantante tra gli applausi. A concludere il concerto ci pensano invece la ballata Ashes, che sa mostrare anche il lato più romantico della band, e l’inno glam rock Could Have Been Me, già pronto per l’esecuzione negli stadi. Il carisma e la potenza del gruppo sembrano infatti molto più grandi di un piccolo locale come i Magazzini Generali. Ma d’altronde è soltanto l’inizio.

La scaletta

Primadonna Like Me
Body Talks
Kiss This
In Love With a Camera
Fire (Part 1)
Dirty Sexy Money
One Night Only
Mary Go Round
Dancing in the Dark (Bruce Springsteen)
Somebody New
Put Your Money on Me
Where Did She Go

Don't Stop Me Now (Queen)
Ashes (Part 2)
Could Have Been Me