Home MusicaConcertiVasco Rossi: «Coi concerti tengo a bada lo scapestrato che è in me»

Vasco Rossi: «Coi concerti tengo a bada lo scapestrato che è in me»

Il rocker di Zocca ci accoglie a Rimini alla vigilia del suo nuovo tour negli stadi. E racconta perché nonostante i successi non si ferma mai

Foto: Vasco Rossi sul tetto del Grand Hotel di Rimini. Il 1° luglio 2017 ha battuto il record mondiale di spettatori paganti per un concerto: oltre 220 mila  - Credit: © Pigi Cipelli

01 Giugno 2018 | 12:15 di Francesco Chignola

«Questa città mi mette allegria: ci ho vissuto in tutti i modi». Incontriamo Vasco Rossi al Grand Hotel di Rimini, l’albergo celebrato da Fellini in «Amarcord». A breve distanza c’è il Rockisland, un locale costruito su un molo: Vasco l’ha riconvertito in base operativa. «Il posto dove vado di solito in Puglia non è agibile» ci spiega. «Là ero più isolato, qui esco ogni mattina per esercitarmi ma vado solo in bici, così posso... schivare i selfie».

Quando leggerete queste righe il suo nuovo tour negli stadi sarà appena iniziato, con la «data zero» di Lignano Sabbiadoro. Ma quando accoglie in camera noi di Sorrisi, Vasco è ancora nel vivo delle prove. E Rimini gli restituisce voglia di sorridere e di raccontarsi.

«Sono venuto qui da piccolo con mia zia, avevo 10 o 11 anni» ci dice. «Non avevo mai visto il mare, non pensavo ci potesse essere tutta quell’acqua. A Zocca non c’era la piscina, l’acqua l’avevo vista solo nella vasca da bagno. Per questo non ho mai imparato a nuotare».

Quando è tornato a Rimini?
«A metà degli Anni 80. Dopo essere stato chiuso in casa a Zocca sei mesi per “ripulirmi” da un periodo di esagerazioni, il medico mi disse: “Cambia aria, vai al mare”. Così affittai una casa qui, sulle colline. Pochi anni dopo tornai a Rimini a incidere “Liberi liberi”. Ma il mare non lo vedevo mai. Giravo in moto, passavo le notti nei locali, la mattina facevo colazione a Riccione dove incontravo sempre Fiorello, simpaticissimo. E poi l’anno scorso sono tornato per diversi mesi per prepararmi al concerto di “Modena Park”».

Ecco, torniamo a quella storica notte a Modena.
«È stato grandioso. Il giorno dopo mi sentivo liberato, perché... finalmente era successo. Ero stato otto mesi con il pensiero fisso, ogni mattina al risveglio: il 1° luglio c’è il concerto, deve andare tutto bene! Non farò mai più una cosa così folle».

Sappiamo che non si rivede mai, ma per Modena ha fatto un’eccezione?
«Ho rivisto solo dei pezzi... No, se mi rivedo sono troppo critico, bado solo ai difetti. Non sono il tipo che si piace, non c’è niente da fare».

Quel concerto è stato uno spartiacque per lei...
«Doveva essere una festa per i miei 40 anni sul palco ed è diventato il più grande raduno rock della musica italiana. È stato un punto d’arrivo e “ripartenza”. Avrei potuto fermarmi. Potevo stare tre anni a godermela. Andare nei talk show a farmi dire: “Che bravo che sei stato!”. Ma a me non piace. A questo punto però faccio quello che mi pare, non ho più niente da dimostrare a me stesso né agli altri. Finché la gente non si stanca o non mi stanco io, vado avanti, e ogni anno ci sarà un tour di Vasco».

Ma si stancherà mai?
«È difficile. Per me la musica è tutto e il concerto è il momento più bello, dopo quello in cui nasce una canzone. Come faccio a non andare sul palco? Non ho degli hobby, capito? E poi fare concerti mi serve per tenermi in riga».

Altrimenti?
«Altrimenti torna fuori lo scapestrato che è in me. Io ora sono disciplinato, ma lui non è mica morto, è solo sotto controllo. Lo scapestrato è sempre dietro l’angolo».

Quindi si continua con gli stadi, a oltranza?
«Non lo so, in futuro potrei fare i palasport o dei concerti acustici nei teatri. Non sono mai stato così sereno. In realtà almeno per l’anno prossimo ho le idee chiare, so già che tornerò negli stadi».

Intanto ora ha rivoluzionato la band con l’arrivo di Beatrice Antolini.
«Dopo Modena nel gruppo c’era un po’ di stanchezza, avevo bisogno di stimoli, di energia giovane. Abbiamo fatto dei provini, poi un giorno Vince (Pastano, chitarrista di Vasco e direttore artistico del tour, ndr) me l’ha presentata. Appena l’ho sentita cantare una mia canzone le ho detto: “Sei perfetta, benvenuta nella band”. È una ragazza eccezionale, suona tantissimi strumenti e porta una ventata di freschezza».

E la sua corista storica, Clara Moroni?
«Siamo rimasti in ottimi rapporti, apre i miei concerti con il suo progetto solista».

Chi l’ha già vista in tour cosa troverà di nuovo?
«Arrangiamenti nuovi, moderni, con un sound più elettronico, alcuni pezzi degli Anni 80 che non facevo da tempo come “Fegato, fegato spappolato”, brani che non canto da anni come “Stupido hotel”, e tre medley. Ma per me la scelta più importante è iniziare con “Cosa succede in città”».

Come mai?
«Voglio tornare a parlare chiaro. La trovo una canzone attualissima, anzi, oggi la realtà ha superato la mia immaginazione. In città c’è sempre più confusione! E troppa gente che vuole avere un’opinione su tutto, senza sapere niente. Soprattutto su Internet. I social sono una grande forma di comunicazione ma sanno tirare fuori il peggio dell’umanità».

Ogni anno decine di migliaia di persone vengono a vederla. Cosa cercano?
«Un’emozione. Vogliono rivivere la sensazione che hanno provato sentendo un brano per la prima volta. Ma nel mio caso penso che contino i testi. Io scrivo parole, la musica è una colonna sonora. Non pretendo di conoscere l’animo umano, semplicemente racconto le mie debolezze e le mie rabbie con onestà, denudato, da 40 anni. Ecco il segreto».

Ha scritto qualche canzone nuova dopo Modena?
«Ah no, ora mi fermo, ne ho già scritte troppe! (ride). Sì, c’è già una canzone pronta ma la sentirete in autunno. Ce l’ho sempre, una canzone pronta. Scriverle è il motivo per cui sto al mondo».

Le fa effetto che un ragazzino possa vederla dal vivo per la prima volta?
«Mi stupirebbe ma mi piace l’idea, è l’unica età in cui si vive la musica con profondità. Dopo i 25 anni arriva la vita e quella sensibilità sparisce».

Tempo fa ha incontrato gli studenti della scuola di musica di Zocca e ha detto loro: «Fate quello che volete, ma fatelo bene».
«È vero ed è importante. La rovina è fare le cose con superficialità, senza dare il massimo, senza mettercela tutta. Chiamatelo professionismo, io lo oppongo all’arte dell’arrangiarsi. Una canzone non nasce in dieci minuti. Si impara a suonare uno strumento attraverso anni di fatica, passione, esercizio. Nella musica, come nella vita, l’esercizio è fondamentale. Non c’è niente di facile o comodo, tutto quanto va conquistato».

Poi fa una pausa, un grande sorriso e ci dice:
«Visto che saggio, Vasco?».

Le date del tour Vasco Non Stop Live 2018

Foto: Un momento di relax per Vasco nella sua camera d’albergo. Sul letto, accanto ai quotidiani e al computer, non manca mai un libro - Credit: © Pigi Cipelli

1 giugno Torino Stadio Olimpico

2 giugno Torino Stadio Olimpico

6 giugno Padova Stadio Euganeo

7 giugno Padova Stadio Euganeo

11 giugno Roma Stadio Olimpico

12 giugno Roma Stadio Olimpico

16 giugno Bari Stadio San Nicola

17 giugno Bari Stadio San Nicola

21 giugno Messina Stadio San Filippo