Cristina D’Avena festeggia con Sorrisi 40 anni di carriera tra musica e tv

«Era il 1982 quando incisi la prima sigla di un cartone animato» racconta l’artista

27 Ottobre 2022 alle 08:00

Davanti al nostro fotografo Cristina D’Avena si muove come una modella professionista: sorride, è spigliata, trasmette allegria. Tra uno scatto e l’altro, intona le canzoni di Madonna che ha scelto come sottofondo per il servizio. Non è un caso, perché lei e la popstar americana hanno praticamente iniziato insieme. Era il 1982: Cristina incideva la sua prima sigla di un cartone animato, “Bambino Pinocchio”, e Lady Ciccone pubblicava il suo primo singolo, “Everybody”.

Sono passati 40 anni e Cristina oggi è raggiante di felicità per la prima copertina di Sorrisi tutta per lei. È il nostro omaggio, assieme a un Telegatto nuovo di zecca, per celebrare una carriera strepitosa, con oltre 7 milioni di dischi venduti, che ha regalato tanta gioia a generazioni di bambini.

Cristina, ci diamo del tu?
«Ma certo! Tutti mi chiamano Cristina o “Cri”. Una volta un ragazzino mi ha chiamato “bro” (diminutivo di “brother”, fratello in inglese, ndr) come si fa tra rapper. Insomma, “Signora D’Avena” proprio no!».

Allora Cri, che effetto ti fa la copertina?
«È un sogno che si realizza. Se sei sulla copertina di Sorrisi, vuol dire che ci sei e che nel mondo dello spettacolo conti davvero».

E il Telegatto?
«Mi piace da morire in questa nuova versione colorata. E poi fucsia è bellissimo perché per me è il colore della gioia. Lo metterò insieme a quello vinto per “Sabato al circo”, nella libreria dove conservo i premi a cui tengo di più. Grazie! Ma anch’io ho un regalo per voi, un piccolo scoop».

Un telegatto tutto rosa

Per lei è stato «un grande onore» ricevere dal nostro vicedirettore Bice Colarossi il Telegatto in plastica rigenerata, creato dal movimento artistico Cracking Art, famoso per le sue installazioni urbane in tutto il mondo. «Sposo le iniziative in favore dell’ambiente da sempre» ha detto Cristina. «E il fucsia è il mio colore preferito!».

Sorprese in vista per questo anniversario?
«Esattamente tra un mese, il 25 novembre, esce un cofanetto celebrativo che si intitola “40 - Il sogno continua” con le mie sigle storiche in versione originale, tra cui “Pollon, Pollon combinaguai”, “Kiss me Licia”, “Sailor moon”. Ci saranno anche alcuni inediti e delle chicche che neanche io ricordavo, scoperte incredibili del mio staff».

Duetti speciali?
«Tanti e molto divertenti. Per esempio, con Elettra Lamborghini, Lorella Cuccarini e Orietta Berti».

Ti concederai anche una torta per festeggiare?
«Devo stare attenta ai dolci, perché fanno ingrassare. È dall’inizio del 2022 che ai concerti dico: “Ragazzi, quest’anno sono 40!”. Allora i fan mi portano le torte sul palco. E io le mangio, sono super golosa. Assaggia oggi, assaggia domani...».

Ma in questi 40 anni qual è stato il momento che ti ha dato più gioia?
«I tre concerti al Forum di Assago e al PalaTrussardi (ora PalaSharp, ndr) di Milano per l’Airc, l’Associazione per la ricerca contro i tumori. Solo io, le basi e i ballerini. I palazzetti erano pieni, è stato commovente e mi ha reso orgogliosa».

E il momento più duro?
«L’inizio con le sigle davanti al maestro Augusto Martelli, che scriveva per Mina! Mi accompagnò mio padre a incidere “Bambino Pinocchio”. Io venivo dal coro dello Zecchino d’Oro, dove c’era Mariele Ventre che ci dava gli attacchi ed eseguire i brani era più facile. Lì invece mi dissero: “Questa è la canzone, ascoltala e la incidiamo subito”. Quando ho capito che non potevo prepararmi a casa, mi è salita l’agitazione!».

Dopo il panico, però, si è aperto un mondo. Quante sigle hai inciso?
«Più di 700».

Quelle di cui ti chiedono sempre il bis ai concerti?
«Se non faccio i Puffi (“Noi puffi siam così”, ndr) non se ne vanno (ride)! I più grandi mi chiedono anche “Occhi di gatto”, “Mila e Shiro due cuori nella pallavolo”, “Kiss me Licia” e, ultimamente, “Tutta d’un fiato”, la nuova sigla di “Capitan Tsubasa” (il titolo originale di “Holly e Benji” degli Anni 80, ndr). I più piccoli vogliono “Doraemon” e “Siamo fatti così”».

Quando i genitori cresciuti con le tue sigle vengono coi figli nei passeggini ai tuoi spettacoli che cosa pensi?
«Che sono un pubblico pulito, onesto, buono».

I fan cosa ti dicono?
«Mi dicono sempre la stessa cosa: “Cristina, tu SEI la mia infanzia”. E io ci rifletto tutte le volte, su questa frase. Non dicono: “Sei parte della mia infanzia”, ma: “Sei la mia infanzia”. Vuol dire proprio essere entrati dentro l’anima delle persone».

Tu hai avuto un’infanzia da cartone animato? Come passavi i pomeriggi dopo la scuola?
«Facevo i compiti e poi guardavo la tv. Impazzivo per “Happy Days”, ero innamorata di Fonzie. Giocavo molto con le perline. Le mie amiche mi commissionavano i gioielli. Se vedevano una collana addosso a me, la volevano pure loro. Gli orecchini con le foglioline erano richiestissimi. Ero brava anche con il punto croce e ricamavo gli asciugamani».

Eri una bimba tranquilla, quindi.
«Sì. Se combinavo qualche marachella, nonna Tina mi reggeva il gioco».

E tua sorella Clarissa?
«Siamo due opposti: io Cancro, lei Scorpione, io Bianco, lei Nero, io A lei Z. La diversità ci aiuta, perché siamo complementari e lei è la mia prima confidente».

Da piccola che lavoro sognavi di fare?
«La dottoressa, il medico come il mio papà. Mi sono anche iscritta alla Facoltà di Medicina a Bologna, ma ho lasciato quando mi mancavano gli esami dell’ultimo anno. In fondo, però, ho fatto pur sempre qualcosa di “terapeutico”, regalando tanta spensieratezza».

Fra tutte le eroine di cartoni e serie tv che hai reso famose, con quale ti identifichi di più?
«Licia. Anche se non cucino polpette, ho avuto un papà tremendamente geloso come lei. Per tenermi d’occhio, mio padre aveva assoldato una guardia del corpo: un suo paziente, Giuseppe, un ex carabiniere».

Conservi ancora il cavallo di legno con cui entrasti in scena allo Zecchino d’Oro nel 1968 a tre anni per cantare “Il valzer del moscerino”?
«Sì, lo tengo in un magazzino a Bologna e ogni tanto vado a guardarlo. Provo la stessa paura di cadere che avevo allora perché io ero minuscola e lui enorme. Una vertigine che mi catapulta indietro nel tempo».

Ma per te il tempo non passa mai! Come fai a mantenerti giovane?
«Tutta genetica (ride). Ma io ci metto le buone abitudini: non bevo, non fumo. E mi diverto: credo che vivere sia un gioco meraviglioso».

Ami giocare anche con gli abiti e i look. I tuoi accessori preferiti?
«Le collane importanti e gli anelli grandi, di carattere. E adoro truccarmi».

Ti strucchi sempre prima di andare a letto?
«Se devo dire una bugia... dico di sì. In realtà a volte non lo faccio, se torno a casa tardi e crollo dal sonno».

A proposito di trucco, da novembre su Rai2 sarai nel cast di “Non sono una signora”, un programma incentrato sul travestimento. Che esperienza è per te?
«Molto formativa. Perché dietro le scintillanti trasformazioni ci sono spesso storie profonde, di fragilità. Un bel messaggio di inclusione: tutti hanno diritto di amare ed essere amati».

L’amore nella tua vita?
«C’è. Sono innamorata, sto bene, sono gelosa, possessiva. E felice».

Cosa ti rende felice?
«Sapere che sono riuscita a rendere felice qualcun altro, con un sorriso, una sorpresa, un regalo».

Se ti attraversa un pensiero negativo che fai?
«Cammino, macino chilometri. Mi distende, mi aiuta a chiarirmi le idee e a prendere le decisioni giuste su quello che mi ruota intorno e su me stessa».

Alla fine, tu ti vuoi bene?
«Mi voglio bene, sì. Se non ami te stessa, non puoi amare gli altri».

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