Home Musica“Cultura mixtape”: il nuovo album di Dola è anche in vinile

“Cultura mixtape”: il nuovo album di Dola è anche in vinile

L'artista laziale ci racconta il suo nuovo lavoro, nato traccia dopo traccia e con tanti ospiti «Come se fosse un festival organizzato da me»

Foto: Dola  - Credit: © Tommaso Biagetti

22 Dicembre 2020 | 11:05 di Cecilia Esposito

Lui è Dola ed è forse l'artista più sguaiato, schietto e trasversale che potete trovare al momento. Con due EP, un album di debutto ("Mentalità", Undamento) e qualche singolo qua e là, è riuscito a definire un proprio stile, tanto ricco di sfaccettature quanto unico. Un'attitudine alla Vasco Rossì che salta da un beat elettronico a uno rap, ma che affonda le proprie radici nella musica cantautorale e punk. Un mix che poteva spaventare, ma che a Dola, invece, calza a pennello. 

Il 27 novembre è uscito il suo "Cultura mixtape", un disco pensato come un collage, nato pezzo dopo pezzo nel corso del tempo e che ospita diversi produttori e artisti, come Coez e Frenetik&Orang3 nel brano "Non si esce vivi" e Ugo Borghetti in "Pepita". Per l'occasione, abbiamo chiesto a Dola di parlarci del mixtape, che ha anticipato l'uscita di un vinile speciale che raccoglie le più belle tracce dell'artista.

Il vinile in edizione limitata "Mentalità cultura" potete ordinarlo qui.

L'intervista a Dola

Chi è Dola?
Sono Aldo Iacobelli, vengo da Casalvieri, attualmente vivo in Veneto e, tra le altre cose, faccio musica. Suono la chitarra da quando avevo quattordici anni e faccio anche i beat, però preferisco che li facciano gli altri perché sono pigro. Sono cresciuto ascoltando tanti generi musicali, dal punk all'hip hop, il metal, ma anche artisti come Bob Dylan. Nella mia musica cerco di mescolare tutte queste influenze.

Parlaci del tuo nuovo "Cultura Mixtape"
"Cultura" doveva essere inizialmente il seguito di "Mentalità", il mio album uscito nel 2019, ma poi ha preso un'identità propria. È nato per essere un disco "ibrido" con diverse persone e personalità che stimo e che rappresentano quello che mi piace. È nato dalla voglia di mescolare quasi tutti gli artisti che rispetto, anche se molti non sono riuscito a coinvolgerli, magari in futuro. A pensarci adesso, è come se fosse un festival, dove tutti fanno la loro musica e io sono l'organizzatore.

Perché hai scelto il formato mixtape?
L'ho ripreso dalla cultura hip hop. Ci sono un sacco di produttori diversi, beat completamente differenti tra loro, e mi sembrava più giusto farlo rientrare in un discorso mixtape. Poi l'abbiamo fatto uscire pezzo dopo pezzo, anche la copertina si è composta piano piano, e questo fatto di essere stato realizzato col tempo non era una cosa da disco normale, ma da mixtape. Poi mi piaceva l'idea di riportare alla luce questo formato che molti sottovalutano.

È un lavoro ricco di feat. e produttori: quanto è importante per la tua musica collaborare con altri?
Molto. Per farti capire, per me è un feat. anche il parere di una persona mi fa cambiare un pezzo e lo migliora. Chiaramente, in quel caso, non posso scrivere "traccia feat.", però appena uno mi dà un consiglio su qualcosa e mi fa migliorare il prodotto finale per me è come se lo fosse. È importante anche perché vedi come lavorano gli altri, hai un diverso approccio su come devi scrivere e, soprattutto, hai un diverso parere su delle cose che si possono migliorare. Collaborare è una bomba e lavorare con più produttori possibile è la cosa che mi apre di più in assolto. 

Perché l'idea di fare anche un vinile?
Di base io sono molto legato all'analogico, sono un po' nerd in questo. Poi volevo fissarlo in modo materiale: con lo streaming e piattaforme come Spotify, la musica diventa sembra più eterea, come se non ti lasciasse nulla in mano. Inoltre, esce come una raccolta dei due dischi, infatti si chiama "Mentalità Cultura", e per me è come se fosse un libro stampato della musica che ho fatto ad oggi. Volevo fare qualcosa di tangibile del mio lavoro, di quello che ho fatto e poi il vinile per me è sempre figo. Aggiungo che esce in edizione limitata, quindi per pochi "cultoidi" del genere.