Diodato: «Ora sogno un futuro pieno di abbracci»

Il tour estivo in partenza a luglio, l’Arena di Verona, quell’Eurovision mancato e l’incontro con Roby Baggio

Diodato
10 Giugno 2021 alle 09:07

Alla fine del 2020 gli abbiamo dato un Telegatto come “Musicista dell’anno”. Ma oggi Diodato è pronto a guardare al futuro. Dal 15 luglio partirà per un tour che lo vedrà girare l’Italia (isole comprese).

Ci risponde in video da Roma. «In autunno, quando ho visto che l’epidemia stava peggiorando, ho iniziato a rimandare il ritorno a Milano, dove stavo in una casa troppo piccola» ci racconta. «Alla fine sono rimasto qui, con una “bolla” di pochi amici sempre tamponati, per non sentirci troppo soli. Roma mi ha fatto bene. Ma tra poco tornerò al Nord per le prove del tour».

Ti stai già preparando?
«Non sarà facile dopo tutti questi mesi. Ora devo suonare tutti i giorni, rimettere le mani sugli strumenti, riattivare quello principale, cioè la voce. È come un muscolo che deve tornare tonico, devo stare più attento a quello che mangio e bevo».

Come vivi l’attesa?
«Prima di iniziare un tour sento sempre un po’ di fatica mentale, ma mi basterà entrare in sala prove per ritrovare il sorriso. Dovrò tornare a fare sport, perché il fiato sul palco è importante, e poi ragionare sulle luci, le scenografie, la logistica. Insomma, c’è tanto da fare».

Lo scorso anno sei stato uno dei pochi che è riuscito a suonare dal vivo.
«Quando sono arrivato alla fine avrei voluto fare altre cento date, le sensazioni erano amplificate dalle costrizioni precedenti. Non vedo l’ora di ritrovare quell’armonia con la squadra. E poi ci sarà l’Arena di Verona, dove saremo ancora di più, quasi un’orchestra».

Nel 2020 in un video per l’Eurovision hai cantato nell’Arena vuota. A settembre ci saranno i fan.
«Se ci penso mi spaventa: è il concerto più grande che io abbia mai fatto. Poi quando sarò sul palco so che mi sentirò a mio agio, connettendomi con il luogo come ho fatto per quel video magico. Ogni volta che lo rivedo mi emoziono».

Parlando di Eurovision: nel 2020 toccava a te, e la gara è stata annullata. Nel 2021 torna la gara... e l’Italia vince. Ti dispiace?
«Lo ammetto, ho pensato: “Caspita, peccato...”. Ma credo di aver fatto anch’io qualcosa di irripetibile: un video diventato un simbolo in tutto il mondo. Mi spiace per il lato umano della condivisione con altri Paesi, e l’esibizione che avevamo preparato era pazzesca. Ma sono contento per i Måneskin, se lo meritano, hanno un’energia incredibile e una bella testa. L’importante è che vinca la musica».

Tra le date del tour ce n’è una a Fasano, a un’ora dalla tua Taranto.
«Quelle in Puglia sono serate speciali, nel pubblico riconosco gli amici di una vita, i parenti emozionati. È la mia terra. Vengo da uno dei posti più belli d’Italia, nonostante se ne parli sempre per altri motivi».

Sui social hai scritto cose forti a proposito della sentenza sull’ex Ilva.
«Quello che succede a Taranto da 30 anni è inaccettabile, e ora ciò che dicevano fosse “presunto” è sotto gli occhi di tutti. Le ragioni economiche non stanno più in piedi, tutto l’acciaio del mondo non vale una singola vita. L’unica soluzione è chiudere quella fabbrica. Noi tarantini siamo stanchi dei discorsi dei politici, tutto questo va fermato subito».

Cambio decisamente tono: com’è stato tornare a Sanremo da ospite?
«Credo che la mia grande emozione si sia sentita nella voce. Era un Festival difficilissimo, bisogna fare un plauso ad Amadeus e Fiorello. Ma spero che un Sanremo così non si debba fare più».

E musicalmente?
«Bisogna continuare su questa strada, c’è stata una svolta, ora rispecchia la vera musica italiana e i risultati si vedono. Il “coraggio” della proposta vale solo per l’impatto iniziale, poi quando Sanremo parte ci si appassiona anche a chi non si conosceva prima. Mia mamma ora è una fan di Colapesce e Dimartino!».

E tu vorresti tornare?
«È un posto in cui ho lasciato vari pezzi del mio cuore e non metto limiti al futuro però, dopo tanti anni in gara, aspetterei un po’...».

È stato difficile scrivere “L’uomo dietro il campione”, il brano per il film di Netflix su Baggio?
«Baggio è una figura che mi appassiona da sempre, e puoi immaginare l’ansia che avevo. Mi sono affidato ai ricordi. Baggio ha mostrato la sua fragilità, la fatica, il sacrificio, ed è questo che lo ha avvicinato alla gente. Tutti noi ci siamo sentiti Baggio una volta nella vita, quando siamo caduti e abbiamo avuto la forza di rialzarci».

Eri emozionato quando l’hai incontrato?
«Avevo i brividi in testa (ride)! Sono andato in casa sua, non ci potevo credere. Irradia energia e serenità, mi ha messo a mio agio dicendomi che l’ho fatto commuovere. Quando è uscito il brano mi ha telefonato. Sul display del telefono è apparso “Roberto Baggio”! Rendiamoci conto...».

Il 2020 è stato un anno unico per te, ma qual è il tuo sogno per il 2021?
«Ritrovarmi in un enorme festival, ballare tra la gente, abbracciarci tutti sudati. Forse non accadrà nel 2021, ma la mia speranza per il futuro è questa».

Le date del tour

  • 5 luglio Pistoia Blues Pistoia
  • 17 luglio Cavea Auditorium Parco della Musica Roma
  • 31 luglio Notte Rosa Rimini
  • 2 agosto Teatro Sferisterio Macerata
  • 3 agosto Piazzale del Munda L’Aquila
  • 6 agosto Teatro Antico di Taormina (ME)
  • 8 agosto Locus Festival Fasano (BR)
  • 14 agosto Parco dei Suoni Riola Sardo (OR)
  • 19 settembre Arena di Verona
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