Home MusicaDischi in uscitaAlessandra Amoroso per Vivere a Colori: il nostro incontro

Alessandra Amoroso per Vivere a Colori: il nostro incontro

Sorrisi ascolta l'album in anteprima con l'artista. Ecco l'intervista

13 Gennaio 2016 | 08:44 di Alessandro Alicandri

Ci incontriamo in uno studio di registrazione nella periferia di Roma. Quando arrivo, allungo la mano per darle poi un bacio, ma lei all'improvviso mi abbraccia. Ci siamo già incontrati altre volte con Alessandra Amoroso in questi sette anni di carriera, ma non me lo aspettavo. In quello che fa, e nella musica che canta, ti fa sentire sempre a casa. «Partiamo da questo: ieri sono caduta»

Non è esattamente il momento ideale per farsi male, non trovi?
«Stavo facendo le pulizie a casa di mamma e sono inciampata sulle scale. Per evitare che si rompesse l'aspirapolvere nuovo, mi sono fatta un male! (ride)».

Siamo qui per ascoltare «Vivere a colori», l'album in uscita il 15 gennaio e presentato al pubblico in maniera insolita: per prima cosa, ha regalato «Stupendo fino a qui», un brano inedito (scaricabile da Facebook) a tutti i suoi fan, presentato per la prima volta a «Tú sí que vales ». Poi ha annunciato il nuovo progetto discografico senza lunghe attese, poco prima di Natale.

Come mai questa scelta?
«È una semplice strategia anti-ansia. Non tanto per me, ma per chi mi ascolta. Da una parte volevo restituire l'affetto del pubblico ricevuto in questi anni, dall'altra mi piaceva far arrivare tutti all'album senza preoccupazioni da classifica. È il mio modo per riportare tutti alla cosa più importante per me: la musica».

Leggendo il libretto con foto e testi noto subito due nomi nomi piuttosto familiari ma incompleti: T. Ferro e E. Toffoli.

È un caso di omonimia o sono chi immagino?
«Sì, sono loro» sorride. «Posso farti ascoltare prima il brano scritto insieme con Elisa?»

Ascoltiamo «Comunque andare», è un brano ballabile con un testo denso di vita nella sua semplicità. L'interpretazione è emozionante come i brani per cui oggi è così amata, ma nel ritmo c'è una luce nuova.

«Ho conosciuto Elisa nello studio di "Amici" durante la sua esperienza come direttore artistico. L'ho sempre stimata, cantavo "Broken" durante le autogestioni nella mia scuola. In qualche modo, l'ho sempre sentita simile a me».

In che senso?
«Siamo due "matte", nel senso buono del termine, ma questa cosa non si è sempre vista. Che Elisa fosse quell'uragano di divertimento si è scoperto in tv al serale di "Amici". Anche io, nel mio piccolo, sto cercando di far capire chi sono. Quel tratto in comune l'abbiamo portato nei brani realizzati assieme. Mi ha fatto leggere una prima stesura del testo e mi ha detto: 'L'ho scritta pensando alla tua capacità rara di apparire sempre felice, anche quando è difficile. Adesso finiamola assieme'».

E poi c'è Tiziano Ferro.
«L'ho chiamato perché avevo bisogno che ci fosse di nuovo lui, oggi. Il nostro incontro per "Amore puro" è stato il primo passo di un'amicizia che non c'entrava solo con il lavoro. Mi è arrivata la sua versione piano e voce di 'La vita in un anno' e sono rimasta a bocca aperta: le sue parole, come spesso accade, si sono incise subito sulla testa e nel mio cuore».

I tuoi successi più grandi sono per lo più stati scritti da Federica Camba e Daniele Coro, un duo che era meno presente nel tuo precedente album, «Amore puro».
«C'erano in un solo brano e per questo mi mancavano, così qui ci sono in tre. E pensare che odiavo "Immobile", la loro prima canzone che mi ha portato fortuna. Ero abituata a cantare in inglese un genere molto diverso: facevo gospel, amavo Alicia Keys. Le loro canzoni mi hanno fatto capire che potevo cantare l'amore sentendone addosso ogni singola emozione. Il pubblico lo sente, ma a volte ne esco distrutta (ride)».

Dalla recente operazione alle corde vocali, invece, ne sei uscita benissimo.
«Mi sono mostrata allegra in un momento difficile. Solo mia madre, quando ero in ospedale, ha visto per la prima volta quanto avessi paura. Dopo l'operazione parlavo male, pensavo una nota e ne usciva un'altra. Mi sono sentita impotente come Ariel, la Sirenetta della Disney. Con tanto impegno, mi sono messa questa cosa alle spalle».

Tutti vogliono da te la partecipazione a Sanremo e quella ad «Amici» come direttore artistico. Quando avverranno?
«Forse mai. Il punto è che ho un problema di carattere: non sono fatta per buttarmi nella mischia. "Amici" per me è stato bellissimo ma anche doloroso, Maria lo sa. Sento il bisogno di viaggiare, crescere nella musica. Rispetto le scelte di tutti, ma sono scelte personali. Ognuno deve fare il suo percorso, quello che sente giusto per sé».

Ascoltiamo altri brani di «Vivere a colori» e ci salutiamo: il tempo a disposizione è terminato. Prima di uscire, Alessandra mi offre delle pizzette e si assicura che abbia mangiato. Sto per andare via e le chiedo: «Quanto è importante questo album per te, Alessandra?».
Risponde così: «Ho fatto qualche passo indietro per prendere la rincorsa e fare un grande salto. Questo album sono io».