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Annalisa racconta il suo nuovo album «Se avessi un cuore»

«Diciamo che il titolo è una provocazione, sto cercando di far capire che non c’è nulla di sbagliato nel mio carattere introverso»

17 Maggio 2016 | 14:57 di Alessandro Alicandri

«Ho tenuto troppe canzoni nel cassetto per tutti questi anni. Adesso è finalmente arrivato il momento di farvele ascoltare». Quando la incontriamo a Milano, Annalisa è in totale trepidazione. La cantante, lanciata nel 2011 da «Amici», dopo la sua terza partecipazione a Sanremo con il brano «Il diluvio universale» ha aspettato molto, più di tutti gli altri Big, per pubblicare il suo nuovo album. «Se avessi un cuore» arriva nei negozi il 20 maggio e questa volta è pieno di canzoni che portano la sua firma. «Ho aspettato il momento giusto dopo un Festival per me importante e molto strano» dice.

Perché è stato strano?
«Cercavo un ponte tra il mio passato e il mio presente. Era un passo obbligatorio: ero stata su quel palco solo un anno prima, quindi avevo bisogno di portare una ventata di novità. Ho trovato quel ponte con un brano che alla fine sembrava fuori gara, sospeso nel tempo. Il frutto di un ritrovato equilibrio: oggi è tutto come deve essere».

Questo nuovo equilibrio si sente anche nel nuovo singolo «Se avessi un cuore». Com’è nato?
«Ero in macchina e stavo andando a casa dei miei genitori, a Savona. Ascoltavo della musica in una playlist e all’improvviso ho avuto l’intuizione. Sono arrivata e ho scritto subito testo e musica nella mia cameretta. È una canzone leggera solo in apparenza».

Sembra quasi una risposta a chi in questi anni ha detto che hai un carattere freddo.
«Diciamo che è un po’ una provocazione. Sto cercando di far capire che non c’è nulla di sbagliato nel mio carattere introverso. Non sono una cafona, non sono eccessivamente esuberante... alla fine canto per non balbettare».

Nel brano «Quello che non sai di me» racconti te stessa come non hai mai fatto prima d’ora.
«In quella canzone spiego tante cose di me, ma non tutto. Tengo ancora qualcosa per me, e lo farò sempre. So che molti mi potranno capire quando dico che sono una ragazza fragile: tirare fuori quello che ho dentro per me non è mai facile».

La tua timidezza ricorda un po’ quella di Maria De Filippi. 
«Sì, per questo io e lei ci capiamo al volo. Quando mi viene l’ansia è una delle poche persone al mondo in grado di calmarmi, anche solo con un messaggino. Siamo molto simili».

Nell’album hai firmato quasi tutte le canzoni e sei tornata a utilizzare sonorità più elettroniche.
«In queste canzoni i miei fan della prima ora ritroveranno un po’ le mie origini. Negli ultimi anni mi sentivo poco a mio agio con i brani scritti da me, ma crescendo mi sono accorta che portano alla luce la mia essenza. Dopotutto ho cominciato così, come cantautrice. Da oggi e in futuro la mia direzione sarà sempre più personale, è una promessa».

Hai fatto delle modifiche in corsa al disco dopo la fine del Festival?
«In realtà l’album era quasi finito, ma dopo Sanremo abbiamo aggiunto “Used to you”, scritta da Dua Lipa, la cantante di “Be the one”. La canto in lingua inglese ma nell’album ho messo anche un adattamento italiano curato da me, intitolato “Potrei abituarmi”».

Come hai conosciuto Dua Lipa?
«Ci siamo incontrate a Milano perché facciamo parte della stessa etichetta discografica. Lo ammetto, mi sono un po’ innamorata di lei: ha gli occhi che ridono e canta brani di enorme leggerezza musicale e incredibile profondità emotiva. E ha un un’energia unica».

Il 17 maggio a Milano e il 19 a Roma presenti il tuo nuovo album in due concerti-evento... prima che esca nei negozi. È molto inusuale.
«All’estero è una prassi: il pubblico, prima di comprare un disco, ha il diritto di sapere anche come suona dal vivo. Qui ho trovato qualche resistenza, ma alla fine ce l’ho fatta. In questi due concerti canterò tutto l’album alternando le canzoni nuove a quelle già note del mio repertorio». 

Non hai ancora risposto alla domanda più importante: Annalisa ce l’ha un cuore oppure no?
«Eccome se ce l’ho!».