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Biagio Antonacci: «Ho rispettato i sogni che avevo da ragazzo»

Un lavoro cantautorale e consapevole «che va meditato e affrontato»: venerdì 29 novembre esce il suo quindicesimo album “Chiaramente visibili dallo spazio”

29 Novembre 2019 | 12:01 di Giulia Ciavarelli

«La pioggia porta bene per un nuovo disco» esordisce ridendo Biagio Antonacci. È di ottimo umore e lo incontriamo in occasione della presentazione del suo quindicesimo album. Prima della tradizionale ondata di musica natalizia, venerdì 29 novembre esce "Chiaramente visibili dallo spazio", una lunga storia, a tratti malinconica, composta da dodici brani e anticipata dal singolo "Ci siamo capiti male".

«È un album nato dall’intenzione di fare sempre di più il cantautore. Andrebbe ascoltato, meditato e anche affrontato. Ho rispettato i sogni di quel ragazzo di Rozzano che desiderava fare il primo disco, mai avrei pensato di farne quindici e di continuare a creare interesse»: non è propriamente un bilancio, ma in ogni occasione, Biagio si mostra sempre grato a quel pubblico che più di trent’anni fa aveva tra le mani il suo primo progetto discografico. «Durante i concerti mi meraviglio ogni volta nel vedere gli stessi volti sempre in prima fila e nella stessa posizione. Vedo un pubblico adulto, ma anche giovane, che forse è lì grazie a una famiglia amante alla musica cantautorale» aggiunge. In termini di qualità, lo riconosceranno anche i fan più affezionati, questa è l’ennesima prova ben riuscita.

Parlando proprio di concerti, prima nel mese di dicembre e poi a marzo avevamo incontrato Biagio in compagnia della sua amica, complice e collega Laura Pausini, con la quale ha intrapreso una folle quanto esaltante avventura live in giro per gli stadi italiani. Un tour, come ci racconta, che non dimenticheranno così facilmente: «Sapevo che sarebbe stata un’esplosione di vita e gioia, ma non così, non pensavo di affezionarmi ancora di più a Laura come lo ero già prima. Pensavo di averla conosciuta e invece l’ho riscoperta. Andremo fieri di questo progetto per tanto tempo» confessa.

«Per il nuovo album, ho fatto come gli artisti internazionali che, mentre erano in tournée, scrivevano i dischi. La notte a pensare le canzoni nuove»: se il precedente "Dediche e manie" era nato dalla noia, questo è figlio, in parte, di quella forte sensazione adrenalinica che potremmo definire “da palco”. Il primo capitolo, quello più primordiale, della lavorazione dell’album, invece, nasce in studio a Bologna, città adottiva del cantante dove vengono scattate alcune foto, poi inserite all’interno del booklet insieme ai testi.

Sfogliando le pagine, oltre ai musicisti, ci sono i due produttori del disco ovvero Taketo Gohara e Placido Salamone, presenti anche alla conferenza stampa. «Sono sincero: con te non c’è stato mai un momento di noia» ammette sorridendo il primo, mentre è Biagio a raccontare un aneddoto su Placido. «Gli ho affittato la mia casa a Bologna, lo sentivo mentre suonava la chitarra e un giorno gli ho fatto un provino. Sono stato clemente con l’affitto, giusto?» dice ridendo a quello che poi è diventato un’importante compagno di viaggio musicale. 

Biagio torna serio quando si riprende a parlare di “Chiaramente visibili dallo spazio”, in particolare della copertina («È tra le più belle, ne vado orgoglioso») e un titolo che mette in luce un aspetto di forte attualità: «È un sogno, un’illusione. Siamo visibili dallo spazio, da qualcuno che è molto più su di noi, chiamalo Dio, extraterrestre o creatore. So che da lassù ci guardano e osservano ogni tipo di gesto, dal più eclatante al più brutto. Non pensiamo di fare i furbi in quest’epoca, perché siamo osservati e giudicati da tutti» spiega a Sorrisi.

LE CANZONI DEL DISCO

«Esserci, tutto sommato è sempre meglio esserci» sono le prime parole che toccano le corde più profonde di chi ascolta inaugurando un disco costruito sulla continua ricerca di ciò che ci circonda. «Ne “L’amore muore” c’è la disillusione di un uomo, non so chi sia, ma è consapevole di esserci, ama la sua presenza ma è disincantato e stanco» ci dice.

Come cerchi concentrici, i brani allargano piano piano il racconto: da un amore perseguito con dedizione cantato nel primo singolo “Ci siamo capiti male” a “Beata te”, brano indirizzato agli opportunisti che sanno esserci quando hanno bisogno fino a “Per farti felice” dove «l’uomo cerca di amplificare la vita della propria compagna, farla vivere nel verde e avere una figlia di nome Amélie». Segue la vena romantica in “Parigi sei tu” (con l’inconfondibile richiamo della voce di Edith Piaf tratta dal suo classico “Non, je ne regrette rien”), “Averti” e “Ti saprò aspettare” che, a loro modo, sono risposte agli interrogativi condensati nella title track. Ai testi contraddistinti da incanto ed emotività, corrisponde un suono fresco e minimale condiviso con tanti musicisti scelti da Biagio per vestire le sue canzoni: da costruzioni ritmiche che richiamano un suono internazionale, all’intenzione gospel-blues e la partecipazione di un’orchestra che ci stupisce sul finale di “Beata te”.

«Chi sono le brave persone? Le incontro tutte le mattine al bar, sono quelle che vanno al lavoro, fanno crescere i loro figli e non si sentono mai eroi» spiega riferendosi alla traccia conclusiva del disco.

E aggiunge un particolare del suo passato che ritroviamo nel suo modo di porsi, positivo e disponibile, nei confronti degli altri, alcune volte dimenticato da tanti altri colleghi della musica: «Conosco bene il lavoro, sono stato otto anni in un cantiere come geometra, e anche il valore del denaro perché prima non lo avevo e poi l'ho guadagnato nel tempo. Sono un’artista che ha i piedi per terra e questo mi rende nobile dentro. Mi sento una persona che ha visto tante cose».

«VORREI RITROVARE UN DIALOGO INTIMISTA CON IL PUBBLICO»

Dopo essersi esibito negli stadi, Biagio Antonacci ha un sogno che ripete più volte e, come fa notare qualcuno, rimanda di anno in anno: «Mi manca stare sul palco con chitarra e piano raccontando la mia carriera e parlando con i fan. Vorrei fare anche un disco così. Mi piacerebbe ritrovare un dialogo più intimista con il pubblico e, dal vivo, ci stiamo pensando» racconta.

«Ho finito un grande tour e devo capire se cambiare orizzonte o farlo in una nuova veste, magari più teatrale» conclude.

LA TRACKLIST

1. L’amore muore
2. Ci siamo capiti male
3. Beata te
4. Per farti felice
5. Parigi sei tu
6. Ti saprò aspettare
7. Averti
8. Chiaramente visibili dallo spazio
9. La vanità
10. Non è così sbagliato dirsi ciao
11. Tutto non ti posso raccontare
12. Una brava persona