Home MusicaDischi in uscitaBob Dylan, quella volta che suonò a Roma solo per amore

Bob Dylan, quella volta che suonò a Roma solo per amore

Ha realizzato il primo album di inediti da quando ha vinto il Premio Nobel nel 2016. Ecco 12 curiosità su di lui

Foto: Bob Dylan  - Credit: © Klaus-Peter Steitz

19 Giugno 2020 | 09:59 di Enrico Casarini

Finalmente Bob Dylan è tornato con un nuovo album in studio: “Rough and rowdy ways” (cioè “maniere dure e rudi”) esce il 19 giugno. Non è un disco qualunque: è la prima raccolta di sue canzoni inedite pubblicata dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 2016. Insomma, un lavoro da ascoltare con l’attenzione che si deve a un grande poeta. A 79 anni compiuti da poche settimane, Dylan ha messo nel disco tutto se stesso, dalla ballata acustica al blues. E questa è sempre stata la cifra della sua vita: un contenitore dove verità e leggenda, arte e sberleffo, si mescolano continuamente. Come mostrano anche queste 12 curiosità.

Il nome prima di tutto

Bob Dylan nasce Robert Allen Zimmerman. Nel 1962 cambia nome: sceglie Dylan in omaggio al poeta Dylan Thomas (1914-1953). Ma J. Gordon Hylton, un affermato storico, ha sostenuto che l’ispirazione iniziale possa essere stata Bob Dillon, giocatore di football molto amato in Minnesota, lo Stato dove Bob è nato. Per molti fan rimane solo “His Bobness”: Sua Bobbità.

Un repertorio infinito…

Dylan ha composto almeno 600 canzoni e pubblicato 39 album. Ma gli ultimi tre prima di “Rough and rowdy ways”, usciti tra il 2015 e il 2017, erano dedicati a cover di vecchie canzoni americane, da Sinatra ai musical di Broadway.

…e un tour interminabile

“Never ending tour”, ovvero “tour infinito”, è il nomignolo con cui i fan definiscono la frenetica attività concertistica tenuta da Dylan a partire dal giugno 1988: più di 3.000 concerti. Un’etichetta che Bob non ha mai amato.

Ogni sera una sorpresa

Sul palcoscenico Dylan è imprevedibile. Per tre motivi: ama mettere in scaletta canzoni “minori” del suo repertorio; riesce a rendere incomprensibili anche le canzoni più note cambiandone il tempo, l’arrangiamento o massacrandone le parole (le canzoni “dylaniate”); non si sa se suonerà la chitarra, le tastiere o nulla, un po’ per sfizio e un po’ per i suoi acciacchi (un antico mal di schiena e una più recente artrite alle mani).

Il concerto più speciale

Il 27 settembre 1997 Dylan si è esibito di fronte a Giovanni Paolo II a Bologna, durante il XXIII Congresso Eucaristico nazionale. Bob suonò mezz’ora in una serata in cui si esibirono anche, tra gli altri, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Adriano Celentano e Andrea Bocelli.

In Italia inseguendo Suze

La prima venuta in Italia di Dylan fu una questione di cuore e non di musica: arrivò per rivedere la fidanzata Suze Rotolo, che si era trasferita a Perugia per studiare l’italiano. Bob atterrò a Roma il 5 gennaio 1963 e fu subito portato al Folkstudio. Negli Usa stava raccogliendo i primi successi e nel club romano forse cantò un paio di canzoni (con una chitarra prestata da Toni Santagata, si dice). Non si sa neppure se sia riuscito ad andare a Perugia, anche perché nel frattempo Suze era tornata negli Usa. Dylan ripartì il 10 gennaio dopo aver fatto il turista e scritto le canzoni “Boots of spanish leather” e “Girl from the north country”. Il fidanzamento finì nel 1964, ma Suze gli resta abbracciata per sempre sulla copertina del disco “The freewheelin’ Bob Dylan”.

La controversia di Manchester

Dylan nasce cantante folk: voce, chitarra acustica e armonica. Nel 1965 inizia a suonare elettrico nei dischi e dal vivo ed è contestato come traditore. Storico l’incidente del 17 maggio 1966 alla Free Trade Hall di Manchester. Verso la fine del concerto, un uomo gli grida «Giuda!»; Dylan risponde: «Bugiardo!», poi dice alla band «Alzate il dannato volume». Chi urlò «Giuda»? Per anni l’onore è stato attribuito a un certo Keith Butler, poi si è fatto avanti un secondo urlatore: John Cordwell. Il mistero è noto come la “controversia di Manchester”. Lo scambio di battute si ascolta nel disco “The bootleg series Vol. 4: Bob Dylan live 1966, The Royal Albert Hall concert”.

La controversia di Stoccolma

Bob Dylan vince il Nobel per la Letteratura del 2016. La scelta solleva polemiche. Lui comunque non si presenta alla cerimonia del 10 dicembre 2016 “per precedenti impegni”; al suo posto va l’amica Patti Smith. Il cammino verso il Nobel era partito nel 1996, quando Gordon Ball, professore americano di Storia della letteratura, scrisse la prima lettera ufficiale di candidatura.

Il re e io

Dylan e Presley: difficile pensare a due artisti più diversi. Eppure Bob ha spiegato che fu Elvis a fargli venir voglia di prendere in mano una chitarra. Bob avrebbe scritto “Went to see the gypsy” pensando a Presley “imprigionato” nei palcoscenici di Las Vegas. Elvis ha inciso tre classici dylaniani: “Tomorrow’s a long time”, “Don’t think twice, it’s all right” e “Blowin’ in the wind”.

Amato dai pirati...

Il primo bootleg della storia, ovvero il primo “disco pirata”, è “Great white wonder”, uscito nel luglio 1969: un doppio album con una ventina di canzoni.

...e da Pippo Franco

Pippo Franco ha cominciato la carriera come musicista. Nel 1967 divenne il simbolo dei giovani beat italiani tiranneggiati da padri retrogradi cantando “Vedendo la foto di Bob Dylan”.

Un vero maniaco

Centinaia di critici e studiosi hanno ragionato su Dylan. Fra questi c’è A. J. Weberman, che fra gli Anni 60 e 70 passò mesi a rovistare nella spazzatura di casa Dylan a New York per dimostrare quanto si fosse imborghesito. Nel 1971 l’artista, sfinito da questa “persecuzione”, lo aggredì per strada.