Home MusicaDischi in uscitaBoosta: cinque cose da sapere prima di ascoltare “Facile”

Boosta: cinque cose da sapere prima di ascoltare “Facile”

«Tutti quanti meritiamo una colonna sonora»: su tutte le piattaforme dal 30 ottobre, ecco una guida per conoscere meglio il nuovo disco del tastierista dei Subsonica

Foto: Davide Dileo, in arte Boosta  - Credit: © Facebook ufficiale

30 Ottobre 2020 | 16:46 di Giulia Ciavarelli

Da ascoltare soli o in compagnia, mentre si viaggia o nel più assoluto silenzio: "Facile" di Davide Dileo, in arte Boosta, è un disco intimo e interamente strumentale, una passeggiata tra pianoforte ed elettronica che sembra arrivarci tra le mani nel momento giusto.

L’esordio da solista arrivava quattro anni fa con “La stanza intelligente”, e ora il tastierista dei Subsonica ci mostra «la faccia della medaglia che preferisco oggi». Su tutte le piattaforme digitali da venerdì 30 ottobre, è un album dove non ci sono ritornelli da imparare o testi sui quali riflettere, ma un tappeto sonoro sul quale scardinare pensieri ed emozioni.

«Ho immaginato e scritto la colonna sonora del silenzio di chi ascolta questo disco. Un film senza immagini, nel quale ognuno è libero di usare le proprie. Perché la musica è, per definizione, uno strumento. Amplifica, allena, attutisce, protegge e cura» ci racconta il cantautore, prima di farci fare un tour virtuale nello studio torinese dove ha preso vita il suo secondo album.

Ecco cinque cose da sapere prima di immergersi nell’ascolto di “Facile”.

È solo l'inizio di un lungo viaggio sonoro

«Con i meccanismi tipici di una band, tra disco e tour, questa parte della mia carriera sarebbe cominciata tra dieci anni. Quando si è fermato tutto nei mesi precedenti, ho colto l’occasione per sviluppare un progetto, anche di vita. Vorrei che riempisse la metà della mia esistenza» inizia a raccontare Boosta.

A chi domanda il perché di una composizione interamente strumentale dopo un disco come “La stanza intelligente”, ricco di voci e collaborazioni, risponde: «È un album insicuro ma rassicurante, ha delle melodie poco arroganti e si muove delicatamente. Ho scritto anche brani nella loro "forma tradizionale", confesso molto belli, ma ho voluto lasciare spazio al suono perché ne avevo bisogno adesso».

Le uniche parole che compaiono del disco sono i titoli delle liriche, che «sono come la firma sotto un quadro» commenta.

Nasce dall'esigenza di suonare

Per iniziare a sfogliare il racconto sonoro di “Facile”, c’è bisogno di partire dall’inizio: «Non so da dove sia arrivata l’ispirazione, continuo a credere che la musica sia magica. Anzi, la musica strumentale nasce dall’esigenza di poter suonare con l’unico fine di fare qualcosa che ti faccia veramente stare bene. Più passano gli anni e più sviluppo la capacità di emozionarmi da solo: se siamo onesti con noi stessi anche gli altri si emozioneranno per quello che fai».

E aggiunge: «Non voglio fare qualcosa per piacere agli altri ma fare un disco di cui essere fiero».

Il progetto grafico è nato grazie a Instagram

Per rendere efficace un buon contenuto è necessario curare anche la sua forma e per "Facile" tutto è nato casualmente sui social: «Durante il percorso di ideazione del disco, ho scoperto che Instagram può essere utile (ride). Ho trovato il profilo della graphic designer Valentina Ciandrini, e la sua visione pop colorata mi ha conquistato. Sono sempre piuttosto sobrio nell’abbigliamento e l’idea di dare colore è stata come regalare una confezione più bella al progetto» racconta.

«Amo lavorare in solitudine ma, a volte, diventa anche un limite. È importante avere delle persone dalle quali vuoi farti guidare».

È ricco di riferimenti musicali

Il viaggio che ha accompagnato la stesura di “Facile” è stato reso ancora più affascinante dall’ascolto di tanta musica: «Ho sentito molto Erik Satie, Federico Mompou e il lavoro di Giuseppe Chiari, un compositore degli Anni 60 che ho scoperto a una mostra torinese. La grammatica della musica del Novecento era davvero meravigliosa e complessa, ora faccio fatica ad ascoltare quello che c’è, perché mi sembra tutto uguale».

Non mancano riferimenti contemporanei: «Se voglio fare il giovane con le sneakers, allora cito il lavoro di Chilly Gonzales, Arvo Pärt e Jon Hopkins tra elettronica e pianoforte. Un disco che ho amato in questo periodo è The Köln Concert di Keith Jarret».

«In "Autoritratto" c'è tutto quello che mi piace fare in musica»

"Autoritratto" non è solo il primo brano della tracklist accompagnato da un videoclip, nel quale troviamo il musicista insieme alla pattinatrice Valentina Marchei, ma è quello che più lo identifica: «È facile da suonare, ha un buon movimento di bassi, una melodia dissonante e in mezzo un assolo blues. C’è un finale che cresce grazie ad un tappeto di suono che si distorce. È davvero il mio autoritratto musicale» conclude.