Home MusicaDischi in uscitaDear Jack: «La terza vita senza Alessio e Leiner»

Dear Jack: «La terza vita senza Alessio e Leiner»

Dall'8 giugno 2018, il nuovo album. Il primo passo verso un futuro senza rimpianti

08 Giugno 2018 | 11:43 di Alessandro Alicandri

La storia dei Dear Jack, che siate fan o meno, è appassionante come una soap. Molti di voi già la conoscono, ma facciamo un breve ripasso: si sono formati nel 2012 con Alessio Bernabei e il chitarrista Francesco Pierozzi, in un secondo momento sono arrivati poi gli altri membri Lorenzo Cantarini, Riccardo Ruiu e Alessandro Presti.

Questi nomi appena citati non sono musicisti "esecutori" e basta, ma artisti che fin dal primo giorno, fin dalle prime interviste nella scuola di «Amici», hanno sempre parlato con la loro singola voce e con una personalità distinta.

Questo aspetto ha influito sulla loro storia, nel bene o nel male.

La band raggiunge nel 2014 un successo da far girare la testa. Durante la loro partecipazione a «Amici» il sogno diventa realtà: non vincono il talent (vince quell'anno Deborah Iurato) ma collezionano canzoni di successo, due album con un ottimo numero di copie vendute e uno stupefacente calendario di esibizioni nei palazzetti italiani con una produzione da vere star. Tutto era perfetto.

Dopo la loro prima partecipazione al Festival nel 2015, nel quale hanno raggiunto la settima posizione con «Il mondo esplode tranne noi», qualcosa sembrava essere cambiato. Già sul palco di Sanremo, il gruppo sembrava meno coeso, poco motivato.

L'abbandono di Alessio Bernabei (nel settembre dello stesso anno) ha creato una prima grande frattura: il cantante era alla ricerca di una strada solista e in quello stesso momento si è rotta la magia che li aveva portati così lontano.

La band però non si è persa d'animo. Dopo poco tempo ha trovato in Leiner Riflessi (un grande talento nato artisticamente a X Factor) la strada per continuare a fare musica. A Sanremo, pochi mesi dopo quel cambio di formazione, sono emerse le prime fragilità: Leiner non era pronto per un palco così importante e i risultati di quell'esposizione mediatica non sono stati positivi.

Insomma, quel sentiero incoraggiante appena intrapreso era un percorso cieco: Leiner, per divergenze artistiche con la band, abbandona il gruppo a marzo 2017. Uno dei motivi era l'incompatibilità (vocale e di stile) con il repertorio sviluppato con Alessio e l'emergere di un concetto diverso di band con più cantanti e non solo uno. Gli altri volevano fare una cosa, Leiner qualcosa di molto diverso.

Da quel momento, i Dear Jack ufficializzano una formazione a quattro e con voci miste, anzi, con una voce principale, quella di Lorenzo, ma con la libertà di dividersi i brani, un po' come fanno e hanno fatto i Pooh.

L'8 giugno 2018 i nuovi Dear Jack pubblicano l'album «Non è un caso se...». È difficile chiamarlo nuovo disco perché di inediti ce ne sono due, ma è il primo importante passo verso la terza vita della band, sospinta dalla professionalità e esperienza di Federico Zampaglione, il quale ha scritto con loro il primo singolo «Non è un caso se l'amore è complicato» e «L'impossibile». Ecco la nostra intervista.

Vedo che state lavorando con la Sony adesso, è vero?
«Solo per la distribuzione, ma abbiamo lo stesso manager e siamo sempre in Baraonda. Per ora siamo qui e qui rimaniamo».

Come nasce questo album, che sembra quasi un «best of»?
«Quando Leiner è andato via, abbiamo riformulato tutto in una formazione a quattro con un album di soli inediti. Come fanno tutti, man mano che chiudevamo i pezzi, li facevamo ascoltare al nostro manager, Lorenzo Suraci. Un giorno li ha riascoltati, un po' per caso, davanti a Federico Zampaglione».

Poi cosa è successo?
«Federico li ha apprezzati e si è reso disponibile a lavorare con noi. Con lui abbiamo lavorato ai due brani inediti di questo album e a molti altri che vorremmo presentare nei prossimi mesi».

Cosa avete imparato da Federico Zampaglione?
«La velocità di lavoro, il non perdere tempo, la semplificazione dei ragionamenti vorticosi. Andare dritti al punto in modo semplice. Ah, ci ha anche insegnato a tirare pugni con la tecnica della boxe sul tetto di casa sua».

Chi sono i Dear Jack oggi?
«Siamo noi quattro e forse ci sentivamo già in quattro da tantissimo tempo. Gli avvenimenti degli ultimi anni per noi sono stati eventi sfortunati, di trambusto, che hanno fatto a pezzi il nostro nome. Ogni rottura lascia le sue ferite e non è facile rialzarsi in piedi. Oggi siamo qui per far capire che ci siamo ancora e vogliamo fare buona musica».

Non avete pensato di chiamare una nuova voce?
«Appena è andato via Leiner abbiamo ricevuto parecchie proposte, anche di nomi interessanti. Ma non abbiamo voluto ripetere lo sbaglio fatto in passato, cercando in fretta un'altra voce che nemmeno vogliamo».

Rimpiangete il passato?
«Per alcuni aspetti sì, ma volte nella vita non ci si prende, è giusto prenderne atto e andare avanti».

Il periodo dei primi Dear Jack è stato magico...
«Anche per noi. Ci siamo resi conto anche che in questi anni abbiamo fatto tutto troppo in fretta. Ci siamo "sposati" con Leiner senza aver fatto un po' di convivenza, ci siamo presi tanti rischi e le relative conseguenze, ne siamo consapevoli».

Perché non un album di soli inediti?
«Un po' perché sentivamo l'esigenza di cantare i nostri brani senza le voci di Alessio e Leiner, un po' perché questo non è il momento delle band, sarebbe stato un suicidio discografico. Oggi è un momento del tutto diverso».

Che momento è?
«È il momento della musica virale, poco suonata con strumenti veri. In questo senso ci sta facendo molto bene aprire le date de Le Vibrazioni, entriamo in una dimensione che sentiamo nostra. Non vogliamo più inseguire nessuno».

In che senso "dimensione vostra"?
«Ci rapportiamo con un pubblico nuovo, fatto da persone più adulte che apprezzano la musica che tanto successo ha avuto in passato, il pop-rock».

Quali saranno i vostri prossimi passi?
«Immaginiamo un'estate fatta di live, il più possibile. Cerchiamo nuove possibilità, anche Sanremo se ci verrà permesso, perché siamo nella nostra terza vita e stiamo ricominciando tutto da capo ancora una volta. Non sarà facile. Ci servono palchi e orecchie disponibili all'ascolto. Abbiamo ancora tanto da dire. Oggi molto più che agli esordi».