Enzo Avitabile sale sul treno dell’anima

Nel suo nuovo album l’artista napoletano “dialoga” con tanti grandissimi artisti

15 Settembre 2022 alle 08:13

«C'è un arcobaleno di sentimenti. Un disco di inclusione e di accoglienza e questo per me è fondamentale, oggi, in un momento di rigidità generale in cui ognuno resta nelle proprie posizioni, è bello mischiarsi con artisti anche molto diversi da me. Non possiamo vivere anche la musica come se fossimo partiti politici. Non ha senso: tu canti e si crea soprattutto un rapporto, una relazione tra due persone che hanno la stessa passione per la musica. È naturale che trovino la via».

Così Enzo Avitabile descrive il suo nuovo album "“Il treno dell'anima"”, in uscita il 16 settembre. Tra inediti e riletture della sua preziosa discografia, il cantautore, sassosfonista e polistrumentista napoletano, premiato due volte con la “Targa Tenco”, dialoga con grandi artisti, ma soprattutto amici: da Ligabue a Edoardo Bennato, da Biagio Antonacci a Giuliano Sangiorgi, e poi ancora Jovanotti, Boomdabash e i rapper Gué, Rocco Hunt e Speranza. «È un disco venuto fuori per puro divertimento», spiega. «Mentre in altri album ero concentrato sulla mia idea di disamericanizzare il linguaggio e di incontrare la musica sinfonica, questo progetto nasce proprio dalla voglia di fare due canzoni insieme agli amici».

Insomma, un progetto dichiaratamente pop, anticipato dai singoli "“Fatti miei”" (con Antonacci) e “"Salvami”" (con Ligabue), ma non per questo “leggero”: «I testi hanno profondità», conferma Avitabile. «Il pezzo con Speranza (“Famm chiamm sete”), per esempio, è un testo addirittura politico».

Nato a Marianella, quartiere popolare di Napoli, fin da ragazzino Avitabile si è esibito nei club napoletani affollati dai clienti americani. Quindi, diplomatosi al Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, ha iniziato a collaborare con artisti pop e rock di tutto il mondo, da Pino Daniele a James Brown a Tina Turner, ma muovendosi sempre sotto un cielo assolutamente personale, mai comune. Che fosse ritmo afro-americano, la musica antica della pastellessa e della zeza o il canto sacro, ha sempre vissuto nella ricerca di un suono originale, vitale ed essenziale, senza curarsi di mode, tendenze o diktat commerciali. «Mi considero un iniziatore», afferma con una punta di orgoglio. «Ho cominciato a mettere la parola sul ritmo, ho portato in Italia Afrika Bambaataa, e credo di avere seminato bene perché poi il rap ha preso la sua strada. La world music, invece, l'abbiamo cominciata come un'intuizione e ora le classifiche ne sono piene, anche se, in verità, c'è più attenzione su un suono stereotipato. Nella mia musica c'è il passato e il futuro, perché la musica non si fermerà mai. Io, per esempio, collaboro con tanti rapper, il mio suono è multigenerazionale».

Per certi aspetti “"Il treno dell'anima"” si potrebbe considerare l'approdo naturale di una trilogia nata nel 2012 con “"Black Tarantella"”, dove duettava con i grandi maestri della canzone d'autore italiana e non come Bob Geldof, David Crosby, Pino Daniele, Franco Battiato, Francesco Guccini, Raiz, Mauro Pagani, e tanti altri, proseguita nel 2016 con "“Lotto infinito"”, che vedeva, tra gli altri, la partecipazione di Francesco De Gregori, Mannarino, Renato Zero, Caparezza, Daby Touré, Pippo Delbono, Paolo Fresu, Giovanna Marini e tanti artisti africani.

Tanti i momenti di grandi intensità contenuti nel nuovo album, come l'incontro, dopo anni, con Edoardo Bennato in “"Uno di noi”": «È la storia nostra. Ci siamo detti: non cuciamo alcun vestito, usciamo fuori da qualunque idea di noi, creiamo “il suono suonante”». Notevole anche l'Avitabile che canta da solo in “"Angelina"”, dedicata alla sua secondogenita, o in “"E duorme Stella"”, scritta, due anni fa come regalo per la figlia di Giuliano Sangiorgi, e già incisa per la colonna sonora del film “"Natale in casa Cupiello"”, diretto da Edoardo De Angelis e con Sergio Castellitto, tratta dall’'omonima opera teatrale di Eduardo De Filippo. Fino alla finale, liberatoria rivisitazione di “"Soul Express"”, il treno dell'anima, appunto, su cui Rocco Hunt e i Boomdabash cuciono un vestito festoso: «Con loro ci siamo detti: ripartiamo da “"Soul Express"” e c'è stato uno sviluppo, il piolo di una scala che diventa più lunga. È un brano che mi accompagna da sempre».

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