Ermal Meta: «Vi racconto il mio album Tribù Urbana»

Intervistiamo il terzo classificato al Festival di Sanremo 2021 con il brano “Un milione di cose da dirti”. Qui, c'è tutto sul suo ultimo disco

25 Marzo 2021 alle 16:28

Con Ermal Meta non si fanno semplici interviste ma lunghe e interessanti chiacchierate. Dopo tanti anni di carriera emerge sempre un dato non comune: per lui l'album non è “un album”, per lui una canzone è sempre "la canzone".

"Tribù urbana", il suo ultimo disco, non fa eccezione: trova la sua unicità in una freschezza ricercata senza perdere gli elementi che rendono da sempre “un Ermal Meta”, Ermal Meta: il racconto, il significato, la voce, l'emozione.

Facciamo un passo indietro. Prima del Festival di Sanremo dicevi a Sorrisi che non è facile tornarci quando l'hai già vinto. Com'è andata alla fine?
«È stato un Festival meraviglioso. Mi sono divertito tantissimo e ho raccolto molto più di quanto mi aspettassi. Avevo voglia di cantare e avevo voglia di cantare questa canzone, che si presenta come ho già raccontato, senza particolari effetti speciali al suo interno o al mio esterno. Sono andato lì senza pensare alla gara. Ho cantato e l'ho fatto pensando tanto a me».

Dicevi anche che a Sanremo non bisogna andarci solo perché se ne ha bisogno.
«Lo penso ancora. Amadeus mi ha chiesto se volevo esserci e io ho detto "perché no". In fondo Sanremo mi ha dato molto di quello che ho oggi. In passato avrei fatto di tutto per andare su quel palco, sarebbe stato irriconoscente oggi dire "grazie, potrei non averne bisogno"».

Alla fine sei arrivato terzo con "Un milione di cose da dirti". Hai ricevuto il premio "Giancarlo Bigazzi" alla miglior composizione musicale. Il videoclip ti vede in una palla di vetro con la neve.
«Ci sembrava un luogo sospeso, un posto altamente simbolico. È quello che succede con la musica, che rimane lì, senza tempo, anche se dentro cade la neve e fuori c'è un terremoto».

Alla fine la tua palla di neve viene venduta a 9,99 euro, perché?
«È la stessa domanda che ho fatto io al regista Tiziano Russo (ride). Se l'avesse venduta a 2,99 euro sembrava in svendita, se l'avesse messa a 299 euro, magari era un eccesso di vanità. Ci siamo conservati su un prezzo standard».

"Tribù Urbana" è un disco che vira molto nel sound rispetto al passato.
«Ho cercato di fare le cose un po' diversamente. Sai, è un album che nasce in un momento storico strano, è uscito in un periodo di chiusure. Mai avrei potuto fare qualcosa di diverso dall'esprimere quello che sentiamo tutti: un desiderio di libertà, la voglia di andare in giro, magari a un concerto, il bisogno di stare bene».

Non mancano i temi importanti. Nel brano "Il destino universale" parli di Youssuf . È un nome casuale?
«Sì, non mi riferisco a nessuno di particolare. Volevo che quel nome riportasse al mondo mediorientale, raccontando un processo migratorio che ho rievocato dalla lettura di “Ho seguito le stelle” di Gulwali Passarlay. Un lungo percorso dal territorio afgano attraverso la Turchia, la Grecia. A un certo punto il protagonista vede il mare ma non sa nuotare: è costretto a affrontare qualcosa di grande, letteralmente più grande di lui. Così ho pensato a tutte quelle persone che spesso insultano chi fugge per necessità dal proprio Paese di origine dicendo "che stessero a casa loro". Ho pensato al fatto che sicuramente starebbero volentieri “a casa loro” se non fossero in guerra o in situazioni di estrema difficoltà. Nessuno lascia casa volentieri. Poi c'è Marco, Tommaso, storie di persone che ce la vogliono fare... e ci sono anche io, con il mio nome. Mi sono citato, anche se odio farlo, perché sono testimonianza di una guerra personale, di un'esigenza di sopravvivere».

In Nina e Sara invece parli della scoperta della propria sessualità. In questo caso entri nelle vite degli altri su un argomento delicatissimo come l'omosessualità, difficile da trattare anche per chi la vive. Come ci sei riuscito?
«Per questo brano mi sono ispirato alla storia di una mia ex fidanzata di quando ero adolescente. Il nome non è quello della canzone. Era dolcissima, adorabile, ma non ero in grado di comprenderla appieno. Aveva un tormento che alcune volte esplodeva in aggressività. Un paio d'anni dopo la fine di quella storia la incontrai con la sua fidanzata: aveva un altro volto, era felice. Ho pensato che a volte il tormento di una persona omosessuale nasca perché cresce senza gli strumenti per sentirsi libero o libera. Non può sapere che amare un'altra donna o un altro uomo è una delle opzioni possibili. La canzone non parla solo di due ragazze, ma soprattutto di un contesto che nel processo di accettazione secondo me è quasi tutto, perché è proprio lo scenario che permette o impedisce di essere chi si è».

Tra le canzoni più apprezzate dai tuoi fan e dalla stampa c'è “Non bastano le mani”, un meraviglioso pugno nello stomaco.
«Nasce nel 2017, in un momento molto particolare della mia vita. Soffrivo di attacchi di panico: ne avevo tantissimi e a un certo punto ne avevo così tanti, anche prima dei concerti o degli instore, che vivevo malissimo. Stavo sempre male... quella canzone nasce per spronare me stesso a reagire, a cristallizzare le ragioni di quell'ansia e a distruggerla. È stata brutta, ma ne sono uscito. Oggi sto bene».

In questa chiacchierata abbiamo parlato di tanti temi, anche complessi, ma quando si ascolta il disco... la sensazione non è mai “pesante”, anzi. A chiudere questa “magica leggerezza" che permea “Tribù urbana” c'è "Un po' di pace", un brano che di nome e di fatto rilassa, mette in pace con se stessi.
«Penso che non ci sia magia, ma come sempre nella vita è il modo in cui fai le cose che fa la differenza. Parlo di temi difficili ma lo faccio con un forte senso di positività, di speranza anche. Poi credo che la musica abbia il potere di portarti in giro tra pensieri magari anche cupi, spigolosi, ma lo fa a fin di bene, lo fa con una sorta di senso terapeutico. Quest'album quando lo riascolto ricorda un po' la sensazione che ho alla fine di un mio concerto: quando senti di aver detto tutto, espresso tutto, condiviso tutto...ecco, è quello il momento in cui ti senti bene».

Ermal Meta ha chiarito a Sorrisi che "Stelle cadenti" non sarà il suo prossimo singolo. Una curiosità: la città rappresentata al centro del libretto con i testi di "Tribù Urbana" è Osaka, celebre città portuale giapponese.

Seguici