Home MusicaDischi in uscitaFabrizio De André: una raccolta per i 14 dischi “In studio”

Fabrizio De André: una raccolta per i 14 dischi “In studio”

Una maxi-cofanetto con i 13 album incisi dal musicista genovese - da “Volume 1” ad “Anime Salve” - con in più un disco per i singoli e un libro

12 Novembre 2015 | 19:05 di Lorenzo Di Palma


Dopo i live di Fabrizio De André. I concerti 1975/98 uscito nel 2012, sarà disponibile da venerdì 13 novembre, Fabrizio De André. In Studio, una maxi-raccolta, in tempo per le strenne di Natale, di tutti e tredici gli album, incisi invece in studio (appunto) tra il 1967 e il 1996 da Fabrizio De André.

Completano il cofanetto I Singoli, un disco dedicato ai brani mai inseriti in un album originale (Nuvole Barocche, Il fannullone, Per i tuoi larghi occhi, Geordie, Il pescatore, Titti e Una storia sbagliata) e un volume di 196 pagine a colori, curato dalla Fondazione Onlus intitolata al musicista genovese, che raccoglie dichiarazioni, testimonianze di collaboratori, rassegna stampa, testi di canzoni e fotografie in sala di registrazione per conoscere più da vicino gli atteggiamenti e il metodo di lavoro di De André durante la realizzazione dei dischi.

Da Volume 1 ad Anime salve, il libro ricostruisce la genesi e la lavorazione degli album, dando a vita a un dialogo a più voci che comprende amici e collaboratori di De Andrè come, tra gli altri, Gian Piero Reverberi, Franz Di Cioccio, Nicola Piovani, Francesco De Gregori, Massimo Bubola, Mauro Pagani, Ivano Fossati, Franco Mussida, Piero Milesi e Lucio Salvini (suo discografico).

Il libro è suddiviso in tredici capitoli, ciascuno dedicato a ognuno dei tredici album: “Volume 1” (1967), “Tutti morimmo a stento” (1968), “Volume 3” (1968), “La buona novella” (1970), “Non al denaro non all’amore né al cielo” (1971), “Storia di un impiegato” (1973), “Canzoni” (1974), “Volume 8” (1975), “Rimini” (1978), “Fabrizio De André (L’Indiano)” (1981), “Crêuza de mä” (1984), “Le nuvole” (1990) e “Anime salve” (1996).

Foto: La Cover della raccolta con una foto di Luca Greguoli Venini