Home MusicaDischi in uscitaFiorella Mannoia presenta “Padroni di niente”: «Io e Ultimo vediamo il mondo con gli stessi occhi»

Fiorella Mannoia presenta “Padroni di niente”: «Io e Ultimo vediamo il mondo con gli stessi occhi»

Dal 6 novembre, una nuova occasione per ascoltare la voce dell'artista in un album denso di attualità

Foto: Fiorella Mannoia

06 Novembre 2020 | 11:40 di Alessandro Alicandri

È un mondo pieno di nuove consapevolezze di sogni da realizzare quello raccontato da Fiorella Mannoia nel suo nuovo album "Padroni di niente",  in uscita il 6 di novembre. Sono otto brani con otto identità, un viaggio tra temi attuali, sinceri e che portano lontano. Nella conferenza stampa parleremo con lei di questo disco, che coinvolge come sempre autori di grande talento: c'è Ultimo, Amara, Simone Cristicchi e tanti nomi che non sono solo firme del disco, ma amici con visioni di vita comuni. Dopo l'uscita del singolo "Chissà da dove arriva una canzone" (scritta per lei da Ultimo) il prossimo singolo sarà "Padroni di niente". Ecco a seguire tutte le dichiarazioni dell'artista.

Il titolo e la copertina dell'album
«È un album concepito durante il primo lockdown. In quel momento se vi ricordate i nostri pensieri volavano alti, interrogandoci sul senso della nostra vita. Si parlava addirittura di un nuovo umanesimo a scapito del profitto. Anche se poi siamo tornati come prima... sentivamo la coesione come popolo. Ecco, ne parlavamo con Amara, con la quale mi intrattengo spesso tra riflessioni in vita... noi occidentali ci siamo sentiti per tanto tempo padroni di tutto, ma è bastata una minuscola entità cellulare per renderci padroni di niente. Ispirandoci al quadro “Il viandante sul mare di nebbia” e con un lavoro grafico abbiamo rappresentato questa città senza nebbia, tra grattacieli e baraccopoli». 

Il mondo non cambia
«Noi siamo capaci di fare anche cose meravigliose, ma è anche vero che il mondo non si cambia, cambiando al massimo quello che siamo noi e abbiamo attorno a noi. Solo così, piano piano, può cambiare tutto il mondo»

Le difficoltà della carriera
«Non è importante cadere, è importante rialzarsi e io spesso sono caduta. Ho avuto e ho una carriera lunga, un successo costruito piano piano... è stata una costruzione lenta fatta da tante sconfitte inseguendo con caparbietà quello che volevo. Rifarei quello che ho fatto, sbagli compresi».

Come ci sentiamo oggi.
«L'album è stato realizzato in quel momento di lockdown, il primo. È figlio di quel momento in cui pensavamo all'essenzialità, riflettendo sul nostro eccessivo consumo, pensavamo alla società. Questo disco è figlio di quei momenti. Ora siamo una fase di preoccupazione per il futuro, costretti a dover scegliere tra salute e il lavoro, dove la paura è che se non muori di Covid magari muori di fame».

Sul brano "Solo una figlia”
«È parte di un progetto nato nel precedente album con la "canzone sospesa", dove in ogni disco lascio spazio a un ospite poco conosciuto. È un brano che parla di due adolescenti con due destini completamente diversi. Una delle due è una sposa bambina, una piaga per poterla non dico estirpare ma quantomeno arginare. L'altra soffre per la violenza del padre. Olivia XX, l'artista con cui ho collaborato in questa occasione, mi ha detto che è stata ispirata da un'immagine di una mamma con bambina immigrate, purtroppo non sopravvisute. Non è una canzone che finisce bene anche se io tendo a lasciare spesso spazio alla speranza, ma lei mi ha detto che a volte le cose vanno a finire male, e questo va raccontato».

Perché è stato pubblicato in emergenza sanitaria?
«È un po' presto per parlare dei live ma riproporrò l'immagine della copertina come tema. Ci siamo chiesti se fosse meglio far uscire l'album ora o se rimandarlo di qualche mese. So che non si può promuovere in tv, non ci possiamo incontrare. Ma è proprio in questi momenti difficili che dobbiamo ripartire e rimettere in moto la macchina dell'arte e della musica».

Come mai otto brani?
«La scelta di fare meno brani è stata ponderata. Non c'è più tempo di mettere tutto, preferisco avere meno cose se non lo stretto essenziale. L'album è completamente suonato, potremmo farlo domani sul palco».

La musica non è considerata essenziale?
«La percezione è ancora che è "con la cultura non si mangia". Questa china non l'abbiamo mai fermata. In questo modo si perde di vista che la cultura è anche nella musica leggera, che non ho mai capito perché la chiamano leggera... ecco, la musica che ha cambiato generazioni intere, ha cambiato me e tutti voi. Anche io con le mie canzoni ho aiutato qualcuno a crescere, a sviluppare un pensiero critico. Se facciamo passare questo concetto che noi facciamo cose ludiche... è deleterio. Dopo esserci comportati con precisione e rigore nel mondo della musica (l'abbiamo fatto anche con i bauli in piazza), i teatri e i cinema sono stati i primi a chiudere. Noi siamo essenziali quanto il pane che mangiamo».

Dopo il primo lockdown
«Ci siamo dati alla pazza gioia dopo la prima quarantena. L'esempio della politica è stato un esempio di grandi feste e discoteche e adesso lo stiamo pagando tutto il prezzo. Ne siamo usciti non migliorati dal primo lockdown, ci siamo dimenticati anche il motivo per cui siamo stati chiusi... e in politica non è stato dato un buon esempio. Invece di unirsi per cercare soluzioni, hanno continuato a fare opposizione sulla pelle delle persone».

La collaborazione con Ultimo
«Non ho mai chiesto brani su commissione: ci dev'essere un'amicizia, un legame, una visione comune altrimenti è difficile cantare una canzone di una persona che non la pensa come te. Ci siamo conosciuti  a casa di un amico comune, ci siamo piaciuti, ci siamo scambiati le nostre idee. È un ragazzo molto introverso, sensibile ma tanto curioso. Da lì è venuta fuori la canzone. Lui è uno degli ultimi ragazzi di nuova generazione che scrive canzoni e che poi, come tutte le belle canzoni, piacciono trasversalmente, ai suoi coetanei e a noi adulti».

Sul brano "La gente parla"
«Le parole sono importanti e sui social viaggia ogni parola senza nessun ritegno. La gente si permette di dire qualsiasi cosa e di giudicare. Non è la vita vera ma è come su quelle piattaforme si fosse rotta una diga. Ormai è diventata un'enorme melassa dove dentro c'è di tutto ma quello che viene a galla solo il peggio... perché la gente dietro una tastiera e l'anonimato tira fuori le proprie frustrazioni. Se si abbassassero i toni e si cominciasse a scambiare civilmente un pensiero forse qualcosa cambieremmo».

Possibili nuovi singoli
«Dopo "Padroni di niente" potrebbero uscire nuovi singoli come "Olà” o “La gente parla”»