Home MusicaDischi in uscitaFrancesca Michielin racconta a Sorrisi il suo nuovo disco 2640

Francesca Michielin racconta a Sorrisi il suo nuovo disco 2640

Un titolo misterioso che parla di fuga, di coraggio e di rinascita. «Volevo cambiare vita e trasferirmi in Colombia» dice. «Ero in crisi, pensavo di andare a Bogotà per aiutare i migranti che aspettano un visto per gli Usa. Poi però dal disagio è nata una grande energia»

11 Gennaio 2018 | 12:10 di Francesco Chignola

Francesca Michielin arriva all’appuntamento sorridente e trafelata. I capelli raccolti in piccole treccine, indossa un comodo maglione con disegni di montagne multicolori. Ha viaggiato tutta sola dalla sua Bassano del Grappa: «Ieri ho dato un esame al Conservatorio, domani ne avrò un altro» ci spiega. «E poi oggi in treno ho scritto un intero libro!».

Ormai la conosciamo: Francesca non sta mai con le mani in mano. Oggi ci incontriamo per parlare del suo album «2640», in uscita il 12 gennaio. Noi di Sorrisi lo abbiamo ascoltato in anteprima e conosciamo già il significato dell’enigmatico titolo: come spiega una voce femminile nel brano «Comunicare», 2640 sono... i metri di altitudine di Bogotà.

L'intervista a Francesca Michielin

Francesca, perché proprio Bogotà?
«Dopo l’ultimo tour non ero più così convinta di voler fare questo lavoro, ero in crisi e ho pensato di mollare tutto e andare a vivere in Colombia. A Bogotà c’è una missione che si occupa dei migranti che aspettano per mesi e mesi il visto per gli Stati Uniti. Poi ho cambiato idea, ma è nato comunque un disco che parla di evasione, di voglia di scappare, che fa l’elogio dei perdenti e di tutte le cose di Serie B».

Ha rischiato di non vedere la luce.
«È nato da un disagio profondo che poi si è trasformato in energia. In alcuni brani senti quella sofferenza, in altri la rabbia che esce come la lava di un vulcano. E poi ci sono quelli in cui si guarda avanti».

Di chi è la voce che spiega il titolo?
«È una mia carissima amica, Stefania. Vive a Barcellona ma è nata a Bogotà. Mi ha raccontato di una pubblicità locale che dice: “Qui sei 2640 metri più vicino alle stelle”. In “Comunicare” si sentono altre voci: mio fratello che recita un proverbio cinese, un amico che vive in Giamaica. Le persone a me care sono sparse per il mondo, ma ci siamo dati il compito di sentirci vicini con i messaggi vocali».

Ma tu poi hai viaggiato almeno per questo disco?
«Sono stata un mese a Los Angeles negli studi del produttore Michele Canova. È stato un ottimo esercizio: tendevo a riempire i brani di suoni, ho imparato a togliere e lasciare l’essenziale. Ci sono pochi suoni ma potenti e ben definiti».

In «Comunicare» dici la frase: «L’autostima proprio non mi dura». Ma è vero?
«Non ho una considerazione molto alta di me. Quando sei così esposta devi apparire esuberante, ma io sono introversa e timida. La mia famiglia mi ha sempre spronato a tenere i piedi per terra, forse fin troppo. Non sentirmi mai all’altezza, però, mi spinge a fare sempre meglio. Il rischio semmai è strafare».

Chi ti ha aiutato a contenerti?
«Quando sento che sto divagando troppo, vado da Dario (Faini, co-autore di diversi brani, ndr) e gli dico: correggimi il tiro. E poi Edoardo (D’Erme, cantautore noto come Calcutta, ndr) mi ha insegnato a non usare subito tutte le idee buone, ma a lasciarle sedimentare».

Quanto sei cambiata rispetto al disco precedente?
«Totalmente. Non mi sono data limiti: per certi versi lo sento come un primo album. Nei testi non c’è niente di ermetico. A volte sento certe canzoni e penso: ma io queste frasi così elevate non le direi mai, nemmeno alla persona che amo di più. Si possono dare emozioni anche parlando il linguaggio di tutti i giorni».

C’è anche una canzone sul pilota spagnolo Fernando Alonso.
«La mia passione per la Formula 1 è nata grazie a mio fratello, che ha 10 anni più di me e da piccola mi faceva giocare con le sue macchinine. Qualche mese fa, dopo una vittoria di Vettel, ho provato un’enorme angoscia per il povero Alonso e questo suo incredibile talento spesso sprecato. Ritrovo molto di me in lui».

In che modo?
«Abbiamo entrambi un pessimo carattere (sorride). Il suo è uno sport elitario, eppure Alonso viene da una modesta famiglia delle Asturie e suo padre ha fatto molti sacrifici per lui, gli aveva pure costruito il suo primo go-kart in legno. Mio padre è un artigiano, ha fatto il mio primo cavallo a dondolo, e ha sacrificato tutto per farci studiare. Per questo “Alonso” è dedicata proprio a lui».

E quando papà l’ha ascoltata?
«Grandi pianti! (ride). Mi ha persino dato dei suggerimenti sul testo. Visto che lo sentiva un po’ suo, gli ho dato retta».

E il Conservatorio procede bene?
«Sono al quarto anno su sei, con indirizzo “Composizione e orchestrazione”. È dura, c’è l’obbligo di frequenza, ma ce la metto tutta. L’Università, invece, l’ho lasciata: avevo troppe cose in ballo. Ma il mio obiettivo è ancora realizzare musiche per film. Mi sto già esercitando».

Hai visto «X Factor» quest’anno?
«Devo essere sincera: vivo a Milano da agosto e non ho il televisore. E la sera studio. L’unico momento libero che ho sono i viaggi in treno. È la mia nuova filosofia di vita: non ho mai tempo, nemmeno per stare male! Qualche volta però guardo delle serie tv in portoghese».

Ferma, ferma. Portoghese?
«Voglio fare l’Erasmus in Mozambico, ma prima devo passare un test di portoghese. Quindi lo studio di notte, quando non riesco più a fare altro» (ride).

Perché proprio il Mozambico?
«È uno scambio con un Conservatorio locale dove c’è un’altra tecnica di insegnamento del solfeggio. Non so quando partirò, ma starò via tre o quattro mesi».

E la tua vita privata, scusa?
«Non esiste! Persino a Natale ho studiato. Che domanda terribile...».

Ti è mai passato per la testa di portare uno di questi brani a Sanremo?
«No, il progetto aveva già il suo percorso. Ci manca solo Sanremo! Figurati, quella settimana avrò una nuova sessione d’esami...».

Francesca Michielin - Io non abito al mare

Il tour 2018

Il tour di Francesca (per ora 14 date) parte il 17 marzo da Milano, dopo l’anteprima del 16 a Parma. Tra le altre date, il 23 marzo a Torino, il 25 a Bologna, poi il 12 aprile a Roma e il 14 a Napoli. Info e biglietti su www.ticketone.it.