Home MusicaDischi in uscitaGiorgia e il suo album «Oronero»: l’intervista integrale

Giorgia e il suo album «Oronero»: l’intervista integrale

L'artista romana, appena tornata dopo due anni di silenzio, racconta le sue nuove canzoni, la sua vita quotidiana e il suo toccante ricordo di Pino Daniele

Foto: Giorgia  - Credit: © Eolo Perfido

03 Novembre 2016 | 13:19 di Francesco Chignola

La aspetto in una stanza di un modernissimo albergo di Milano per parlare del suo nuovo album appena uscito, «Oronero». Giorgia arriva con pochi minuti di ritardo, con un sorriso sul volto e un'ottima giustificazione: «Da quando mio figlio va a scuola mi sono dovuta abituare a svegliarmi presto, quindi volevo godermela un po'... ma la sveglia non è suonata!» mi dice. Mette un cd di musiche dal sapore indiano («È la colonna sonora del film ?Monsoon wedding?, mi piace tanto» spiega) e fa un altro enorme sorriso, di fronte al quale è impossibile non sciogliersi e sorridere a mia volta. Giorgia è tornata ed è felice, e si vede.

Sei sparita per due anni. Cosa hai fatto in tutto questo tempo?
«Sono successe tante cose. Dopo il tour finito a dicembre di due anni fa sono crollata, come succede quando fai tutto di corsa e all'improvviso ti fermi. Il tuo corpo dice: adesso rilassati un attimo. Ci ho messo un po' a rimettermi in piedi fisicamente. Ma poi ho ricominciato subito a lavorare in studio, ma come un'operaia, con gli orari fissi, arrivando la mattina, cercando di essere rigorosa».

E intanto tuo figlio ha cominciato la scuola.
«Samuel ha iniziato le elementari l'anno scorso. Io vivo come una piccola tragedia questa cosa della sveglia alle 6 e mezzo, perché io comunque la sera non riesco ad andare a dormire presto. Ogni mattina sulla sveglia vedo la scritta ?Ce la puoi fare!?. Già il primo anno è stato un grande cambiamento per noi, sai, le regole, le riunioni di classe? tutto un altro mondo rispetto all'asilo. Emanuel e io ci sentiamo molto responsabilizzati, ma Samuel è un bambino molto attivo, quando esce da scuola dobbiamo sempre inventarci qualcosa e la sera anche lui non vuole dormire? La vita famigliare e della casa mi prende molto, perché mi piace controllare e gestire tutto».

Il processo creativo per l'album è stato più lungo del previsto?
«Proprio mentre iniziavo la fase di scrittura sono successe molte cose, in prima cosa gli attentati parigini, ma anche l'esplosione del dramma dei migranti. Sono cose che mi hanno coinvolto come membro della collettività, in giro vedevi l'angoscia nella faccia delle persone. Forse perché quando hai un figlio vedi le cose in modo diverso, o forse perché non ho più vent'anni, mi sono presa più tempo per rifletterci. Non dovevano essere due anni. Anch'io ho percepito questa cosa di fermami come una mezza follia: di questi tempi non te lo puoi più permettere».

«Oronero» non era la scelta più facile come primo singolo, rispetto a una ballata come «Scelgo ancora te». Eppure è diventato il titolo e il manifesto di questo album.
«È stato il primo pezzo scritto per questo album, Emanuel (Lo, compagno di Giorgia, ndr) l'ha scritta quando ancora stavo lavorando a ?Senza paura?. Volevo che fosse il primo singolo perché è un tipo di pezzo che non ho mai cantato, è quasi da rapper, e mi piaceva l'idea di arrivare con una canzone non scontata, perché poi nel resto dell'album c'è tutto di me, quello che sono stata, quello che sono, e anche quello che mi piace. E non volevo tornare con una canzone su un rapporto a due, ma con qualcosa che avesse un significato più esteso».

Da dove nasce l'idea dell'«Oronero»?
«È una situazione che ci coinvolge tutti, ci muoviamo in un mondo in cui attraverso i social possiamo dire tutto e parlare di tutto, comunicare, confrontarci, però poi c'è una parte di tutto ciò che diventa violenta, quasi per obbligo. È da qui che nasce metafora del petrolio, che in natura non è una cosa cattiva, è una risorsa, ma usata male diventa un'arma, diventa veleno».

Questo è il tuo terzo album prodotto da Michele Canova. Com'è andata?
«Abbiamo lavorato benissimo, lo sento come un disco mio e suo, c'era una grande armonia e lui mi ha affiancato splendidamente. E ci siamo permessi di provare cose fuori dagli schemi. Come nell'arrangiamento di ?Acrobati?, secondo me, che è il più bello del disco. Ci sono tanti stili diversi, ma abbiamo lavorato molto sul suono in modo che fosse coerente, per potere poi spaziare nei generi».

Hai scritto i testi di 10 canzoni su 15. Ti sei messa in gioco ancora più che in passato. Ti senti più sicura di te stessa come cantautrice?
«In realtà ho fatto pace con questa cosa, c'è stato un periodo in cui soffrivo di essere solo ?la cantante?, o meglio ?la cantante romana?. Adesso invece mi piace, mi va benissimo, perché ho imparato a mettere la Giorgia che scrive a disposizione della Giorgia che canta. Una è l'operaia, l'altra è l'artista. Mi sono presa un po' di tempo per non dovermi pentire in seguito, per essere sicura di aver scelto le parole giuste. Ma per me il suono è fondamentale, per fare le mie cose devo avere la melodia giusta».

Ci sono ascolti che vi hanno condizionato?
«Con Michele abbiamo ascoltato tanta musica che funzionava in quel periodo, da cui prendere ispirazione. Era appena uscito Zayn con quel pezzo bellissimo, ?Pillow talk?, oppure Rihanna e Drake. A livello di sonorità il riferimento è quel mondo, anche se poi tutto quello che ascolti ti entra dentro e lo restituisci, dalla musica che passa in radio al soul classico o a questa musica indiana che stiamo ascoltando adesso. Tra gli artisti nuovi mi piace tantissimo India Arie, che ha anche un lato più acustico e più suonato, e abbiamo cercato di inserirlo anche noi. ?Danza? è uno dei pezzi mixati da Luca Pretolesi, un italiano che lavora solo in America con i grandi del pop, perché volevamo quella botta che trovi nei pezzi di Beyoncé, dove la voce è a pari con la ritmica».

Verso la fine dell'album, in «Regina di notte», esplode il tuo lato dance.
«È la mia parte discotecara! C'è sempre stata nei miei album, ma qui siamo andati oltre... Quando Michele mi ha fatto sentire la base, io ho pensato che potesse diventare il continuo de ?La mia stanza?. Cioè, ora sono uscita dalla stanza e sono andata a ballare, tutta bella grintosa. I due autori della melodia sono quelli che hanno scritto ?Run to you? di Whitney Houston, e nel pezzo c'è una citazione, quando dico ?Queen of the night?. Allora ho mandato loro il pezzo e mi hanno detto: ?Guarda che qui non è visto come un omaggio, sembri una pazza italiana che vuole fare Whitney, regolati! (Ride)».

«Per non pensarti» è uno dei pezzi più intimi e sofferti dell'album. Com'è nato?
«Quando ho finito di scrivere il testo mi sono detta: ?Eh vabbè, anche in questo disco ce l'ho messo, un pezzo sulla morte...?. Lo vedo come un proseguimento di ?Quando una stella muore?, però forse stavolta il sentimento è più evoluto. La voglia di non pensarci più è una ribellione a quella mancanza, a quella perdita. La vita e le responsabilità di una famiglia mi hanno aiutato a superare quella sensazione di vuoto e disperazione. Ma la verità è che quella cosa rimane sempre lì, da qualche parte, non passa mai e lo sa chiunque l'abbia provata».

Questo è il tuo primo album da quando è scomparso Pino Daniele. Cosa ti ha lasciato la sua amicizia con lui?
«In ?Per non pensarti? c'è anche un po' di lui. La sua morte per me è stata una mazzata. C'era una vera amicizia tra noi. Con nessuno degli artisti con cui ho lavorato ho un rapporto come quello che avevo con lui, schietto, duraturo. Fin da quando ero bambina lui era l'artista che era avanti nel tempo, quando ho avuto modo di collaborare con lui mi sembrava incredibile potergli stare accanto. Mi ha insegnato tanto, è stato preziosissimo. Nel tempo poi abbiamo mantenuto sempre vivo questo contatto con lui e la sua famiglia, fino all'ultimo ci siamo sempre tenuti in contatto. E poi era fighissimo, un uomo buono, di una simpatia contagiosa, ma anche timido: faceva parte della sua sensibilità. Ancora non riesco a pensare che lui non ci sia. Io glielo dicevo sempre: fai parte della storia italiana, del nostro Dna. Lui rideva, perché era uno che si metteva sempre in discussione. Ancora adesso non riesco a sentire le sue canzoni. L'altro giorno stavo comprando le cose a mio figlio in un negozio, è partito un suo pezzo e io alla cassa cercavo di nascondere le lacrime. Lui diceva sempre: ?La musica che fai è il tuo documento? e aveva ragione, lui resterà sempre. Ma a livello umano mi manca l'idea che lui ci sia, con una chitarra nuova. Diceva sempre: ?Ho una chitarra nuova, devo studiare?. Voleva sempre studiare. E aveva questa filosofia napoletana di leggerezza nei momenti più bui. Mi manca troppo».

Stavolta non ci sono duetti. È stata una scelta precisa?
«In realtà ci abbiamo provato ma non siamo riusciti a concretizzare. Così l'ho preso come un segno del destino. Vivo questo disco come la chiusura di un cerchio dopo ?Dietro le apparenze? e ?Senza paura?, tre dischi con tre facce in copertina, le vedi e... noti come sono invecchiata. Alla fine ci sta che ci sia dentro io e basta».

C'è un brano dell'album che ti ha stupito particolarmente?
«?Vanità? è stupendo, è un pezzo sinfonico ma poi parte la batteria. Ha il mio testo socio-politico preferito, proprio perché non sembra tale. E poi ?Amore quanto basta? mi diverte molto perché è il racconto della mia vita quotidiana: a volte dopo una lunga giornata sogni solo di poter andare a dormire. È il tuo punto di arrivo».

«Sempre si cambia» è scritta da Pacifico. Te l'ha proposta lui?
«Sì ma l'ho scelta subito perché sembra scritta da me, un paio di frasi sono lo specchio di quello che penso della vita».

Qualche anno fa sei stata su Raiuno al fianco di Fiorello. Ti piacerebbe tornare in tv, ora che la tua vita familiare si è un po' assestata?.
«È stata un'esperienza bella e impegnativa. Certo, mi piacerebbe rifarlo, ma sempre con qualcuno accanto, con una figura come Fiore. Stimo tantissimo Laura (Pausini, ndr) perché ha un'energia e un coraggio incredibili, ma io in televisione ancora soffro, non mi sento del tutto a mio agio. Mi difendo troppo, e invece in tv devi essere te stessa. Poi vabbè, se mi metto a dire le mie cose, l'ecologia, il petrolio, mi mandano in Siberia e arrivederci».

La musica è sempre di più nei cuori della gente, ma i dischi non si vendono più come una volta. Questa idea condiziona il tuo lavoro?
«Oggi c'è molta più possibilità di fruire della musica, ricordo che io dovevo andare nel mio negozietto che si chiamava ?Black market? nel quartiere Prati a Roma, e ovviamente ha chiuso, e mi cercavo delle cose alternative, mentre ora accendo il telefono e trovo tutto. Il lavoro delle persone va rispettato, però a me piace che tu possa fruire liberamente della musica, ci sta. Alle vendite non ci penso, a volte semmai ci scherzo sopra... Alla fine degli Anni 90 mi ero preoccupata perché un mio disco aveva venduto solo 220 mila copie... ora si stapperebbero bottiglie tra baci e abbracci e tanti regali! Oggi c'è un nuovo sistema, per cui le cose te le devi sudare, però da una parte è un sistema che ti spinge a lavorare meglio. E poi diciamocela: ce la siamo cercata, abbiamo vissuto per anni con troppa leggerezza».

Senti, ci vai a Sanremo l'anno prossimo?
«Io in gara non ce la farei più, emotivamente. L'ho fatto quando andava fatto. E poi sono come Nilla Pizzi: ho il primo, il secondo e il terzo posto, perché devo andare a rovinare questa bella rosa? Sanremo per me rappresenta una cosa forte emotivamente, quel palco è magico, e sono già stata ospite, se mi dovessero chiamare per fare un giretto? Dai, se mi invitano sto già lì fuori».

L'ultima domanda è molto generica: come stai in questo momento?
«Per chiudere? Sei pazzo? (Ride) Sto come una donna di 45 anni del nostro tempo. Guardo poco indietro, ma mi rendo conto che un pezzo di strada l'ho fatto, adesso cerco di essere all'altezza delle cose belle che ho ricevuto. Non è facile essere una donna e fare questo mestiere quando hai delle rughe, viviamo in un tempo in cui invecchiare è quasi un disonore. Ma si può dare un senso al tempo che passa, il tempo ti dà una visione diversa del mondo, e se riesci a cambiare il modo di vedere le cose vuol dire che la vita è valsa. Anche perché quando te ne vai ti porti via chi eri, e nient'altro. Sono molto grata per tutto ciò che ho ricevuto e che tanti non hanno. Certo, sono un'ansiosa cronica, sempre insoddisfatta, ma in fondo è anche quella la mia spinta vitale. Ti ho risposto?».