Home MusicaDischi in uscitaGli Afterhours presentano «Folfiri O Folfox», intervista

Gli Afterhours presentano «Folfiri O Folfox», intervista

Il 10 giugno esce il nuovo album della band di Manuel Agnelli. Da X-Factor alla perdita del padre, il racconto delle ultime esperienze

Foto: Gli Afterhours  - Credit: © Ufficio stampa

09 Giugno 2016 | 11:07 di Giulia Ciavarelli

Dalle parole degli Afterhours si percepisce una libertà invidiabile e una profonda complicità che si snoda in un racconto personale dalle atmosfere energiche e avvolgenti. È una rinascita a tutti gli effetti: un disco molto intimo, contrastante per la corposa costruzione sonora e incisivo per la profondità dei testi. «Folfiri o Folfox», titolo che riprende i nomi di due trattamenti chemioterapici, è in bilico tra la drammaticità della morte e la forza di ritrovare le energie necessarie per rialzarsi e riprendere in mano la propria vita. Il nuovo orizzonte della band è denso di significato e sfumature rabbiose: l'ulteriore riconferma del ruolo da protagonisti che ricoprono all'interno della scena rock italiana.

Dalla costruzione delle 18 tracce alla partecipazione come giudice ad X Factor: ne parliamo con Manuel Agnelli e Rodrigo D'Erasmo.

Manuel, ora si parla molto della tua presenza ad X Factor: perché hai accettato il ruolo di giudice?
«Vorrei semplicemente portare la mia visione della musica. Ho conosciuto molti ragazzi che vedono la loro partecipazione come un modo per fare successo: sono posizioni umane accettabili ma estremamente pericolose. X Factor dovrebbe rappresentare una tappa importante di un percorso musicale, e sto imparando molte cose anche io. Inoltre, penso di occupare un posto che si libera come artista, musicista e intellettuale. Come faceva Pasolini, è giusto mischiarsi con la gente per portare in giro la cultura e farla arrivare a tutti».

La tua decisione di prendere parte ad un talent non è passata inosservata al popolo della rete, è stata molto criticata. Ti ha colpito la reazione del pubblico?
«Sapevamo già che cosa avrebbe detto la gente, e c'è un conformismo davvero miserabile. Non mi ha fatto male ma mi ha disturbato la mancanza di fiducia: è legittimo avere delle perplessità e fa parte del gioco ma, dopo 30 anni di attività, mi aspettavo qualcosa in più. Mi prendo tutti i rischi e se le cose non funzionano, posso dire di averci provato».

Concentriamoci sul nuovo album, quali sono le principali linee guida?
«Questo è un album ostico, intenso e molto rock. Ci sono momenti di riflessione che derivano dall'elaborazione di un lutto, e il risultato è una forte energia. Ha senso perché racconta le nostre storie: parla della morte e della vita, della malattia e della cura, di rabbia e di felicità. Se il precedente disco era congelato nella sua estetica, ?Folfiri o Folfox? (i due trattamenti chemioterapici a cui si è sottoposto il padre) è caldo e più sentito. Ci tocca in maniera profonda, avevamo bisogno di esprimerci così per arrivare ad una comunicazione più scoperta attraverso l'utilizzo di un linguaggio non comune».

«Folfiri o Folfox» è un disco imponente e profondo nei testi: dopo la perdita di una persona cara, c'è l'evidente voglia di reagire e riconoscere energie nuove.
«La scomparsa di mio padre è stato un avvenimento devastante, non ero abituato e non lo sono ancora ad un mondo senza di lui. Ma è stato anche ?illuminante?: nel mio caso, mi ha costretto a diventare adulto e scegliere le cose veramente importanti. I nostri brani sono oscuri e negativi ma noi musicisti abbiamo una grande fortuna: attraverso la musica, possiamo liberarci dal dolore ed espellere le tossine. Soldi, fama e vendite non sono paragonabili a questo».

La copertina è quasi romantica, come è nata?
«È un'orchidea che stava morendo e che ho curato personalmente. L'idea è di mia figlia Emma: la foto è stata scattata con il mio telefono ed è venuta quasi tridimensionale. Si può dire che è il corrispettivo botanico del disco».

Nella lettera di presentazione scrivi che «vedere la morte ti fa venire voglia di vivere». Com'è il tuo rapporto con il dolore?
«È un legame quotidiano: è nel mio DNA essere una persona molto inquieta, e lo è anche mia figlia. Il dolore non mi fa paura, credo sia naturale e umano viverlo. Ho fatto di tutto nella mia vita per raggiungere una serenità che non mi appartiene e non mi apparterrà mai».

Dopo l'ultimo lavoro discografico «Padania», avete attraversato anni di cambiamenti personali e musicali. Tra questi, una lineup rinnovata con l'entrata nella band di Stefano Pilia (chitarre) e Fabio Rondanini (batteria).
«Con la vecchia formazione, i rapporti erano ormai marci e senza dialogo. Il tour teatrale ci ha salvati dalla volontà di scioglierci ed ha funzionato: questo è un lavoro di grande e profonda complicità, si è creato un legame magico con i miei compagni di avventura. Ora ?navighiamo a vista?, ogni disco potrebbe essere l'ultimo».
Rodrigo: «In questo album abbiamo cercato di sovrapporre le cifre stilistiche di ogni musicista della band, mantenendole distinte ma cercando di amalgamare tutto in un suono il più compatto possibile».

È un disco che stupisce per le sue variegate sonorità: nelle 18 tracce c'è il classico stile Afterhours sporcato da suoni pesanti ma brillanti.
Rodrigo: «Ci piacciono i giochi di contrasto: ci sono sonorità raffinate, avvolgenti e morbide che si accompagnano a quelle più irritanti e abrasive. Abbiamo creato degli ?appuntamenti? attraverso la scelta degli strumenti o soluzioni che hanno compattato il suono rendendo omogeneo».  

Seguirà un tour, cosa ci dobbiamo aspettare?
«Il disco ha bisogno di essere metabolizzato da noi e dagli altri: nelle arene estive faremo un tour più rilassato ma comunicativo e divertente, mentre in inverno ci piacerebbe suonare i nuovi brani nei club».

LE DATE DEL TOUR

08 luglio - Genova, GoaBoa Festival
10 luglio - Avezzano, Kimera Rock Festival
14 luglio - Milano, Market Sound Festival
15 luglio - Torino, Flower Fest
16 luglio - Reggio Emilia, Arema Mirabello
19 luglio - Roma, Rock In Roma
06 agosto - Treviso, Suon di Marca
08 agosto - Lignano Sabbiadoro (UD), Beach Arena
10 agosto - Tindari (ME), Indigena Fest
12 agosto - Ragusa, Castello di Donna Fugata
13 agosto - Lamezia Terme, Color Fest
27 agosto - Empoli, Beat Festival
03 settembre - Cagliari, Arena Sant'Elia